Anche l’uso del software, di apparecchi programmati con del software, e lo scambio di dati in formato elettronico ha molto a che fare con l’etica, la politica e la libertà di una società. Libertà di circolazione delle idee, di conoscenza, e di poter aiutare le persone.
Per questo motivo esistono il software libero e le licenze di tipo copyleft (fra cui la GNU GPL), nate per garantire la libertà degli utilizzatori e dei programmatori di:
- Eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
- Studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
- Ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
- Migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti da voi apportati (e le vostre versioni modificate in genere), in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Qualsiasi software che non garantisca queste libertà, porta conseguenze antisociali. Come antisociali e liberticide sono i software e gli apparecchi che permettono l’uso di sistemi DRM (Digital Rights Management o, più correttamente, Digital Restrictions Management).
Puoi fidarti del tuo computer?
La Free Software Foundation ed il Progetto GNU si occupano di creare gli strumenti per proteggere queste libertà e di diffonderli ed aiutare gli sviluppatori e gli utenti a riconoscere queste libertà e difenderle, mediante la promozione dello sviluppo di software libero e la diffusione dell’idea di libertà.
Perché il software non deve avere padroni
Si può anche guardare un interessantissimo e divertente monologo di Richard Mattew Stallman (conosciuto anche come RMS o Sant’iGNUzio), in questi video pubblicati su YouTube (visualizzabili anche con il software libero, Gnash). In tutto, dura circa un ora e quaranta. È molto istruttivo e vale la visione (anche a rate, per chi ha poco tempo).
Intervento “Free Software in Ethics and in Practice” – Università Federico II di Napoli – 2006
Tutte le parti dell’intervento
Sullo stesso argomento, potete anche leggere “Open non è free“, un libro liberamente scaricabile (Licenza Creative Commons), scritto dal progetto Ippolita e stampato da Elèuthera.
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