Eutanasia, accanimento terapeutico e autodeterminazione

È di ieri la notizia che la cassazione ha infine deciso che la volontà di Eluana Englaro sia rispettata e che le sia permesso di morire, come desiderava nel caso fosse mai caduta in uno stato di coma vegetativo o di malattia senza alcuna speranza di guarigione o risveglio. Suo padre si è battuto e le è stato accanto per tutti i diciassette anni di coma, cercando di difendere e far valere ciò che sua figlia aveva deciso fosse meglio per se stessa. Infine, dopo tanta attesa, il diritto che era suo, le è stato finalmente riconosciuto.
Ho appena letto l’articolo sul blog di Speedwagon e colgo l’occasione per scrivere come la penso io a riguardo.

Ascoltando tutte le opinioni di chi sostiene la vita e l’accanimento terapeutico ad ogni costo, sembra quasi temano che il permettere alle persone di decidere della propria vita, porti quasi sicuramente a spingerli a morire o far morire i propri cari, con leggerezza, senza nemmeno rifletterci, oppure che obblighi i medici od i tutori delle persone in coma irreversibile o affette da malattie dolorose ed incurabili, a porre arbitrariamente fine alle loro vite. Credo sia un pensiero ingenuo. Chi mai prenderebbe con leggerezza una decisione simile? E chi ha mai detto che una persona in coma permanente o affetta da una malattia dolorosa ed incurabile non possa continuare ad essere tenuta in vita perennemente, se quella era la sua scelta espressa quando aveva la la possibilità di farlo?
La questione è tutta qua. Si tratta di dare alla gente la possibilità di scegliere per se stessa. Senza negare nulla a priori.
Chi vuole restare attaccato alle macchine in coma perenne, può benissimo farlo se non ha specificato il contrario quando era ancora cosciente. Al tempo stesso, chi è terrorizzato da questa prospettiva di non vita per tutte le sue buone ragioni (paura di patire un dolore inarrestabile e non poterlo comunicare, paura di pesare sui propri cari, di farli soffrire per tutto il tempo del coma, come in un lutto perenne…), è giusto che possa disporre di farsi staccare la spina, nel caso le sue condizioni siano irreversibili.
Che ognuno possa decidere per se stesso, mi sembra un diritto talmente basilare ed ovvio che pare surreale si scatenino tali polemiche. Il mio corpo è mio e di me soltanto e la mia persona è certamente legata a molte altre persone, ma nessuno dei due è di proprietà di alcuna istituzione, che decida arbitrariamente cosa fare di me senza nemmeno sapere chi io sia e cosa io stia provando.
Se io mi trovassi in simili situazioni, la mia scelta sarebbe quella: se è impossibile curarmi e non c’è alcuna prospettiva futura che io possa uscirne, lasciatemi andare e donate i miei organi, che possano essere utili a chi può davvero essere salvato. Perché per me la vita è tale solo se ha certe caratteristiche, qualità ed esperienze che la rendano degna di essere vissuta. Il semplice funzionamento meccanico del metabolismo, senza l’esperienza della coscienza, od il provare continuo ed inarrestabile dolore, per me, non è vivere.
Chi non la pensa come me, è libero di ritenere che io sbagli, ma sarebbe un errore che pagherei sulla mia pelle e voglio essere lasciato libero anche di sbagliare, come io lascio liberi gli altri di fare di se stessi ciò che vogliono, senza imporre la mia volontà e la mia morale. Nessuno viene obbligato a morire, ma al tempo stesso, nessuno deve essere obbligato al contrario, se quella non era la sua volontà.

Proprio in questi giorni, nonostante il governo non abbia ancora approvato una legge valida sul testamento biologico, è nato un precedente giudiziario che permette, di fatto, il poter decidere di non vedersi imporre l’accanimento terapeutico. Alcuni enti ed associazioni hanno messo a disposizione on-line i moduli da compilare per poter rendere ufficiale e legalmente valida la propria volontà. Questi moduli, una volta compilati, dovranno essere autenticati da un notaio (da segnalare che alcuni notai veneti e fiorentini si sono offerti di autenticare questi atti al costo simbolico di un euro). La scrittura, una volta autenticata, va depositata nella cancelleria del giudice tutalare della residenza o del domicilio e si può far valere per non subire forme di accanimento terapeutico.
I siti che dispongono dei moduli sono:
Forum delle donne giuriste
Associazione Luca Coscioni
Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori
Consulta di bioetica
Libera Uscita
Associazione Gruppo Donne e Giustizia di Modena

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