Disobbedienza

Perché è più corretto dire di obbedire o disobbedire alle leggi, e non di rispettarle o non rispettarle? Il motivo è una conseguenza di ciò che ho espresso già in un post precedente, cioè la comune, naturale, normale, fallibilità umana che si estende anche ai legislatori. Nel discorso, per semplicità, escluderò eventuali intenzioni maliziose che possono portare alla formulazioni di leggi sbagliate.

La fallibilità umana ci mette in una condizione per la quale chi produce le leggi, non è più infallibile di chi le deve seguire. Tuttavia, c’è una differenza di potere fra le parti. Ci troviamo spesso nella situazione in cui esistono leggi non giuste, oppure malfatte, scritte senza tenere conto di molte implicazioni e conseguenze, le quali si evidenziano solamente all’atto pratico dell’applicazione. La differenza di potere legislativo fra la maggior parte della gente e chi governa, rende estremamente difficile per i primi, il compito di modificare o correggere le leggi ingiuste o malfatte. La “distanza” psicologica ed ambientale fra chi viene governato e chi governa, rende difficile ai secondi di rendersi conto, o di accettare, le difficoltà e le lamentele dei primi . Esistono quindi leggi non rispettabili, perché non hanno le giuste caratteristiche che possano suscitare considerazione e quindi non vengono recepite come buone regole di relazione fra gli individui.

La parola rispetto, indica una relazione ed una reciprocità, oltre a riguardo, considerazione e riverenza. Avere rispetto per qualcosa che si ritiene ingiusto, per il quale non sentiamo un rapporto di reciprocità e che non riteniamo abbia una buona qualità di relazione, è una cosa impossibile. Si può venire obbligati mediante la forza a seguirla, ma nonostante la si segua, non la si rispetterà. Il rispetto non può venire obbligato con la forza, ma si può costringere a simulare le azioni che solitamente indicano rispetto. Secondo lo stato, non si può interpretare a modo proprio una legge (solo il potere giudiziario lo può fare), o prenderla come un consiglio, ma si deve obbedire.

Quindi, fra rispetto ed obbedienza, solo la seconda è una caratteristica che può appartenere intrinsecamente a tutte le leggi.

Vedi anche: È giusto disobbedire alle leggi ingiuste? e La frase famosa di Gandhi.

Speedwagon, sul suo blog, ha scritto un post molto interessante sull’argomento, osservandolo dal punto di vista giuridico: Post disobbediente.

9 comments
  1. Carla said:

    l’obbedienza contiene in sè qualcosa di più sacro, rispetto al rispetto
    che dovrebbe scaturire naturale, verso ogni cosa…
    Buon giorno :-)

  2. Masque said:

    vedo l’obbedienza più come sottomissione. che può essere volontaria o forzata.
    la sacralità c’entra quando l’obbedienza è a seguito di sentimenti religiosi. ma in quel caso, una persona religiosa, si sottomette volentieri al proprio dio (o ad una coscienza superiore, che può essere anche l’intero universo fatto volontà, nel caso di un panteista), perché prova rispetto e gratitudine nei suoi confronti, o perché lo teme, o perché ritiene che non esista autorità più grande ed infallibile. (tutti “o” inclusivi, questi) anche lì, non è detto che vi sia reciprocità. anzi, nei confronti di una divinità, la reciprocità non deve neppure essere richiesta. nella religione cristiana ci sono molte visioni contraddittorie su questo.

    un anno fa, avevo cercato di semplificare un po’ sulla questione: http://neuroneproteso.wordpress.com/2009/11/14/autorita-e-senso-comune-nella-morale-il-ruolo-della-religione/

    (Buondì! :)

  3. Speedwagon said:

    Questa distanza di cui parli è una problematica non sconosciuta alla dottrina giuridica, quindi fortunatamente non è relegata ai soliti noti (Thoreau e compagnia). Dire cose del genere davanti un La Russa qualunque ci farebbe passare per sovversivi, eppure si tratta di discorsi presenti nella manualistica universitaria.

    Ultimamente ho riletto di miei manuali di diritto sperando di ottenere la tesi per la laurea ma purtroppo il professore dice di doverne seguire troppe, quindi sono rimasto fregato. Per non sprecare la rilettura aggiungo un pistolotto storico, magari interessa a qualcuno :P

    Per tutto il medioevo, la ragione/ragionevolezza si è trovata ad essere il fondamento del diritto e soltanto con l’illuminismo questo ruolo è stato sostituito dalla volontà. La volontà del legislatore crea la legge cui bisogna obbedire perché legge, cioè perché creata/pensata (diciamo grokkata :P) all’interno di un sistema preoccupato solo del corretto procedimento formale; la ragionevolezza della norma non conta. Per me questo basterebbe come risposta positiva alla famosa domanda “è giusto disubbidire alle leggi ingiuste?”. Però tutt’oggi certi costituzionalisti continuano a ribadire, nei manuali di diritto per le università (!), che l’obbedienza è dovuta indipendentemente dal contenuto della norma, anche se dovesse farci orrore (ricorda qualcosa?).

    Due rilievi:
    1. in un periodo in cui la religione ha un ruolo dominante nei rapporti sociali le parole ragione e ragionevolezza non possono che essere sinonimo di Dio; ma non sarebbe assurdo pensare ad una ragione laica e progressista come base per il diritto (anzi, me lo auguro).
    2. per tutto il medioevo non è mai esistito uno stato come lo intendiamo noi. I principi non avevano alcun progetto unitario e organico e soprattutto non legiferavano se non per regolare rapporti “internazionali” e il mantenimento del potere. Quello che chiameremmo diritto civile veniva creato dai fatti (dalla prassi) e interpretato dai giuristi. All’epoca mancava la distanza che giustamente citi perché le norme più importanti (diritto civile) non promanavano dal potere costituito: la società “creava” il diritto e il principe si limitava ad >accettarloaccettare< quello che i fatti hanno creato.

  4. Speedwagon said:

    (pare che wordpress abbia tagliato la parte finale del post. Copincollo dal secondo rilievo)

    2. per tutto il medioevo non è mai esistito uno stato come lo intendiamo noi. I principi non avevano alcun progetto unitario e organico e soprattutto non legiferavano se non per regolare rapporti “internazionali” e il mantenimento del potere. Quello che chiameremmo diritto civile veniva creato dai fatti (dalla prassi) e interpretato dai giuristi. All’epoca mancava la distanza che giustamente citi perché le norme più importanti (diritto civile) non promanavano dal potere costituito: la società “creava” il diritto e il principe si limitava ad >accettarloaccettare< quello che i fatti hanno creato.

  5. Masque said:

    E’ molto interessante, finirò di leggerlo sul tuo blog. Grazie.

    Non so perché wordpress non lo pubblichi per intero.
    Nella coda di spam non c’è.
    Potrebbe essere che quei caratteri maggiore e minore vengano visti come l’inizio di un tag html e non riuscendo ad interpretarlo, lo elimini?

    Faccio una prova…
    bla bla bla > blablablabalbal

  6. Masque said:

    infatti! :-)

  7. Speedwagon said:

    io avevo messo quei caratteri per fare il figo e questo è il risultato :(

  8. Masque said:

    wordpress non capisce la figherìa :-D

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