Nuovo blog

Mi sto spostando altrove.

Non faro` una copia di tutto il blog. Scorrero` i vari post e trasferiro` solamente quelli che mi sembrano ancora attuali e interessanti. Purtroppo, i commenti andranno persi… ma penso che potrei rielaborare i post che trasferiro` includendo i commenti e le discussioni che mi sono piaciute.

Mi sposto per alcuni motivi:

  • Ho iniziato ad usare octopress. Mi piace molto il modo in cui ci si lavora e com’e` strutturato. Mi permette di avere controllo sul contenuto delle pagine e degli script e di rimanere slegato da qualsiasi fornitore di spazi. Tutto il lavoro di creazione delle pagine e` fatto in locale al momento della generazione del sito. Il risultato sono una serie di pagine html statiche e javascript, che possono venire caricate praticamente ovunque. Il visitatore non nota alcuna differenza fra questo sistema ed il classico blog in PHP+SQL, tranne che per una velocita` di caricamento molto migliore.
  • IMG: bannerSu wordpress.com ci sono troppi script che tracciano i visitatori. Non posso eliminarli ne’ impedire che ne vengano aggiunti altri.
  • Da un po’ di tempo hanno iniziato ad inserire banner pubblicitari. L’unico modo per far si` che ai miei visitatori non si presentino i banner, e` di sottoscrivere un abbonamento.
  • Voglio fare un po’ di pulizia e ricominciare con un blog che non si trascini dietro sei anni di vecchie robe. O almeno, che si porti dietro solo quelle che al momento mi sembrano piu` interessanti.

Non ho ancora deciso se manterro` questo vecchio blog oppure lo eliminero` dopo aver riportato le cose che mi interessano.

Il blog nuovo e` ancora un lavoro in corso, titolo e sottotitoli compresi. Manca un po’ di personalizzazione ed anche un sistema di gestione dei commenti: per il modo in cui e` fatto, octopress, non li puo` gestire direttamente. Mi dovrei affidare ad un servizio esterno, oppure ad un sistema da far ospitare dove mi possono dare un database e la possibilita` di eseguire script lato server. Voglio trovare un servizio che non tracci gli utenti o lo faccia in modo ragionevole, tenendo i dati per pochissimo tempo e non cedendoli a terzi. Ho trovato anche sei sistemi per commenti statici, che passano attraverso la creazione di un’email da parte del visitatore.

Il sistema piu` diffuso, Disqus, non mi piace dal punto di vista della privacy (vedere anche: Criticism and privacy concerns). Dovro` decidere se rassegnarmi, oppure continuare a cercare una soluzione migliore. Si accettano suggerimenti! :-)

Devo pensarci un po’, perche` potrebbe non aver senso mettere su un sistema complicato, quando un semplice “Chi volesse commentare, puo` scrivermi via email. Mi occupero` di aggiornare i post aggiungendo i commenti arrivati.” sarebbe sufficiente.

L’indirizzo e` http://tichy.github.io

Testimonial involontari

Avviso per gli utenti di Google e Google+.
Venerdi` 11 ottobre e` stato annunciato un cambio di policy. In futuro, Google potra` usare le foto delle vostre brutte facce inserendole nelle pubblicita` di Google Ads.

Sara` attivo come impostazione predefinita. Chi non la vuole, dovra` disabilitarla esplicitamente. Si chiama Opt-out e significa: “Ti tiro una secchiata di vernice, poi ti do un pezzo di sapone dicendoti che, se vuoi, puoi lavartela via. Perche` sono una brava persona e non ti obbligherei mai ad andare in giro verniciato, se non lo vuoi.”

Per gli utenti di Facebook, questo gia` accade, relativamente ai banner che vengono mostrati nelle pagine di Facebook.

Se un giorno, qualcuno si trovera` testimonial involontario di un prodotto contro la dissenteria perché qualche anno prima gli aveva dato un “mi piace”, sapra` da chi andare a lamentarsi.

Cosi`, ognuno avra` i propri cinque minuti di celebrita`. Mentre Google e Facebook faranno quattrini… alla faccia sua. :-P

 

Aggiornamento 16/10/2013: Riporto un articolo su come bloccare questa bella novità. Come impedire che Google usi la tua foto negli spot – ZeusNews

Razzismo e odio di classe – da Anacronismi

Riporto da taccuinoanacronistico

“Sottoproletari dell’identità” (A. Sayad).

Che talvolta il razzismo si combini, fra le altre cose, con un odio di classe, è un fatto che bisognerebbe non stancarsi mai di sottolineare ed esplorare. Questa sinistra combinazione fra classismo e razzismo (e non solo) è approfondita dagli studi intersezionali, che cercano di analizzare le dinamiche delle discriminazioni considerando le categorie sociali non isolatamente, ma appunto nelle loro intersezioni (genere, razza, classe, ecc.). Si tratta di una prospettiva che sembra riuscire a superare il limiti del discorso antidiscriminatorio tradizionale, il quale tende a ipostatizzare una categoria a scapito di altre (benché qualcuno rifiuti la nozione stessa di “categoria”) non riuscendo in tal modo a cogliere del tutto la complessità delle situazioni sociali. La trovo molto interessante e opportuna e intendo approfondirla.

Ho trovato illuminante e decisamente attuale la riflessione di Renate Siebert in Il razzismo. Il riconoscimento negato, Carocci 2004, che ho letto da poco, che dedica un sottocapitolo all’intersezione razzismo e classismo e che voglio perciò ripostare qui. Mi permetto di grassettare alcuni passaggi [pp. 106 - 110]: Continua a leggere

Intuizioni al rovescio

Ci sono situazioni e persone che riusciamo intuitivamente a riconoscere senza capirne razionalmente il motivo. In alcuni casi, ingenuamente, attribuiamo la comprensione all’aver riconosciuto delle particolari caratteristiche nell’oggetto della nostra attenzione. Talvolta, invece, riconosciamo l’essere non grazie ad un’osservazione sua diretta, ma al modo in cui l’ambiente ed altri interagiscono con lui.

Detto cosi` appare certamente banale, ma se chiedessi a qualcuno come fa, in una situazione dove potrebbe esserci un rapporto gerarchico, a riconoscere chi sia il “capo”, molto probabilmente mi sentirei rispondere che e` quello che da gli ordini agli altri. Questo, in molti casi, e` vero, eppure non e` sufficiente. Ci sono situazioni in cui non vi e` una relazione gerarchica cosi` marcata da poter riconoscere chiaramente degli “ordini”. Dunque, si potrebbe dire che, fra tutte le persone, e` quella che chiede alle altre di fare delle cose per essa, indipendentemente dai toni e dall’uso di verbi all’imperativo. Ora e` piu` chiaro, ma secondo me, non e` ancora sufficiente a fare una chiara distinzione. Anche in un rapporto fra pari, infatti, vi sono persone che chiedono ad altre di fare loro qualche lavoro o favore. Si potrebbe aggiungere che il capo e` la persona alla quale gli altri si rivolgono usando un linguaggio rispettoso e sottomesso. Molto spesso e` cosi`, ma esistono molti ambienti in cui non vi e` una tale formalita` nella comunicazione, eppure e` facile distinguere chi sia il capo. Focalizzarsi sul modo in cui gli altri si rapportano con l’oggetto delle nostre attenzione, e` un passo nella direzione giusta. Quello che ho osservato, e` che si tende a considerare, intuitivamente come “capo” quella persona che, tendenzialmente, chiede agli altri di fare cose per lui (siano anche favori), ma al quale gli altri rarissimamente chiedono esplicitamente di fare qualcosa per essi.

Sarebbe interessante provare a capire se quest’intuizione regge anche in ambiti piu` ampi, come quello della politica e cosa, in quei casi, comporta.

Un’altra osservazione e` su che cosa ci da l’impressione della presenza di una coscienza o personalita` in un animale. Anche qua, ci possono essere motivi piu` o meno razionali, ma a me interessa capire cosa, intuitivamente, ci fa sentire quell’animale che abbiamo davanti come dotato di coscienza e personalita`. Perche` certi animali siamo tentati a considerarli piu` come “persone” ed altri meno? Il motivo non puo` che riguardare il modo in cui essi interagiscono con l’esterno. Per farla breve, l’impressione che ho avuto e` che tendiamo a considerare piu` dotati di coscienza e personalita`, quegli animali che sembrano vedere in noi la presenza di una coscienza e personalita`. Quelli che ci danno l’impressione di aver notato la nostra esistenza e che possono interagire con noi, o che riescono a riconoscere la forma di un muso/volto anche in animali molto diversi da loro e che, quando interagiscono, rivolgono lo sguardo verso quel muso o volto (il nostro, ad esempio). Mi era sembrata interessante l’idea che noi attribuiamo una coscienza a chi sembra aver riconosciuto una coscienza in noi. In pratica, quanta “anima” attribuiamo ad un cane, aragosta, ragno, coniglio, delfino, granchio, potrebbe dipendere piu` dal modo in cui vediamo loro guardare a noi, che non da qualche caratteristica statica.

Due casi, secondo me, di percezione legata all’azione.

Outsourcing – Giuseppe Ciarallo

Da A – rivista anarchica n.382

Outsourcing

di Giuseppe Ciarallo

Roma, scuola elementare M. Dell’Utri. Lincoln (Nebraska), Death Row Nebraska State Penitentiary.
Due luoghi diversi, tragicamente legati tra loro.

“Buongiorno, signorina Baio. Prego, si accomodi.”
La giovane donna, leggermente intimorita per l’inattesa convocazione, si accomodò in punta di sedia e con le mani compostamente appoggiate alle ginocchia si preparò mentalmente ad ascoltare la comunicazione del dirigente scolastico.
“Come lei sa, la nostra scuola elementare è stata scelta tra le tante della città per partecipare al progetto internazionale ‘Quick as a flash’, per la promozione dell’attività fisica tra gli studenti, fin dalla più tenera età, e l’individuazione di bambini particolarmente dotati, da avviare, eventualmente all’agonismo. Bene, questo mese la scelta è caduta proprio sui bambini della sua classe.”
La tensione si sciolse d’improvviso e un sorriso illuminò il volto della maestra la quale, faticando a contenere la soddisfazione per l’inatteso evento, si limitò a dire: “La ringrazio, signor preside. I miei bambini si dimostreranno all’altezza della sfida cui sono chiamati.”
“Perfetto, il ministro della pubblica istruzione in persona mi ha or ora annunciato, dopo aver ricevuto pari comunicazione dal governatore del Nebraska, che la gara dovrà partire senza fallo, assolutamente, e sottolineo assolutamente, domani pomeriggio alle ore 15 in punto. Sa come sono fatti gli americani, no? Ci tengono alla precisione assoluta, d’altronde avranno pure i loro buoni motivi. Non si va sulla luna se non si ha la capacità di avere un’organizzazione che funzioni in tutto e per tutto, fin nel pur minimo dettaglio. Quindi siamo intesi. La partenza della corsa dovrà avvenire inderogabilmente alle ore 15, non un minuto prima, non un minuto dopo.”
“Vedrà, signor preside, tutto procederà senza intoppi. Come lei ha disposto.”
“Bene, signorina Baio, può andare. Porti un caro saluto ai bimbi della sua classe e non manchi di spiegare loro l’importanza della competizione di domani. Questo pomeriggio avrà la palestra della scuola a sua completa disposizione, per fare gli allenamenti e, in una specie di eliminatoria, scegliere i sei bambini che nel pomeriggio di domani si cimenteranno nella corsa. Arrivederci e buon lavoro.”
Detto questo, il dirigente senza nulla aggiungere aveva chinato il capo concentrandosi su una carta geografica degli Stati Uniti che ricopriva quasi per intero il piano della scrivania.
La maestra lasciò in punta di piedi la stanza, sussurrando appena un saluto.

Lincoln (Ne) – h. 7:30 a.m. Death Row Nebraska State Penitentiary

Da quando il direttore del penitenziario, con freddo linguaggio burocratico gli aveva comunicato, la sera precedente “Mi incombe il penoso incarico di notificarle che ella dovrà morire domattina alle 8”, Thelonious Coleman non aveva fatto altro che scrivere e poi accartocciare i fogli appena vergati, tant’è che il pavimento era completamente ricoperto di pagine di quaderno strappate e appallottolate. Il condannato si girò appena quando sentì lo schiavardare del secondino che precedette l’ingresso nella cella di padre Sinless, l’altero cappellano della prigione, che chiese al morituro se desiderasse i conforti religiosi per affrontare il grande, definitivo passo. Continua a leggere