Sono sconvolto (dopo “Non si sevizia un paperino” )

Ho appena finito di guardare “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci. Si tratta di un thriller girato nel 1972 e ambientato ad Accendura, un paese (inventato: nella realtà, è Monte S. Angelo, in provincia di Foggia) nel sud dell’Italia. Un paese molto povero, dove la religione e la superstizione hanno forte presa sui suoi abitanti.
È in questo ambiente che hanno luogo una serie di omicidi di bambini. Uno dopo l’altro, tutti morti strangolati. Le autorità del posto, assieme al giornalista Andrea Martelli, interpretato da Thomas Millian, fanno il possibile per trovare una pista.
I primi sospettati sono, come sempre, i più diversi, i deviant, che si discostano dalla “normalità” dell’altra gente: Patrizia, la ricca e disinibita figlia di un imprenditore (la bellissima Barbara Bouchet), unica persona ricca in quel paese così povero, Giuseppe Barra, un ritardato, la Maciara, ovvero la maga, una pazza fattucchiera.

Fin dall’inizio del film, il maggiore indiziato, sembra essere proprio la Maciara (un’altra bellissima attrice: Florinda Bolkan), che costruisce i feticci dei bambini che saranno uccisi, per infilzarli con degli spilloni. Sembra quasi che la sua magia nera funzioni davvero, e anche la superstiziosa gente del paese lo crederà, quando lei stessa si consegnerà alla polizia confessando che aveva dato la morte a quei bambini tramite una maledizione e che lo ha fatto per punirli, perché avevano profanato la tomba dove lei stessa aveva sepolto il proprio figlio neonato (prima scena del film, nella quale, la Maciara scosta la terra smossa che copriva il piccolo scheletro del bambino), nato deforme e si crede, quindi, da un rapporto con il demonio. Colpisce molto il fatto che lei creda di aver davvero ucciso quei bambini, convinta, anche dalla superstizione della gente che la circonda, delle proprie capacità magiche e della propria affiliazione demoniaca.

È difficile non provare pena e desiderio di protezione per quella povera “strega”, intenta a convincere gli altri che è stata lei, a commettere gli omicidi, che è lei, ad essere malvagia, quando, in realtà, per tutta la vita è stata spinta dagli altri a credere di essere una strega, una concubina di Satana. Creano le proprie streghe e poi le uccidono. Una situazione molto simile a quella di un’altra strega, quella che si vede ne “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman. Ed, in entrambi i casi, esse fanno una bruttissima fine, desiderata anche da loro stesse perché rose dalla colpa di essere “creature del demonio”. La strega de “Il settimo sigillo”, viene messa al rogo, mentre Antonius Block, il crociato che ha perso la fede, protagonista della vicenda, la osserva in lacrime. La Maciara invece, viene aggredita e linciata dai suoi stessi compaesani in una scena terribile e commovente.

Ma anche dopo la morte della strega, gli omicidi non si fermano. L’assassino, insospettabile e pazzo (anche se lo spettatore, non mancherà di indovinare chi sia, dopo averlo visto ed aver sentito alcune sue battute), si scoprirà solo alla fine, ovviamente… in un altra scena terrificante, nella quale, la bambina che sarà la prossima vittima, mentre l’infanticida la tiene in braccio per portarla a morire, essa, mostrerà il proprio innocente affetto verso quello che potrebbe essere il suo futuro carnefice.

Il film ha scene forti, molto forti. Sia per le immagini che per le situazioni. Bisogna ricordare che il regista è Lucio Fulci, famoso per le scene particolarmente cruente dei suoi film. L’inizio, con la riesumazione dello scheletrino, fa ben immaginare quello che ci sarà dopo. Non è da tutti girare un film su degli omicidi di bambini, ed infatti, quando uscii, ebbe parecchi problemi con la censura. Per questo, per una scena di nudo della Bouchet, e per via di una forte critica che rivolge alla religione.

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One thought on “Sono sconvolto (dopo “Non si sevizia un paperino” )

  1. Grandissimo film, un vero gioiello nella filmografia – a volte sopravvalutata – di Lucio Fulci: c’è tutto al suo interno, ed il puzzle che si ricompone condanna duramente il bigottismo e l’esasperato localismo di certe zone… da vedere ad ogni costo!

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