Open non è free

Ottimo libro, molto scorrevole ed esauriente. Spiega bene la diffrenza fra OpenSource e Software libero, e le relazioni fra di essi e le comunità hacker ed il “libero” mercato.

Lo consiglio soprattutto se siete interessati a conoscere l’ideologia che sta alla base del software libero, se OpenSource e Free Software vi sembrano sinonimi, se pensate che Richard Stallman e la Free Software Foundation siano degli estremisti e che gli hacker siano quei terribili criminali che creano i virus e “vi entrano” nei pc. :-)

Il libro è scaricabile liberamente dal sito di ippolita ed è rilasciato sotto licenza creative commonsby-nc-sa.

Gli hackers fanno molto e dicono poco. Ma, nell’era della tecnocultura, hanno molto da insegnarci: la passione per la tecnologia, la curiosità che li spinge a metterci sopra le mani, a smontare per comprendere, a giocare con le macchine, a condividere i codici che creano. Essere pirati informatici significa essere pirati della realtà. Essere protagonisti attivi, agire e non subire il cambiamento; usare la tecnologia per soddisfare i propri bisogni e i propri desideri; porsi in un continuo dialogo con il flusso di informazioni delle reti, informatiche e umane. L’etica hacker, le pratiche di condivisione e cooperazione interessano ora anche il mercato, che ha assunto il metodo di sviluppo delle comunità hacker per risollevarsi dopo la bolla speculativa della net economy. I termini cambiano poco, da software libero (free software) a software aperto (open source), ma in realtà cambia tutto. Il passaggio è doloroso: la curiosità per il nuovo diventa formazione permanente, la fluidità delle reti diventa flessibilità totale, la necessità di connessione per comunicare diventa lavoro 24 ore su 24: semplici ed efficaci slogan del mercato globale. La cultura hacker cerca allora di elaborare nuove vie di fuga, insistendo sulla forza delle comunità e sulla responsabilità delle scelte individuali.

Per chi è interessato a questi argomenti, consiglio anche Luci e ombre di Google, degli stessi autori.

About these ads

7 pensieri su “Open non è free

  1. Pingback: A proposito di social media « Il neurone proteso

  2. Pingback: Libertà e software « Il neurone proteso

  3. Pingback: Iniziativa per una rete finalmente libera – FreedomBox « Il neurone proteso

  4. Pingback: Il web da solo non basta « Il neurone proteso

  5. Pingback: Libre projects « Il neurone proteso

  6. Pingback: Mai più libertà d’espressione in rete « Il neurone proteso

  7. Pingback: Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo – Ippolita « Il neurone proteso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...