Viva la sincerità

Ufficiali dei Marines spiegano al Washington Post come hanno ‘conquistato i cuori e le menti’ di una tribù afgana: “Non li convinci con i progetti e la buona volontà. Devi arrivare con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente”

A volte capita che la cruda e brutale realtà della guerra emerga anche tra le righe di servizi giornalistici tutt’altro che pacifisti e antimilitaristi. E’ il caso di un articolo pubblicato una settimana fa dal Washington Post, il più prestigioso organo della propaganda militare americana.

Come si capisce dal titolo del pezzo – ‘Progressi in tre distretti del sud dell’Afghanistan segnalano un cambiamento’ – si tratta del solito entusiastico quanto parziale resoconto dei progressi militari americani sul fronte afgano, con tanto di afgani felici di vedere i propri villaggi rasi al suolo dall’aviazione Usa o ingabbiati da muri in stile israeliano.

La fine dell’articolo, però, riserva un inatteso sprazzo di realismo. Si racconta della tribù pashtun degli Alikozai, che vive nell’alta valle di Sangin, nella provincia di Helmand: area mai sottratta al controllo dei talebani. Nel 2007 il governo afgano e i generali inglesi convincono gli anziani della tribù a scaricare i talebani, ma non li proteggono, così i ribelli sequestrano un vecchio capitribù, lo legano con una corda a un pick-up e lo trascinano via ad alta velocità, uccidendolo.

Da allora gli Alikozai si sono mostrati refrattari alle successive profferte di accordi da parte delle autorità e dei generali inglesi. L’estete scorsa alle truppe di Sua Maestà, che occupavano Sangin da anni, sono subentrati i Marines americani: in autunno sono penetrati nel territorio Alikozai, massacrando centinaia di giovani guerrieri della tribù ”al soldo dei comandanti talebani”.

”Abbiamo iniziato a impilare cadaveri come ciocchi in una legnaia – racconta un anonimo ufficiale dei Marines al Washington Post – fino a quando loro (gli Alikozai, ndr) hanno detto ‘Cavolo, qui stiamo rimanendo in pochi’ ”. A quel punto i capi tribù hanno accettato un nuovo accordo con il governo, ufficialmente in cambio di promesse di aiuti per la ricostruzione.

”Questi non li convinci con i progetti e la buona volontà – dice un altro ufficiale al Post – devi arrivare davanti alla loro porta di casa con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente: è così che inizi a convincerli”.
Altro che ‘conquistare i cuori e le menti’. Viva la sincerità.

Ricordo le parole che mi scrisse un poco garbato commentatore di questo blog:

“Il fatto è che decerebrati, disertori di ogni valore morale e civile, canaglia codarda, possono tranquillamente continuare a infestare la terra come il muschio le piante sane e svettanti, perchè al mondo ci sono quegli imbecilli di miltari che ci lasciano la vita per darvi la possibilità di dire cazzate a ruota libera.”

Già… Meno male che ci sono loro… Qualcuno potrebbe dirmi che sono le solite “mele marce” e questo sarebbe certamente vero, ma ci si dovrebbe chiedere il motivo per cui ci sono anche queste mele marce. Per restare nella metafora, non è possibile che siano il concime e l’acqua che vengono loro dati, a far marcire le mele? Può essere che piantando i semi su un terreno malato, sia più facile che cresca un albero deforme dai frutti velenosi? Sarebbe meglio che chi ha in mente di voler intraprendere la “carriera” militare, pensi bene a quello che rischia di diventare. Tenendo a mente che si tendono sempre a sopravvalutare enormemente la propria coscienza e volontà.

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3 pensieri su “Viva la sincerità

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