Riporto a galla questo articolo di Maggio 2009. Lo scrissi dopo aver fatto la scelta vegetariana da qualche anno, in seguito all’ennesima discussione sui motivi che mi hanno portato a questa, per me, razionale scelta. Mi è capitato spesso di rimetterci mano correggendo, ed aggiungendo informazioni ed argomentazioni. Ora vorrei dargli nuovamente visibilità. Attualmente, ho fatto il passo successivo, eliminando dalla mia alimentazione anche i prodotti ottenuti dallo sfruttamento animale, diventando quindi vegan. Il post, tuttavia, è precedente a questo mio cambiamento, anche se, al suo interno, ci sono già alcuni argomenti che potevano farlo presagire.
Mi viene chiesto frequentemente perché io sia vegetariano e se questa mia scelta sia ideologica o per motivi di salute.
La mia, è una scelta etica. Per questo motivo è sempre un po’ imbarazzante rispondere a questa domanda, quando essa arriva, puntualmente, ad ore pasti. Ciò mi impedisce di spiegarmi come vorrei.
Prima di tutto, perché non me la sento, in un momento spensierato, di iniziare un discorsone sull’etica e la natura. In secondo luogo, perché l’esperienza mi ha insegnato che le reazioni di chi ascolta, rischiano di diventare presto sgradevoli ed autodifensive, nonostante io non abbia alcuna intenzione accusatoria.
I motivi di queste reazioni sono facilmente spiegabili: è sgradevole quando viene messo in evidenza che un comportamento diffuso causa del male (ben pochi provano piacere nell’uccisione). Quello che lo rende così sgradevole, perché inaspettato, è che tutto ciò che circonda questo comportamento diffuso, ha il preciso scopo di nascondere ciò che permette di attuare quel comportamento. Si usano infatti termini appositi per nascondere la natura di ciò che si mangia: “Fettine”, “Cotolette”, “Fiorentina”, “Tagliata”, sono nomi che nascondono l’origine di ciò che si ingerisce. Chiaramente, chiunque sa benissimo che la bistecca che sta mangiando, prima di diventare tale, era parte di un animale vivo. Quello che la mente cerca di escludere, è tutto ciò che ha trasformato quell’animale nell’alimento che si sta ingerendo. Ben poche persone, infatti, non proverebbero disagio nell’assistere all’uccisione, alla “preparazione” (altra parola mascheratrice) ed alla macellazione di un animale.
Fino al momento in cui viene fatto notare, le persone non pensano neppure che l’alimentazione possa essere una questione. Si da per scontato il comportamento più diffuso, senza porsi domande. È talmente diffuso, che difficilmente si immagina possa esserci qualcosa di diverso.
Non si ha la sensazione di essere complici di un uccisione quando si mangia una cotoletta (perché, non esiste alcun modo oltre all’uccisione dell’animale originale, per potersene cibare), fintanto che la cotoletta appare spersonalizzata, come un semplice alimento. Non appena l’alimento lascia trapelare in modo più esplicito la sua origine, la percezione di esso cambia. Basti pensare agli alimenti che ricordano maggiormente le interiora, o la forma originale dell’animale: talvolta fanno impressione anche a chi invece mangia “affettati” e “bistecche” in quantità. Non si ha nemmeno la sensazione di concorrere ad un degrado ambientale, che potrebbe causare problemi a tutti nel lungo periodo.
In ogni passaggio della catena alimentare, vi sono degli sprechi di energia. Gran parte di essa, infatti, non si trasferisce da un livello all’altro. Ad esempio, affinché un manzo produca cinquanta chilogrammi di proteine, deve consumare circa settecentocinquanta chilogrammi di proteine vegetali.
Nella pratica, gli alimenti vegetali che vengono consumati dagli animali d’allevamento, per poi venire uccisi e commercializzati come carne, sono di gran lunga superiori alle necessità alimentari di tutti gli abitanti del pianeta. Per permettere agli uomini il lusso di mangiare carne a volontà, vengono quindi sprecate enormi quantità di alimenti, per il solo mantenimento degli animali d’allevamento. Il potenziale nutritivo di tutti quegli alimenti viene quindi quasi interamente perso.
Oltre a questo, l’aumento dei consumi di carne ha causato la modificazione dell’assetto agroforestale e sociale di interi paesi.
Su AgireOra c’è un interessante articolo riguardo all’argomento.
Quanto riportato, è confermato anche dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, il quale sostiene che l’unico modo per passare ad un sistema di vita sostenibile, che non metta in pericolo di vita tutto l’ecosistema, è di iniziare a passare tutti ad uno stile di vita ed una dieta che non faccia uso di prodotti derivati dall’allevamento di animali.
La prima reazione di chi riceve queste informazioni, è di mettersi in difesa, come si fosse stati accusati, ed eventualmente contrattaccare, sdrammatizzando o ridicolizzando l’opinione opposta. In questo modo, si difende il proprio attuale sistema di valori. Se la difesa funziona, non diventa necessario modificarlo, inoltre, si continuerà ad avere un opinione positiva di se stessi.
Questa non vuole essere un’accusa nei confronti dei non vegetariani, ma un’osservazione per rendere comprensibile la loro reazione. Un vegetariano ed un carnivoro, vedono in modo diverso lo stesso oggetto, nonostante ciò che lo costituisce non cambi. Uno da maggior peso alla sua origine ed a ciò che implica, l’altro da maggior peso a quella che comunemente viene considerata la sua funzione. Allo stesso modo, un pittore ed un comune osservatore, vedono in modo diverso un dipinto. :-)
Durante le discussioni fra vegetariani e non, ci sono alcuni argomenti che i non vegetariani sollevano molto frequentemente.
Uno degli argomenti riguarda la naturalità del comportamento onnivoro del genere umano, facendo spesso paragoni con altre specie viventi. Viene detto che esiste una legge naturale, che determina il comportamento degli individui di una specie, i quali devono seguirla in virtù del fatto che la natura li ha fatti in quel preciso modo. Un secondo argomento, solitamente usato per ridicolizzare le tesi dei vegetariani, riguarda il non poter essere certi di cosa abbia una coscienza e provi dolore. Spesso, a fare le spese di questo argomento, sono dei poveri ciuffi di lattuga, o qualche altro comune vegetale, a cui viene sfortunatamente attribuita la capacità di soffrire. :-)
Un’altra ipotesi curiosa, ma radicata negli individui, è l’idea che un vegetariano ideologico, lo debba essere principalmente per questioni spirituali, solitamente legate a filosofie orientali. Ciò, in effetti, è abbastanza frequente, ma non si tratta di una relazione bidirezionale. Ossia: è molto probabile che chi segue una filosofia orientale, diventi anche vegetariano, ma esistono vegetariani ideologici che hanno fatto la propria scelta per motivi completamente razionali, che esulano dalla spiritualità. Cercherò di spiegarvi alcuni di questi motivi. :-)
Voglio iniziare dall’insalata, spiegando perché è molto poco probabile che essa possa provare dolore, definendo anche le caratteristiche che un organismo deve avere perché possa provare sensazioni, per quanto conosca la scienza attuale.
Prima di tutto, si può osservare che la mente e la consapevolezza, sono due caratteristiche che emergono solo in determinate condizioni. La condizione più evidente, è la presenza di un sistema nervoso. Si può notare che più il sistema nervoso è complesso e sviluppato, più l’organismo assume caratteristiche ed atteggiamenti che fanno emergere ciò che noi chiamiamo consapevolezza.
Le sensazioni, come il dolore, appartengono ad organismi che hanno consapevolezza. Il dolore, originariamente, è ciò che mette in allarme l’organismo quando si trova in pericolo di sopravvivenza. Negli organismi più complessi, si è poi sviluppato per venire innescato anche in situazioni meno immediate.
Se ipoteticamente, potessimo sviluppare organismi in grado di supportare una mente, al di sopra di sistemi diversi dall’organico e nervoso, dovremmo supporre anche una eventuale consapevolezza e la possibilità che provino sofferenza. In quei casi, si solleverebbe nuovamente la questione se sia giusto trattare quegli organismi come oggetti o alimenti, oppure se debbano avere un maggior rispetto da parte nostra. È il tipico dilemma del robot o del clone. Sono veramente vivi? Hanno una coscienza? L’averli fabbricati e, soprattutto, sapere in ogni minimo dettaglio come funzionano, ci da il diritto di considerarli degli oggetti da poter utilizzare a nostro piacimento? Oppure l’emergere di un qualcosa di analogo a ciò che solitamente definiamo mente o coscienza, li rende degli individui, e quindi il nostro utilizzarli a piacimento si traduce in schiavitù?
Tornando alla questione principale, possiamo affermare che il nostro bel ciuffo di lattuga sembra non possedere le caratteristiche minime che sappiamo necessarie allo sviluppo di una coscienza. Quindi, l’insalata non può soffrire.
Ora mi voglio concentrare sull’argomento della naturalità.
Prima di tutto, bisogna chiarire che le regole o leggi della natura non sono affatto delle direttive. Quelle che chiamiamo leggi della natura, sono descrizioni che noi abbiamo dedotto dall’osservazione della natura stessa. Sono un frutto dell’intelletto umano. Di per sé, non è possibile in alcun modo agire contro natura. Nel momento stesso che lo facessimo, opereremmo secondo le “leggi” della natura. Tutto ciò che esiste, ed ogni azione, è “natura”.
La cattiva comprensione di questo, può essere causata dal frequente confondere e mescolare ciò che la scienza ha osservato riguardo al fenomeno della selezione naturale, a ciò che la tradizione religiosa ha insegnato riguardo alla creazione. L’errore più frequente di questa curiosa ibridazione, è il pensare che ciò che esiste in natura, sia stato “creato” con uno scopo preciso (parte dell’ipotesi creazionista) e che sia arrivato a quel punto, tramite evoluzione naturale (parte dell’ipotesi evoluzionista).
La realtà, è che in natura, nulla ha uno scopo a priori. Se qualcosa ha delle precise caratteristiche, in un preciso periodo, è perché sono state ereditate da altri individui, i quali, grazie a quelle caratteristiche, hanno avuto possibilità maggiori di vivere e quindi tramandarle riproducendosi.
Penso che tirare in ballo la natura, in discorsi del tipo: “la natura ci ha dato questo, perché ne facessimo quest’uso”, sia solo controproducente, oltre che sbagliato.
La natura non dà nulla. Se un organismo ha determinate caratteristiche, è perché nel processo di selezione naturale, una serie di incroci di individui con alcune determinate caratteristiche ha avuto probabilità maggiori di riprodursi. Non esiste nessuna legge naturale che dia delle specifiche direttive. Ad un animale non vengono “date” determinate caratteristiche perché ne faccia un determinato uso. Le caratteristiche sono frutto di passate concatenazioni di eventi.
Tutti gli individui nascono con differenze (o mutazioni, talvolta), che ne determinano le caratteristiche. Gli individui con le caratteristiche più adatte a vivere in quel particolare ambiente, ed in quel preciso momento, hanno la possibilità, oltre che di vivere, di riprodursi e quindi di perpetuare quelle caratteristiche. La conseguenza di questo, è che l’alimentazione di un determinato animale, è frutto di millenni di selezione naturale. Dall’osservazione di un animale con i canini pronunciati possiamo dedurre solo che i suoi antenati con quella caratteristica, hanno avuto maggiori possibilità di riprodursi di quelli che non la possedevano. Ciò è accaduto, perché in quell’ambiente, nel passato, l’uso dei canini li favoriva rispetto agli altri. Quello che possiamo dedurre da questa osservazione, riguarda solo il passato. Cosa significa per il futuro? Che dovrà usare quei canini? Non è assolutamente detto. Sarebbe esattamente come dire che, avendo noi i piedi e non le pinne, è nostro dovere camminare sulla terra e non nuotare. Se l’uso di quei canini sarà ancora determinante, essi si tramanderanno con maggiori probabilità, in caso contrario no. Inoltre, è risaputo che molte altre specie, nel loro corso evolutivo, hanno cambiato abitudini alimentari. Come si vede, non c’è nessuna predestinazione all’uso. Solamente, si è propensi ad utilizzare gli strumenti di cui si dispone, ma non vi è alcun “obbligo naturale” a farlo.
Inoltre, chi afferma che l’uomo, come specie, sia nata onnivora o carnivora, fa un grossissimo sbaglio. Infatti, fino ad 20.000 anni fa, l’uomo si procacciava il cibo facendo il raccoglitore. 20.000 anni fa ha iniziato a cacciare ed appena 10.000 anni fa ha cominciato a catturare animali per allevarli e sfruttarli. Chi afferma che il vegetarismo nell’uomo sia innaturale, è pronto a fare lo stesso per i nostri antenati di 20.000 e più anni fa?
Parlando di evoluzione, penso che sia corretto citare quanto scrisse lo stesso Charles Darwin.
“La classificazione per forma, funzioni organiche e regime (alimentare) mostra in maniera inconfutabile che il nutrimento normale dell’uomo è vegetale come quello degli antropoidi e delle scimmie, che i nostri canini sono meno sviluppati dei loro e che noi non siamo destinati a competere con le bestie selvagge o gli animali carnivori.”
“Sebbene non sappiamo nulla con certezza circa il momento storico o il luogo in cui l’uomo ha ridotto la fitta coltre di peli che lo ricoprivano, con scarso margine di errore noi possiamo dire che egli visse in una regione calda dove trovò le condizioni favorevoli al frugivorismo che, a giudicare dalle analogie, deve esser stato il modo in cui l’uomo viveva.”
Ora l’uomo possiede un cervello estremamente sviluppato e capacità di linguaggio e quindi di pensiero astratto. Possiede la capacità di costruirsi strumenti complessi, quella di poter prendere decisioni a breve termine e modificare il proprio comportamento senza aspettare la lenta evoluzione biologica. Tutte queste caratteristiche sono frutto dell’evoluzione, al pari di eventuali canini sviluppati ed apparato digerente. Fermo restando che in realtà, l’intestino umano è diverso da quello di qualsiasi specie carnivora e molto meno adatto del loro alla digestione della carne. Ecco perché per un uomo è più semplice che per un leone, poter scegliere di cosa cibarsi.
Grazie all’attuale benestare, dovuto principalmente alla rivoluzione industriale, l’avere o meno canini pronunciati o un apparato digerente con determinate caratteristiche, fa pochissima differenza. La nostra “caccia”, ed il nostro “raccolto”, si limitano all’acquisto del prodotto che preferiamo. Disponiamo sostanzialmente di qualunque genere di alimento possiamo immaginare. Le differenze fisiche, eventualmente, si manifestano in malattie ed intolleranze alimentari, nei casi peggiori, oppure in difficoltà di digestione. :-)
Ho usato la parola “alimento”, ma se fossi una persona che sostiene la tesi delle regole della natura, chiamando “alimento” un animale, darei per scontato che l’esistenza di quell’animale sia subordinata al suo uso come cibo. Dovrei quindi pensare che tutti gli animali di cui ci nutriamo, non esistano come forme di vita con determinate caratteristiche, fra cui una mente ed una consapevolezza (proporzionalmente sviluppate), ma come oggetti di cui servirsi, o almeno, che la loro condizione di esseri senzienti, sia meno importante di quella di oggetto di cui servirsi.
Arrivo quindi alle conclusioni. ;-)
Nella situazione in cui siamo ora, grazie all’intelletto, abbiamo la possibilità di scegliere indipendentemente dagli strumenti ereditati e possiamo razionalmente cercare di prevedere le conseguenze delle nostre azioni. In base a ciò, siamo in grado di elaborare ed adottare il comportamento che riteniamo più lungimirante per il benestare nostro e della nostra specie.
La lungimiranza e l’empatia, ci rendono in grado di costruirci un’etica, che possiamo scegliere se seguire o meno.
Avendo un criterio per stabilire una scala di capacità di consapevolezza degli organismi, possiamo operare una scelta ideologica flessibile, che accetti vari livelli di infrazione dell’etica, a seconda della nostra possibilità di scelta. Ossia: meglio sacrificare un batterio, di una formica, di un gatto, di una scimmia, di un umano, di un intera popolazione. In ogni caso, si distrugge una vita altrui, ma la gravità di ciò è determinabile, perché sappiamo che tipo di vita distruggiamo e che tipo di vita preserviamo.
Sappiamo anche che gli uomini possono nutrirsi evitando la carne. Da un recente studio, svolto su un arco di tempo di dodici anni, risulta che la dieta vegetariana addirittura riduca moltissimo la possibilità di contrarre tumori. Quindi, non è un rimanere sano “nonostante”, bensì un “essere ancora più sano”.
E’ posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.[...]
I risultati di una rassegna basata sull’evidenza hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro. Le caratteritiche di una dieta vegetariana che possono ridurre il rischio di malattie croniche includono ridotte assunzioni di acidi grassi saturi e colesterolo, e più elevate assunzioni di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, prodotti della soia, fibre e fitocomposti.
[Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets. J Am Diet Assoc. 2009;109: 1266-1282.]
Per leggere per intero il rapporto 2009 della American Dietetic Association, andate al seguente link: Diete vegetariane: posizione dell’ADA.
Un ulteriore conferma arriva da uno studio epidemiologico durato ventisette anni e recentemente pubblicato in un libro intitolato The China Study.
Finalmente abbiamo la dimostrazione epidemiologica che un regime dietetico che abusa di proteine animali influisce in modo determinante sulla genesi di molte patologie anche degenerative e gravi come il cancro, il diabete e le malattie cardiovascolari. Anzi. Lo Studio Cina (e altre ricerche prese in considerazione, e a supporto, nel libro) arriva a consigliare un consumo minimo di proteine animali o addirittura la loro completa eliminazione.
Le correlazioni dieta-malattia sono illustrate molto bene nel testo, con tanto di grafici e convenzioni di statistica medica assunte. Un metodo rigoroso assolutamente indiscutibile e che dovrebbe finalmente spingere molti medici e dietologi a discuterne e a prenderne atto. È un testo monumentale che, lo dico subito, ritengo sia stato un dovere pubblicare.
È uno studio di un’ampiezza e una complessità enorme, che sta sollevando un vero polverone intorno alle medicine convenzionali in tutto il mondo.
Da: The China Study: il ruolo dell’alimentazione nella genesi delle malattie su Il Cambiamento
Per questo motivo, data la mia possibilità di scegliere consapevolmente, essendo svincolato da inesistenti obblighi naturali e sapendo di poter evitare di nutrirmi di qualunque animale, pur rimanendo sano ed in forma, decido di non cibarmi di qualcosa che sia frutto di un’azione, l’uccisione, che nella mia etica non posso accettare. Inoltre, sono consapevole che il mio comportamento concorre a diminuire lo spreco di risorse mondiali.
Ulteriori approfondimenti e collegamenti:
Per chi fosse interessato, c’è questo sito molto ben fatto che risponde a molte domande riguardo alla nutrizione: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
Talvolta mi viene chiesto come mi comporterei con lo svezzamento dei bambini. Affermando l’impossibilità di allevare bambini con una dieta vegetariana, si vuole, per sillogismo, arrivare a concludere nuovamente l’innaturalità della scelta vegetariana, insinuando inoltre il sospetto che essa possa essere pericolosa. Invito queste persone a leggere la documentazione presente sul sito che ho appena citato ed in particolare i numerosissimi riferimenti citati nell’articolo: È indispensabile per bambini e neonati assumere carne, uova e latte? Aggiungo questa pagina di consigli della Società Pediatrica Canadese: Vegetarian diets for children and teens
Dall’articolo, infatti, si viene a sapere che gli studi fatti sull’argomento, dimostrano che i bambini svezzati con dieta vegetariana o vegana, da adulti, sono spesso più sani dei loro coetanei onnivori. Per completare, vi riporto questa testimonianza:
I vantaggi per i bambini. L’alimentazione vegetariana è dunque una dieta validissima anche per i più piccoli, soprattutto nei paesi più ricchi, dove un bambino su tre è obeso. A dimostrarlo sono numerosi studi medici italiani e stranieri. Oltre alla ricerca citata da Luciano Proietti, i riflessi della dieta vegetariana sullo stato di salute e sull’accrescimento dei bambini sono stati oggetto di una recente indagine promossa dal Comitato medico-scientifico dell’Associazione vegetariana italiana in collaborazione con la Cattedra di Pediatria dell’Università di Verona. Un gruppo di quindici bambini vegetariani (sin dallo svezzamento) di otto anni è stato confrontato con un gruppo di bambini, scelti a caso, ma della stessa età. I risultati sono stati più che sorprendenti. Bambini vegetariani hanno presentato un livello di assunzione di ferro superiore, anche se bisogna riconoscere che il ferro vegetale è meno assimilabile di quello presente negli alimenti di origine animale. Inoltre avevano valori di colesterolo, trigliceridi e glicemia notevolmente inferiori rispetto agli onnivori. E ancora, più muscolo e meno grassi. Infine, la ricerca ha evidenziato l’assenza di qualsiasi tipo di carenza nutritiva nel gruppo di bambini vegetariani. Perché allora tanto accanimento contro chi sceglie di non nutrirsi di carne? “La verità – spiega il nutrizionista Leonardo Pinelli, docente di Pediatria Preventiva e Sociale all’Università di Verona – è che l’attuale ordinamento didattico delle nostre università non assicura un’adeguata preparazione in materia di alimentazione. La conseguenza è che la maggior parte dei medici non conosce sufficientemente le problematiche legate alla dieta vegetariana. E come spesso accade, quando non si conosce bene una cosa, la si combatte”. E non c’è niente di peggio – aggiungiamo noi – dell’arroganza che nasce dall’ignoranza.
Massimo Ilari e Mimmo Tringale (Aam Terra Nuova)
In questa video-intervista, il vicepresidente della SSNV, Dott. Leonardo Pinelli, Pediatra ed Endocrinlogo, spiega in che misura l’alimentazione vegana si addice perfettamente alle fasi della vita, compresi la gravidanza, la prima e seconda infanzia. Descrive inoltre il panorama italiano dei pediatri vegetariani e dà indicazioni per trovarli. In ultimo esprime la sua opinione sul rapporto alimentazione-psichiatria. Guarda il video.
Ecco una lista di personaggi illustri, del passato e contemporanei, vegetariani: Vegetarismo nel mondo (Wikipedia)
In questo video si vedono una serie di atleti famosi vegetariani e vegani (Carl Lewis è certamente il più famoso): Atleti vegetariani e vegani
Su questo blog, che viene aggiornato spessissimo, troverete molte ricette vegane: Vegan blog:vivere vegan, etica, cucina, ricette. Vedrete che ce ne sarà abbastanza per soddisfare anche i più golosi. :-)
Voglio segnalare anche una bellissima lettera pubblicata sul numero 349 di A – Rivista Anarchica: Vegano perché… ed il dossier sui vegan, pubblicato nel numero 353: Antispecisti quindi vegani.
Se preferite un po’ di spiegazioni spiritose, vi consiglio questo simpaticissimo post: Sono vegetariano perché…
Un altro post, molto bello, che ironizza con acume sulle contraddizioni di molti “intellettuali di sinistra/progressisti”: Hemingway nell’arena
Come bonus, un divertente brano preso dal libro Il ristorante al termine dell’universo, di Douglas Adams. Parte della serie de La guida galattica per gli autostoppisti. :-)
In quella arrivò il cameriere.
- Volete vedere il menù – disse – o preferite conoscere il piatto del giorno?
- Conoscere? – disse Arthur.
[...]
Un grande animale del genere bovino si avvicinò al tavolo di Zaphod Beeblebrox. Era grosso, con occhi acquosi, piccole corna e sulle labbra qualcosa che poteva somigliare ad un sorriso accattivante.
- Buonasera – disse, accovacciandosi in terra. – Io sono il principale piatto del giorno. Vi sono parti del mio corpo che vi interessano particolarmente? – borbottò e farfugliò qualcosa tra sé, si mise in una posizione più comoda e osservò Beeblebrox e gli altri con aria tranquilla.
Arthur e Trillian fissarono l’animale stupefatti. Ford Prefect scrollò le spalle, Zaphod Beeblebrox invece lo scrutò famelico, con l’acquolina in bocca.
- Forse preferite un pezzo di spalla? – disse la bestia. – un bel brasato al vino bianco?
- Ehm, un pezzo della vostra spalla? – disse Arthur inorridito.
- Ma certo, signore – rispose felice l’animale. – Non posso certo offrire la carne di un altro.
Zaphod scattò in piedi e cominciò a palpare con l’aria di apprezzamento la spalla del piatto del giorno.
- Ma anche il posteriore è ottimo – mormorò la bestia. – Ho fatto ginnastica e mangiato un mucchio di cereali, perciò c’è tanta buona carne, qua dietro. – Emise un lieve grugnito, bofonchiò qualcosa tra sé, ruminò un pò, poi riprese il discorso.
- O preferite lo stufato al brasato? – chiese.
- Vuoi dire che questo animale vuole veramente che lo mangiamo? – disse Trillian, rivolta a Ford.
- Io? Io non voglio dire proprio niente – replicò Ford, con sguardo vitreo.
- Ma è orribile! – esclamò Arthur. – E’ la cosa più abominevole che mi sia mai toccato sentire.
- Che cosa non va, terrestre? – chiese Zaphod, esaminando l’enorme deretano dell’animale.
- Che non voglio mangiare una bestia che mi sta davanti agli occhi viva e che mi invita a mangiarla – disse Arthur. – E’ disumano.
- E’ sempre meglio che mangiare un animale che non vuole essere mangiato. – disse Zaphod.
- Non è questo il punto – protestò Arthur. Poi ci pensò un attimo e disse: – E va bé, forse è proprio questo il punto, ma adesso non ho nessuna voglia di pensarci. Perciò mi limiterò a … ehm… mangiare un piatto di insalata.
- Posso esortarvi a prendere in considerazione il mio fegato? – disse la bestia. – A quest’ora dovrebbe essere tenerissimo e molto nutriente, perchè sono mesi che mi sottopongo a una dieta abbondante e ipervitaminica.
- Un piatto di insalata – disse Arthur, con enfasi.
- Un piatto di insalata? – grugnì l’animale, rivolgendo ad Arthur un’occhiata di rimprovero.
- Non vorresti mica dirmi per caso che faccio male a prendere un insalata? – disse Arthur?
- Bè – disse l’animale – conosco molte piante d’insalata che non esiterebbero a rispondervi di si. Ed è proprio per questo che alla fine, per porre un rimedio al problema, si è deciso di allevare un animale che volesse veramente essere mangiato e fosse in grado di dirlo chiaramente, senza mezzi termini. Ed eccomi qua, infatti. – Fece un piccolo inchino.
- Allora io prendo un bicchier d’acqua – disse Arthur.
- Senti, – disse Zaphod – vogliamo mangiare, non filosofare, Quattro bistecche di prima qualità. E in fretta. Sono cinquecentosettantasettemila milioni di anni che non mettiamo qualcosa sotto i denti.
L’animale si alzò faticosamente in piedi, con un lieve grugnito soddisfatto.
- Un’ottima scelta, signore, se mi consente. Davvero ottima. Vado subito a spararmi.
Si girò e strizzò l’occhio ad Arthur con aria amichevole.
- Non preoccupatevi, signore – disse. – Sarò molto umano con me stesso.

articolo bellissimo ed esauriente, lo dico da carnivoro poco convinto (ma sempre carnivoro, lo so).
Io capisco il tuo disagio quando dici:
“Prima di tutto, perché non me la sento, in un momento spensierato, di iniziare un discorsone sull’etica e la natura. In secondo luogo, perché l’esperienza mi ha insegnato che le reazioni di chi ascolta, rischiano di diventare presto sgradevoli ed autodifensive, nonostante io non abbia alcuna intenzione accusatoria.”
E’ un disagio che ho provato di recente, per esempio, di fronte ad un’affermazione come “se i neri sono indietro, un motivo ci deve essere”, che presuppone un’intrinseca diversità biologica. Chi ha voglia di mettersi a fare il saccente, magari ad una cena, e elencare gli argomenti che smontano questa fesseria (penso, per esempio, alle conclusioni di “Armi, acciaio e malattie” di Diamond)? L’alternativa è stare zitto e ingoiare il rospo, e spesso lo faccio, ma dio se è frustrante.
Personalmente preferirei morire che rinunciare alla carne. Il mio amore per la carne è di gran lunga superiore al senso di colpa che ho nel pensare che è stata tolta una vita per sfamarmi. Inoltre a me non piacciono le verdure.
Sono cattivo? Forse sì. Ma mentre addento una fiorentina grondante sangue, capisco che ne vale decisamente la pena.
E’ vero. A volte capita di trovare persone con delle idee sbagliate (spesso, come dici, sono idee razziste), ma talmente radicate che diventa difficilissimo discuterci. Specialmente se sono persone che si conosce da un po’, è molto complicato.
Anch’io, all’inizio, ero un carnivoro poco convinto. Poi ho deciso di cambiare fregandomene di quello che avrebbero detto gli altri. ;-) Se già si è poco convinti, una volta fatta la scelta vegetariana, ci si sente molto meglio con sé stessi.
PS. Grazie per aver letto l’articolo che, ammetto, mi è venuto piuttosto lunghetto… :-)
Sono scelte che ognuno può decidere di fare, oppure di ignorare. Non è una questione di cattivi o buoni, ma di coerenza. Cioè, se a me importa della vita degli animali e dell’uso consapevole delle risorse, prima o poi mi troverò ad affrontare anche questa scelta.
Come potrei dirmi preoccupato riguardo all’ecologia della Terra, protestare contro la caccia sportiva, contro l’uccisione di animali da pelliccia ed il maltrattamento o l’abbandono di animali domestici, se io stesso non agisco in modo che il mio comportamento non sia una concausa di crudeltà analoghe?
E sono cose che, per me, valgono di più del piacere momentaneo. Che poi, molti pensano di dover rinunciare ai piaceri del palato, ma non è affatto vero. Si tratta solo di cambiare gusti. Ci sono talmente tante ottime ricette prive di derivati animali, da perdersi. (vedi qua: http://www.veganblog.it/) Il vegetarianismo non è nato ieri (già Pitagora lo era) ed in questi anni è in costante aumento. :-)
Io detesto la violenza gratuita sugli animali, come l’abbandono, la tortura, la vivisezione, le battaglie clandestine, la compravendita illegale….però mangio carne. Secondo me è perfettamente conciliabile la cosa dal momento che un allevamento, se risepetta le norme, non maltratta gli animali, semplicemente li alleva e poi a un certo punto li uccide, ma senza violenze gratuite, ma per pura necessità (ossia vendere la carne). Certo, l’ideale sono gli allevamenti biologici, in cui la qualità della vita della bestiola è la migliore possibile, però non è realistico standardizzare gli allevamenti in questo senso, sarebbe utopia.
Ancora meglio , poi, sarebbe mangiare solo cacciagione, o pescato.
per me nessuna di queste sono violenze gratuite, ma semplicemente la risposta ad una necessità umana, ossia quella di mangiare carne. O per lo meno, la necessità di molti, io compreso..personalmente infatti considero la carne una necessità, dal momento che, davvero, non amo per nulla i vegetali, e per me sarebbe una sofferenza improponibile dover rinunciare in toto alla carne.
e poi scusa… se arriva un hippie che va in giro solo a piedi o in bici, e ti dice che puoi tranquillamente rinunciare anche tu come lui all’auto, o alla moto, perchè consumano e inquinano troppo e che distruggono il pianeta, e che se questa cosa non ti tange allora non dovrebbe tangerti “in toto” il problema dell’inquinamento e del global warming, non dovrebbero scandalizzarti i troppo pochi sforzi che fanno i capi di stato nel contrastare le emissioni di CO2, ecc ecc. tu che rispondi? che cosa fai? Gli dai ragione? non credo… Ti fai convincere e smetti di andare in auto o in moto? impossibile, è una necessità! ma in fondo potresti modificare la tua vita in modo da diventare un individuo ad impatto zero, abbandonare casa e lavoro e trasferirti in una tenda, coltivare la terra! ma è palese che questo non lo farai, come non lo farei io, come non lo farebbe nessuno.
Mangiare carne fa parte di me. Di più… fa parte della nostra società, da sempre. Per me smettere con la carne sarebbe (quasi) come per un individuo comune, “smettere” di usare auto o moto… Come l’individuo comune non potrebbe mai rinunciare completamente all’auto (ma poi l’auto è solo un esempio, il discorso potrebbe estendersi a qualsiasi cosa compriamo e consumiamo, poichè comporta sempre un inquinamento ECO-INSOSTENIBILE), io non potrei mai rinunciare alla carne, poichè troverei inconcepibile il cibarmi solo di cose che non mi piacciono (o mi piacciono poco) come le verdure.
Supponendo anche che vivano dignitosamente, sostituiresti delle persone agli animali negli allevamenti?
E comunque, se vuoi mangiarne la carne, devono per forza passare attraverso la macellazione, con tutto quello che ne consegue.
Mi sembra quasi come quella barzelletta che dice: “Camion di bestiame si ribalta sull’autostrada. Nessuna grave conseguenza per i 100 maiali, che hanno potuto proseguire incolumi verso il mattatoio.”
Io penso che un’uccisione sia tale indipendentemente dal modo in cui la si fa. Se fossi un killer ed ammazzassi le mie vittime solo dopo averle anestetizzate, questo non trasformerebbe i miei omicidi in atti caritatevoli.
Ti invito a leggere questa indagine: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=512
Gli allevamenti da fattoria felice dei cartoni animati sono molto rari e penso che pochissime persone di quelle che consumano carne, pur tirando fuori l’argomento, vadano poi veramente a verificare l’origine di ciò che mangiano. Anche nella fattoria felice, comunque, quando la mucca smette di dare latte e la gallina di fare uova, vengono uccise. E NON per mangiarle, ma perché non ha COMMERCIALMENTE SENSO mantenerle in vita. Perché usare le proprie risorse per mantenere un animale che non produce più nulla? Si tratta quindi, anche in quel caso, di una vita di prigionia e sfruttamento che culmina con una soppressione.
Parlando di allevamenti intensivi, invece: http://www.lavocedeiconigli.it/vegetariani-veg.htm#ALLEVAMENTI%20INTENSIVI
“…per le mucche da latte è una vita di sofferenza, sono stremate dalle continue gravidanze indotte da somministrazioni massicce di ormoni, sofferenti da infiammazioni mammarie per le continue mungiture, private dal contatto dei loro simili, fecondate artificialmente, alimentate come se fossero carnivore fino a diventare “pazze”, e all’eta’ di circa 4 anni abbattute senza mai aver visto la luce del sole…
Le “galline ovaiole” vengono allevate in batteria e imprigionate in uno spazio piccolo, private delle estremita’ delle ali e del becco ed alimentate con farine ottenute dalla “soppressione” dei pulcini maschi (triturati vivi in apposite macchine o soffocati a migliaia in sacchi della spazzatura). Forzate da un intensa luce artificiale a produrre uova senza sosta, dopo circa un anno e mezzo vengono uccise perchè non piu’ efficienti.”
Ma ripeto: quanti di quelli che fanno la distinzione fra allevamento “biologico” ed allevamento intensivo, alla prova dei fatti, verificano da dove proviene ciò che acquistano?
E come chiameremmo l’allevamento, se al posto degli animali ci fossero delle persone?
Alla fine si tratta di percepire gli animali come oggetti che esistono principalmente in funzione nostra, della nostra gola, lusso o vanità.
La carne non è veramente una necessità vitale. Si può vivere senza, se si ha a cuore la sorte degli animali e si vuol essere coerenti con se stessi.
La prove di quello che ho appena scritto, le trovi abbondantemente nel sito http://www.scienzavegetariana.it/ che avevo segnalato nel post, e nella lista di “testimonial” illustri.
Il fatto è, che non si può affermare di interessarsi alla vita ed alla dignità degli animali e contemporaneamente essere concausa del loro sfruttamento e della loro morte. E si è concausa perché il consumo genera richiesta di merce e ne alimenta quindi il mercato.
Considero più coerente una persona che dice di voler mangiare carne dicendo di non interessarsi affatto della condizione di vita e della morte degli animali.
all’hippy dell’esempio darei certamente ragione pur essendo consapevole che la società ci impone certe cose che possono andare contro la propria etica. ma come per la scala di cui ho parlato nell’articolo (se siamo a rischio vita io ed un gatto, preferisco preservare la mia di vita), c’è una scala di possibilità anche per i trasporti e la sostenibilità ecologica. fra il prendere abitualmente il SUV per andare dal panettiere ed il trasferirsi in una comunità di Amish, ce ne sono di sfumature!
la tradizione e le abitudini devono essere messe in discussione, quando si cercano razionalmente delle soluzioni. in caso contrario, il rischio è di rimanere bloccati dall’inerzia e dal dogmatismo.
razionalmente e scientificamente è stato dimostrato che il consumo di carne e derivati animali non è essenziale per vivere in modo sano. addirittura è stato evidenziato come l’evitare il consumo di carne e derivati animali prevenga l’insorgere di molte malattie (specialmente tumorali e cardiovascolari. vedi l’articolo linkato nel post). le alternative esistono, ed è possibile, oltre a sostituire il bersaglio della propria golosità con altro, anche vivere in modo ancora più sano.
se si consuma ancora carne è solo per abitudine, gola, poca conoscenza e diffusione delle alternative, e disinteresse.
avevo messo il link ad un sito che raccoglie ricette vegane, ora aggiungo anche questo: http://www.muscolodigrano.biz/
so che si potrebbe pensare che si tratti di palliativi sfigati. in realtà, sono proprio cose diverse. non vedo perché non voler fare il tentativo di provare qualcosa di nuovo. il rischio maggiore che si corre è di prenderci gusto e poi doversi trovare a parlare per ore e scrivere post chilometrici per spiegare agli altri tradizionalisti i motivi della propria scelta.
ma dopo aver letto tutto il mio papiro, si partirebbe decisamente avvantaggiati. :-)
Continuo a credere che vi sia poca differenza con l’esempio del trasporto su auto… ok, è vero che ci sono sfumature, però come non è una vera e propria necessità quella di mangiare carne, ma smettere di mangiarla comporta soltanto un (almeno iniziale) grosso sacrificio (rinunciare a una cosa che si adora è molto difficile, almeno per me), così anche l’uso dei mezzi di trasporto altamente inquinanti non è in fin dei conti una vera necessità (basta usare altri mezzi). Smettere di usarli è un (almeno iniziale) grosso sacrificio, perchè ormai siamo pigri e preferiamo la comodità…
ma potrei anche riconoscere che in generale probabilmente hai ragione, la nostra società prevede “per forza” l’uso dell’auto e la rende forse una necessità molto più di quanto lo sia mangiare carne.. Ok.
Allora modificherò leggermente l’esempio e lo renderò ancora più calzante ponendoti questa domanda:
So che sei un appassionato di moto… Perchè durante le belle domeniche di sole, la tua inquinante moto (che libera gas nocivi nell’aria, contribuisce al global warming con la CO2 e aumenta perfino l’inquinamento acustico) non la vendi e ti compri invece una bella bicicletta, e ti vai a fare delle belle scampagnate sui pedali?
Magari la bici non ti piace, però sai, alla fina basta un po’ abituarsi, dopo poco vedrai che non vorrai più tornare indietro, la bici non inquina, è silenziosa, ti fa bene alla salute mantenendoti in forma fisica… Il giro in moto non è una necessità, lo sai bene, è solo una cosa che ti piace tantissimo fare, uno spasso, un lusso… ma la fai anche se, nel tuo piccolo, sai di contribuire al tracollo ambientale… Se non passi alla bici, per coerenza, non dovresti più interessarti al bene del pianeta!! Non puoi contemporaneamnete dirti preoccupato per la sorte del mondo e del suo clima, e poi contribuire alla sua fine andando in giro con la moto, solo per divertimento.
Riprendo le tue parole e le giro così: “Andando in giro in moto, la domenica solo per il gusto di farlo, percepiamo l’ambiente come un qualcosa che esiste principalmente in funzione nostra, del nostro divertimento, lusso o vanità.”
Dimmi dove sta la differenza.
esatto!! parlando di coerenza è la stessa identica cosa. :-)
le differenze eventualmente sono nella lunghezza della catena di eventi che può culminare con la morte o la sofferenza di qualche essere senziente. più breve e direttamente influenzabile nel caso del consumo di carne (la morte dell’animale è, anche se si tende a non pensarci, assolutamente necessaria ed evidente, ed è anche per questo motivo che si agisce molto sulla difensiva quando viene fatto notare), un po’ più lunga nel caso del consumo di derivati animali (ma comunque presente), e lunga in modo simile probabilmente anche riguardo all’inquinamento dovuto ai mezzi di trasporto. in ogni caso si causano sofferenza e danni ambientali. alcuni casi sono più controllabili ed evidenti di altri. in quei casi, io penso che sia giusto fare il possibile per limitarsi.
al rapporto fra la mia passione per la moto e l’ambiente ci ho pensato (come anche al fatto che per la mia protezione, mi è necessaria una tuta, ahime, di pelle… purtroppo producono solo quelle per uso strada e pista, dove è obbligatoria. non ci sono alternative valide. per quanto mi riguarda, posso cercare di far sì che duri il più a lungo possibile, evitando così di doverne comprare un’altra alimentando il mercato. certo… se fossi un ricco campione di motogp, insisterei perché la ditta che mi fornisce l’abbigliamento ne studi uno su misura in materiali sintetici. come molti piloti se le fanno fare su misura in pelle di canguro, invece) cerco di arrivare ad un compromesso. dato che la moto è comunque meno inquinante e più efficiente di un’automobile (come rapporto fra peso del mezzo, ingombro, consumo e persone trasportate), è positivo che la usi in sostituzione di essa (non la uso solamente la domenica per divertirmi). inoltre, recentissimamente, ho deciso di vincere la mia pigrizia ed inerzia decidendo di fare un abbonamento al treno, da usare tutti i giorni per andare al lavoro (sono 50km al giorno), al posto della macchina o della moto. l’ho fatto soprattutto per risparmiare in carburante, ma in questo modo, faccio anche una piccola parte per limitare l’inquinamento atmosferico.
Ehi man!
Mi sono letto quanto hai scritto…condivisibile o meno rispetto naturalmente la tua scelta e ammiro la costanza di tenerti sempre aderente alla tua etica.
Non ho alcun dubbio che la dieta vegetariana possa essere più salutare per alcuni aspetti, ma richiede molta più attenzione nella scelta degli alimenti, per permettere una nutrizione corretta e bilanciata, ed è per questo che mi permetto di dire che trovo poco convincente la testimonianza che hai riportato riguardante i bambini: un bambino non si alimenta da solo, ma viene alimentato dai genitori, e trovo abbastanza logico pensare che se un genitore sceglie per lui una dieta vegetariana lo faccia con cognizione di causa e sapendo come deve nutrirlo correttamente per la sua crescita.
Ritengo pertanto che un genitore onnivoro, ma con le stesse conoscenze in fatto di alimentazione del genitore vegetariano, potrebbe ottenere per il figlio onnivoro risultati equivalenti a quelli del figlio vegetariano…
Quanto agli effetti a lungo termine, come possibilità di tumori o altro, non mi so esprimere, ma per quanto riguarda grasso, muscoli, colesterolo etc etc a mio parere dipendono più da come si combinano gli alimenti che dagli elementi stessi…
Spero di essermi spiegato, tendo ad essere piuttosto contorto nell’esprimere certi argomenti :)!
Tutto questo è assolutamente apprezzabile, però ciò non toglie che tu, per sfizio, continui a contribuire al danno ambientale! se infatti tu la utilizzassi solo come mezzo di trasporto in sostituzione dll’auto, ok, però il giro per puro diletto, rimane un danno ambientale “gratuito”. però contemporaneamene continui (giustamente) a dirti preoccupato per i danni al clima terrestre che il nostro comportamento eco-insostenibile produce.
Tornando al discorso della carne, allo stesso modo tuo per la moto, io, per sfizio (anche se forse io lo considero più di uno sfizio… ma diciamo, per sfizio) non so rinunciare alla carne. Preferisco, per gusto (ma in parte anche per qualità della vita dell’animale), fornirmi dei polli e della cane di allevatori che conosco personalmente, che allevano i polli all’aperto cibandoli con granoturco, e che fanno pascolare le vacche…costa di più ma ne vale la pena in tutti i sensi!
ovvio, quando vado al ristorante o quelle volte che vado al supermercato questo non succede, però anche lì cerco di comprare carni o uova provenienti da allevamenti biologici. Ciò nonostante so che tutte queste bestiole vengono uccise per un mio “sfizio”, però non so rinunciarvi.
Insomma, il discorso dell’etica è talmente complesso che è davvero difficile poterlo estendere a tutti indiscriminatamente, solo a partire da taluni comportamenti. Altrimenti si potrebbe estendere il discorso anche in questo modo: siamo incoerenti se ci scandalizzaimo dei milioni di morti per fame e malattie nel mondo, dal momento che se invece di acquistare la tv al plasma, i vestiti firmati, l’auto nuova, la moto nuova, la casa al mare, la casa in montagana, le vacanze, il telefono nuovo, ecc ecc se utilizzassimo tutti i soldi che spendiamo in queste cose per finanziare scuole, ospedali e adozioni a distanza in Africa, per acuistare cibo e medicine per i bisognosi del 3°mondo, potremmo salvare decine e decine di vite.
Ribalto quindi ora il discorso sul “pensa se gli animali uccisi nei macelli fossero uomini” oppure la storiella secondo la quale se conoscessimo e parlassimo con l’animale che stiamo per mangiare, non lo mangeremmo affatto. Pensa se nel momento in cui stai per comprare la moto nuova (scusa eh se insisto ancora sulla moto, ma è per renderti la cosa più “tua”), in concessionaria, nell’esatto istante in cui stai per staccare l’assegno, ti si presentasse un bambino africano rachitico, denutrito, magari malato, che ti dicesse “Stai acquistando un mezzo inquinante, che aiuta a distruggere l’ecosistema, sia dal momento in cui viene iniziata la sua produzione, fino al momento in cui viene rottamato…è grazie a cose come questa se le carestie nella mia terra saranno sempre di più in futuro!! Se tutti quei soldi invece che spenderli così, li dessi a me, per acquistare cibo e medicine, mi salveresti dalla morte, forse per sempre”.
Io credo che in una situazione del genere quella moto (o auto, o casa in montagna…) tu non la compreresti affatto. Nessuno di noi (a meno che non siamo individui disumani).
Però invece continuiamo a farlo tutti i giorni, perchè quel bambino non c’è mai nel momento dell’acquisto. Compriamo tutte queste cose pur sapendo che cosa potremmo fare con quei soldi, solo e soltanto perchè non abbiamo di fronte la cruda realtà del mondo.
Con tutti questi esempi (ora basta, ti avrò annoiato!) vorrei solo far capire che il discorso dell’etica è estendibile indistinatmente a tutto e a tutti. È un terreno molto scivoloso quello dell’etica (e della coerenza etica)… non ne convieni?
certo che non è una cosa semplice, ma c’è una bella differenza fra il constatare tutte quelle giuste cose che hai scritto e poi fregarsene perché “dopotutto ognuno fa così e quindi perché dovrei sacrificarmi io”, oppure fare qualcosa, o almeno provarci.
c’è differenza fra mangiare carne avendo la certezza che posso fare ciò solo perché un animale è stato ammazzato (in caso contrario non avrei la sua carne nel mio piatto), e contribuire all’ecologia del pianeta, tramite delle azioni che influenzano il sistema dinamico in una catena di cause e feedback. la differenza fra le due cose è proprio la percettibilità e l’impatto emotivo che esse generano. se è difficile rilevare gli eventi ultimi generati da cause sparse (fra cui la nostra) in un sistema complesso, è invece certamente immediato dedurre la morte di un animale avendo il suo cadavere nel piatto.
nei diversi casi, si è in grado più o meno facilmente di auto attribuirsi una responsabilità. ci può certamente essere una incapacità o impossibilità di conoscere le conseguenze del proprio comportamento, ma nel secondo caso, sono il rifiuto e la negazione (a scopo di autodifesa del proprio essere) a giocare la parte predominante.
quello che voglio dire è: come posso al tempo stesso, interessarmi della vita e delle condizioni degli animali e contemporaneamente non mettermi in discussione, avendo una evidenza talmente lampante com’è il cadavere di un animale nel mio piatto?
per uscire da questo paradosso ci sono due modi: o si da priorità al rispetto per gli animali, contribuendo ad evitarne la sofferenza, oppure si da priorità al proprio piacere, ma ammettendo, però, che degli animali, dopotutto, non ci importa poi molto.
“Ritengo pertanto che un genitore onnivoro, ma con le stesse conoscenze in fatto di alimentazione del genitore vegetariano, potrebbe ottenere per il figlio onnivoro risultati equivalenti a quelli del figlio vegetariano…”
sì. può anche essere così. molti errori nell’alimentazione vengono fatti perché non si conosce bene quello che si mangia. un vegetariano, per forza di cose, deve saperlo. quindi, in questo ha un vantaggio.
i problemi nascono con il consumo eccessivo di carne e derivati animali, un consumo a cui siamo tentati per via del benessere in cui viviamo ed alla produzione industriale di alimenti.
l’articolo sullo svezzamento ed il trafiletto che avevo riportato, mi servivano più che altro per confutare l’ipotesi che una dieta vegetariana sia dannosa per un bambino. dagli studi che ho riportato, sembra infatti che sia l’esatto opposto. e questo è un “in più”.
Riguardo al resto, io non sono uno scienziato nutrizionista, quindi mi rifaccio a quello che leggo da gente più preparata. Di certo però, gli elementi usati influiscono sulle combinazioni possibili. Togliendo o aggiungendo, infatti, le combinazioni possibili cambiano.
Sono pieamente d’accordo con te…
non è facile mettersi al pari delle vostre conversazioni, soprattutto perchè rientra tra i confronti più rispettosi che io abbia mai letto (o sentito) tra un vegetariano/vegano e un non.
Sono vegetariana da qualche anno, anch’io prima ero una “carnivora poco convinta”. Già da bambina, infatti, rifiutavo la carne proveniente da alcuni animali, tra cui il coniglio ad esempio, dopo averlo visto uccidere davanti a me all’età di 6 anni. Credo che molto incida la sensibilità, la coerenza con noi stessi… ho sempre amato gli animali, sono nata in mezzo a loro e mi rendo conto di quanto sia giusto continuare a vivere TRA gli animali, perchè ognuno di loro può darti qualcosa. Molto di più del sapore della carne!!!!
Sapere di non alimentare (anche se gli altri ti dicono:”guarda che li uccidono lo stesso anche se tu non la mangi!”) quella catena di morte per me è stato un sollievo. Credo che svariati milioni di vegetariani nel mondo facciano la differenza.
Mi chiedo quante persone tra i carnivori convinti riuscirebbero a sgozzarsi l’agnellino o a prendere a bastonate il coniglio della cena…
Intanto sto iniziando a viaggiare tra ricette vegan perchè chissà, è probabile che più in là ci sarà anche quel passo…
Diciamo quindi che la mia scelta è nata da motivazioni di disagio personale, dalla voglia di essere coerente con ciò che amo nella vita: gli animali umani e quelli non umani (più i secondi dei primi spesso…).
A questo si è aggiunto poi l’interesse per il lato “salutistico” che apprezzo e cerco di approfondire giorno per giorno.
Penso anche spesso a quanti carnivori (onnivori dai, ma ormai io li chiamo così!) abbiano mai assaggiato un buon seitan cucinato come si deve… si leccherebbero i baffi!!! Sapendo poi che non ha inciso negativamente sulla salute è davvero il massimo!!! Il problema è che spesso il pasto tipo di molte persone è: pasta col ragù più altra ciccia per secondo. Se andiamo a vedere credo che a lungo andare questa alimentazione sia più che dannosa, contro natura direi.
Questo è solo il mio parere, non sono un’esperta ma cerco di informarmi ogni giorno di più.
I miei figli saranno vegetariani e so di fare una scelta giusta per loro, al contrario di quanti hanno da ridire. Se un giorno mio figlio scegliesse di mangiare carne sarà libero di farlo… ma la vedo dura! Quanto vorrei non averne mangiata mai…
Un saluto
Ciao Fabiola. Grazie del commento, che mi è piaciuto molto. :-)
Hai ragione. Se le persone dovessero uccidere personalmente gli animali che intendono mangiare o usare per vestirsi, ce ne sarebbero molte meno disposte a mangiare carne e a vestire pelle e pelliccia. E’ per questo motivo che parlare di quello che succede nei mattatoi e negli allevamenti intensivi è quasi tabù e vi si accenna solo in modo sottinteso. Penso che anche per me, a mettere l’idea, sia stato vedere uccidere un animale (anzi, non vedere: ero in campeggio e si voleva mangiare pollo. sconvolto, mi ero rifiutato di ucciderlo ed ero scappato nel bosco a prendere legna. a cena poi l’abbiamo mangiato. ecco, quel “ma poi l’hai mangiato” credo che mi abbia seguito per un bel po’ di anni, finché non ho deciso di essere coerente).
Da un paio di settimane sono passato alla dieta vegana, dopo aver fatto qualche “prova tecnica” nelle settimane precedenti. Alla fine, non è per nulla difficile (bisogna solo stare più attenti alla lista degli ingredienti di quello che si compra e fare attenzione, per i prodotti non alimentari, che non siano stati testati su animali… chiaramente, non si può pretendere di fare tutto giusto da subito, ma col tempo ci si corregge) ed anzi, per i cibi ho visto che c’è molta più varietà e scelta. Ad esempio, normalmente si da per scontato un solo tipo di latte e non ci si pone nemmeno l’idea di provarne altri (magari perché si pensa siano surrogati). Provando invece, ci si accorge che tra soia, riso, malto, mandorle e fra marche diverse di questi, c’è molta differenza e si può variare tantissimo nei gusti.
sto giro, e confermo con questo che avevi qualche ragione nello stupirti che l’altra volta avessi letto tutto, non ho letto tutto
non ho letto tutto da ex vegetariana che quando lo diventò, senza avere idea del perchè, senza porsi domande e senza cercare ragioni, senza dare spiegazioni ad alcuno, semplicemente perchè il suo corpo rifiutava la carne, non si è mai sognata di tirare pippe al mondo
non ho letto perchè le ragioni di una e dell’altra parte sarebbero tutte validissime, se solo uno tollerasse l’altro e non si sentisse “migliore”, “più consapevole”, “più “umano”" (doppie virgolette, son un’acrobata) “più naturale” ….
siamo onnivori ed è un fatto: non abbiamo canini da predatori, non abbiamo incisivi da roditori, non abbiamo molari da ruminanti, non abbiamo un intestino “specializzato” e di fatto digeriamo poco e male il più di quel che mangiamo, meglio quindi mangiare di tutto
allevamento intensivo e agricoltura intensiva creano al pianeta gli stessi danni, quel che non mangi in ormoni della carne lo mangi in pesticidi dei vegetali ( e non tentare di parlare di BIO , dove caspita lo coltivi il BIO? su marte? perchè su sto pianeta non c’è aria non inquinata, nn c’è acqua non inquinata, non c’è suolo non inquinato …dove coltivi BIO?!?)
prendere coscienza dello stato dell’arte è un bene, scegliere se morire di pesticidi o di ormoni, in attesa di cambiare lo stato dell’arte è, per l’appunto, una scelta
io ho sentito il canto degli alberi e della lattuga, provano “paura” e “gioia” in forma di impulsi elettrici come noi, le pecore, gli orsi o gli scarafaggi … a voler esser pignoli i semi mangiati sono feti abortiti
stiamo “schisci” … accettiamo la natura delle cose e rispettiamo la natura, che non vuol dire insegnare ai leoni a mangiare insalata per salvaguardare le gazzelle, vuol dire ACCETTARE LA NATURA, coltivare il giusto, allevare il giusto, magiare il giusto e non farsi pippe…soprattutto non farle agli altri
come dico nel mio profilo “salviamo il dubbio”, e le domande, il rispetto per la differenza e per l’unicità
facciamo scelte che se son individuali devono restare tali
se poi si vuol parlare di sfruttamento delle risorse indiscriminato, di inquinamento etc etc è un’altra storia …proprio un’altra
ovviamente anche tu puoi non leggere tutto eh ! :-)!
questa volta, forse, era più semplice se arrivavi fino in fondo, perché ad alcune cose che hai scritto nel commento, avevo già in qualche modo risposto nel testo. :-)
comunque, già dal titolo si dovrebbe intuire che il post è per spiegare le ragioni per cui io sono vegetariano, non per fare a gara su chi sia migliore o meno. questo però non vuol dire che in una discussione non debba fare del mio meglio per farle valere, queste mie ragioni. alla fine del discorso spiego che la mia scelta è principalmente etica e tutto quello che c’è in più (salute, miglior gestione delle risorse), ben venga. anche l’etica di cui parlo, non è un punto di vista fisso ed inamovibile, ma è sfumata ed ammette infrazioni ad essa, secondo un certo livello di gravità. ma questa gravità deve essere consapevole. ci deve quindi essere conoscenza di quello che comporta ciò che si fa (e questo è ciò che la maggior parte degli abituali consumatori, non ha).
vediamo se mi riesce di dire in poche parole quel che si è perso nell’altro commento, provo usando la tua risposta
le “ragioni” non si “fan valere” …si illustrano, se se ne sente la necessità o se richiesto, ma “non si fan valere”.. voler “far valere” le proprie ragioni vuol dire voler togliere valore alle altre (e chi son mai io per ritenere di avere in tasca “il valore” assoluto?), e il ritenere di “possedere il valore” è stato da sempre il motore primo di ogni guerra/discriminazione/distruzione di VALORI altrui/culture altrui/mondi altrui …ti par etico?
abbi pazienza, ma son pure sempre quella che “senzacredercitroppo” applica con assoluta fermezza il dubbio a tutto :-)!
ho paura che qua ci perderemo in sofismi. a me sembra che se un’opinione è opposta ad un’altra, non si possa evitare che al crescere di valore di una, debba perdere valore l’altra. questo al di là della scelta dei termini “far valere” o “illustrare”.
io penso di fare del mio meglio per accettare e cercare di spiegare anche le opinioni opposte e credo che dal post questo lo si possa capire. ti sarai accorta che, in qualche modo, cerco di capire e spiegare cosa stia dietro al comportamento disimpegnato della maggior parte delle persone che mangiano carne. d’altro canto, questo non significa che debba considerare ogni opinione dello stesso valore e non possa avere una preferenza. per quanto posso, cerco di essere il più razionale e logico possibile.
sono d’accordo con la scelta del mettere sempre tutto in dubbio. è in questo modo che la conoscenza progredisce ed evita di arenarsi in idee stantie o dogmatiche.
ma bisogna fare attenzione a non cadere nel tranello dello scegliere sempre e comunque la “via che sta nel mezzo” solo perché a noi sembra che stia nel mezzo e diamo per scontato che il compromesso sia sempre la scelta migliore. anche perché finché non abbiamo una conoscenza completa di ogni possibilità e non possiamo quindi conoscere ciò che sta ai bordi, di conseguenza, non possiamo nemmeno sapere oggettivamente cosa stia nel mezzo. e non è neppure detto che sia la soluzione più adeguata.
Ciao Caro!
Giusto per info, domani [sabato 23 gennaio] a milano si terrà il convegno seguente:
http://www.happyvegan.org/News/Notizie-dal-mondo-Veg*an/23/1-MI-Due-incontri-abolizione-della-carne-/-femminismo-e-questione-animale.html
Spero di riuscire ad andare, sono sul raffreddato andante.
Buon weekend!
sy
ciao cara :-D
lo segnalo da facebook, l’incontro :-)
Ciao a tutti!
Volevo ringraziare Masque per l’interessante articolo che ha pubblicato e per i numerosi link utili. è davvero diverso dalle cose che leggo ingiro, anche perchè hai usato delle tesi filosofiche per “difendere” la tua scelta. è un metodo poco diffuso, io stessa preferisco aneddoti più terra terra, sono più immediati ed arrivano in fretta al dunque… di solito segue una magnifico silezio… me l’ha assicurato anche gente che è vegetariana da più tempo di me.
Io sono vegetariana da pochissimo… ho la presunzione di volerci mettere tutto l’impegno.
Volevo dire una cosa a Gianluca… dal tuo post lasci intendere che frequenti persone vegetariane. Hai la stramaledetta fortuna di avere di fronte persone che possono spiegare e aiutarti a smettere di “mandare giù il rospo”. Io ho dovuto fare tutto da sola… mi sono posta il problema etico da sola, mi sono documentata da sola, e in un certo senso combatto da sola. Nessuno di chi mi sta intorno è vegetariano, nessuno si preoccupa di come posso sentirmi io, nessuno si preoccupa di farmi domande intelligenti e di pensare.
Se sei un carnivoro poco convinto sei già sulla buona strada. Io ho inizato ad essere poco convinta da bambina, fin da quando mio nonno mi ha detto chi era il prosciutto. Io volevo portare a casa un gattino che era solo al freddo in cortile e piangevo per i poveri animali, lui mi ha detto che il mio prosciutto era un povero maialino… da lì ho iniziato piano piano a pormi il problema. Ed ora ho finalmente smesso di “ingoiare il rospo”.
Mangiamo carne perchè siamo sempre stati abituati così e non abbiamo voglia di riflettere sul fatto che si può magiare diversamente… POSSIAMO mangiare carne, non è detto che DOBBIAMO.
Io mi sento molto sola, e ho una fifa boia di uscire allo scoperto davanti ai miei amici. Per questo motivo sono spesso su internet alla ricerca di prove, aneddoti, conferme da persone che sono vegetariane da tempo… cose che mi serviranno quando qualcuno rovinerà il momento del pasto facendo domande potenzialmete banali a volte assurdamente accusatorie, basterebbe RIFLETTERE un minuto per scoprire che le risposte le si hanno già e che non c’è prorpio NIENTE di cui accusarmi. Invece è più comodo cercare di screditare chi ha fatto una scelta fuori dal coro per consolarsi e “scomodi pensieri” rimarranno chiusi in cantina.
Grazie ancora Masque per il prezioso contributo alla mia ricerca.
Grazie del commento. :-)
E’ vero, noto sempre anch’io che spesso, lo scopo dell’interessamento da parte di chi non è vegetariano, è in realtà di trovare uno spiraglio, una qualche falla nel pensiero del vegetariano (probabilmente è anche per questo che mi è venuto spontaneo cercare di trovare la base razionale e filosofica della mia scelta vegetariana), grazie alla quale riuscire a sminuirlo o metterlo in ridicolo e grazie a questo non dover mettere in discussione le proprie abitudini.
Io conosco molte persone vegetariane. Fra di noi è stato un po’ come una specie di contagio: inizia una persona e intanto, qualcun altro (che già era ben disposto) lo prende come esempio. Soprattutto, come dimostrazione che si può fare e che non comporta problemi.
Per questo, devo farti i complimenti per come stai resistendo. Sarebbe bello che continuassi, così da essere anche tu, un esempio per gli altri. Per dimostrare che non è poi così assurdo e che si può fare.
Più la nostra scelta verrà percepita come una cosa normale, più verrà accettata e più persone inizieranno a pensare che forse non abbiamo tutti i torti. Io penso che nel futuro ci saranno sempre più persone a fare la nostra scelta. Sia per il sempre maggiore svilupparsi della sensibilità delle persone, sia per necessità a causa dell’esaurimento delle risorse.
che bello il tuo post, mi ha fatto sentire molto meglio. Era da tanto che volevo diventare vegetariana ma forse un po per mancanza di voglia, un po per ignoranza, non avevo mai preso la decisione. non vengo presa sul serio purtroppo, ma è bello sapere di fare qualcosa di utile :D
Bravissima! :-) È bello che tu abbia deciso di provare. Alla lunga, ti abituerai ai commenti dei non vegetariani. Considerali come un allenamento per sviluppare il senso dell’umorismo e per mettere alla prova le tue convinzioni. (Non è nemmeno poi così difficile, dato che le critiche e le battute, sono quasi sempre le stesse… A prova del fatto che c’è pochissima cultura sull’argomento.)
È stato così anche per me. Ad ogni derisione o critica, ho sempre replicato spiegando le cose che conoscevo. Quando mi trovavo in difficoltà, mi informavo meglio, ed ogni volta trovavo l’ennesima conferma dell’aver fatto bene a diventare vegetariano. Pensa che tutto questo ha funzionato così bene, che ora sono diventato anche vegano (ed all’inizio ero io, da vegetariano, a criticare i vegani perché mi sembravano troppo estremisti). ^__^
Ho letto sul tuo blog che hai un’amica vegetariana. Questo è ottimo! Aiuta molto avere dei compagni che ti diano sostegno. …e più siamo, più abbiamo peso e diventiamo contagiosi. La ragione è dalla nostra, ma siamo considerati pochissimo perché sembriamo pochi. Ma basterebbe sembrare un po’ meno pochi, per far sì che la gente inizi a pensare “beh… se sono così tanti a pensarla così, forse non hanno tutti i torti”. ;-)
L’importante è stare bene con se stessi….. e la maggior parte della gente non ci riesce.
sanno di essere nel torto e ti attaccano quando esponi i tuoi (buoni) motivi per essere vegetariano o vegano, senza darti una buona spiegazione della loro (scusatemi la licenza) carnivorosita’!
Al giorno d’oggi, con tutti i materiali sintetici che esistono……vestirsi con animali morti (e nella maggior parte dei casi torturati) mi sembra un po inutile, oltre che squallido e di cattivo gusto!
p.s. anche se la cosa peggiore sono quelle persone che sono vegetariani o vegani solo per moda……..salvateli!
Già. Penso che al principio ci sia una difficoltà a cambiare le abitudini o a pensare diversamente da ciò che si è abituati a dare per scontato. Poi, in difesa di questa difficoltà, si aggiungono tutte quelle razionalizzazioni.
Pensandoci, l’uso di materiali sintetici può essere comunque controverso, per via del fatto che molti sono derivati dal petrolio, con tutti i problemi di sostenibilità che questo comporta. Attualmente, può diventare abbastanza complicato cercare di avere lo stile di vita che sia il meno impattante possibile sull’ecosistema. L’autoproduzione è una buona soluzione, anche se impegnativa.
Si cerca di fare il meglio possibile. Ma in questo, è evidente che rinunciare ai prodotti d’allevamento sia un passo fondamentale.
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Vabbeh, aggiungo qua perché non è essenziale per il post. Già due anni fa, dopo qualche giro di mail, ero riuscito a trovare una ditta di abbigliamento per motociclisti che confeziona tute anche in ecopelle. È la Gimoto e data la poca richiesta, lo fa solo su commissione. Certo, rimane comunque il fatto che scorrazzare con un mezzo inquinante per diletto non sia il massimo… Ho anch’io le mie contraddizioni da affrontare :D
anch’io mi sento una ‘che grida nel deserto’, una ridicola, ridicolizzata perchè vegetariana. so di fare una cosa giusta ma vengo vista come ‘strana’, che fatica. ritengo di avere la consapevolezza etica dei tanti perchè della mia scelta e faccio fatica a capire perchè le persone non cercono neanche di capire ma preferiscono ridicolarizzare o far mi apparire stupida o non coerente o malsana o ‘strana’. spesso è frustrante.
amo davvero gli animali, sono contro il loro sfruttamento. e mi dicono che dovrei pensare ai bambini poveretti o quant’altro, sigh. ovvio che anche quello mi tocca e quant’altro ancora.
ognitanto tutti questi dolori, ingiustizie mi fanno star male… l’essere umano è qualcosa di problematico per questo pianeta; lo distrugge, inquina, sfrutta, uccide milioni di simili in vari modi, li maltratta, maltratta gli animali per vanità e consumo di piacere ecc ecc.
oggi è una di quei giorni di sconforto.
eppure sono tanto orgogliosa di mio figlio vegano!!! che all’università viene tanto preso in giro….ma porta avanti il suo studio di ecologia. anche lui grida nel deserto ; ma quanto questo pianeta ha bisogno di queste persone coraggiose!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ma siam tanti ed in aumento. ;)
quelli che cercano di difendersi ridicolizzando “l’avversario”, non fanno che spostare il centro del discorso su altro, perché forse non conoscono argomenti per poter discuterne normalmente. (e vorrei vedere, dal punto di vista etico, che argomenti si possono portare in favore dell’uccidere) questo è evidente anche dal fatto che gli pseudo-argomenti che portano e le prese in giro, sono sempre uguali, anche da persone diverse. segno, secondo me, che tutte queste persone partono da una conoscenza bassissima sull’argomento.