“Subiamo mu
tazioni e diventiamo un’altra specie e ora ci spostiamo verso Ciberia. Siamo creature che strisciano verso il centro del mondo cibernetico. Ma cibernetica è la materia di cui è fatto il mondo. La materia non è altro che informazioni congelate.” Timothy Leary, in Caos e Cibercultura, immagina che tutto sia ormai riconducibile alla cibernetica, in un mondo esprimibile come un sistema di informazioni da analizzare, decodificare e plasmare secondo la nostra volontà. Cibernetica è un termine che Norbert Wiener riporta alla luce, desumendolo dal greco Kybernetes, riconducibile a Platone e al Libro Primo della Repubblica. In realtà, in quel discorso, il filosofo ateniese sosteneva l’importanza della figura del “timoniere”, come governatore della nave e, metaforicamente parlando, come individuo capace di dirigere, consigliare ed esercitare il potere sugli altri cittadini. “Il timoniere non si chiama timoniere perché naviga, ma per la sua arte e la sua autorità sui marinai…Perciò un simile timoniere e capo non ricercherà e non imporrà l’interesse del timoniere, ma quello del marinaio e di chi gli è soggetto”.
Lo stesso Timothy Leary s’impegna ad esaminare e comprendere il perché, proprio nell’era della cibernetica, che si fonda su questo concetto di governo, la “democrazia” sia diventata, invece, “governo da parte della maggioranza/folla e nemica della libertà individuale.” “Non appena furono disponibili i dispositivi cibernetici di comunicazione il potere politico fu afferrato da coloro che governano le onde dell’etere.” E quindi continua sostenendo che “nei primi anni (1950 – 1990) dell’era delle informazioni elettroniche, la capacità dei governanti religioso-industrial-militari di manipolare la televisione cambiò la democrazia facendone, da fenomeno di comunità, un totalitarismo maggioritario basato sulla manipolazione nelle ore di massimo ascolto.
I media cibernetici in mano a politicanti dotati di budget pubblicitari scandalosamente grandi si sintonizzano sull’Mdc (minimo denominatore comune). Anche le nuove e fragili democrazie dell’Europa orientale dovranno probabilmente passare per questa fase di elezioni televuote da marketing manipolato dai maghi degli spot e della pubblicità disonesta. E queste sono le notizie brutte. Quella buona è che non è possibile controllare i media cibernetici”. Fortunatamente diremmo, ma è ancora così?
Chiudendo questa parentesi sociologica e tornando a Wiener, definiamo questa scienza come lo “studio del controllo e della comunicazione negli animali e nelle macchine”.
Per fissare le basi della cibernetica, che poi hanno dato modo a biologi, ingegneri, matematici, filosofi e neurologi di dare origine a peculiari studi orientati verso la conoscenza degli organismi artificiali e dei meccanismi della mente umana, è necessario porre la nostra attenzione su tre gruppi di concetti astratti: quelli relazionali di base, quelli che identificano i processi dinamici di un sistema e quelli che riguardano le sue strutture cicliche di controllo e orientamento ad uno scopo. I concetti del primo gruppo sono: sistema, varietà, vincolo, entropia e informazione. Ogni sistema ha, in sé, dei possibili e potenziali stati alternativi che questo avrebbe potuto raggiungere ma non lo ha fatto. Perché? Per rispondere al quesito, è necessario distinguere tra sistema e ambiente, isolando le proprietà che un sistema possiede o meno e identificandole, successivamente, con dei valori continui e discreti. L’insieme di tutti questi valori, assegnati alle proprietà del sistema, definiscono lo stato; l’insieme dei possibili stati è lo spazio degli stati. Ogni sistema ha un numero di possibili stati che potrebbe assumere e denominiamo questo valore come la sua varietà, che rappresenta una sorta di grado di libertà in cui il sistema si muove. Purtroppo esistono dei vincoli che riducono la varietà effettiva del sistema e questi vincoli si relazionano alla varietà stessa con formule che calcolano l’entropia di un sistema, in base alla distribuzione della probabilità di verificarsi di un certo stato. L’entropia è massima se tutti gli stati di un sistema sono equiprobabili. In realtà, il vincolo diminuisce l’entropia del sistema e questa diminuzione è misurabile con il concetto di informazione.
Nel secondo e nel terzo macrogruppo ci sono concetti che classificano i processi circolari in cui un sistema può incorrere: l’autoapplicazione, l’autoorganizzazione, la chiusura e i cicli di retroazione e di controllo. Per William Ashby, un sistema tende ad un equilibrio autoorganizzandosi e, se il sistema è formato da sottosistemi, essi tendono ad adattarsi a vicenda. Più un sistema diviene complesso, come, ad esempio, può esserlo il nostro sistema nervoso o un sistema di reti neurali artificiali, più questi concetti di base, che abbiamo descritto finora, si raffinano e iniziano a ramificarsi in una gerarchia che comprende modellizzazioni, simulazioni, analisi su apprendimento, cognizione e conoscenza.
Per questo motivo la cibernetica incontra, in questi ultimi anni, varie discipline come l’ingegneria, la biologia, la psicologia e le neuroscienze. Dopo la seconda guerra mondiale lo studio dei meccanismi di controllo, in ingegneria, si sviluppò in maniera esponenziale, basandosi su presupposti come lo studio della valvola a vapore di Watt e sulla realizzazione di meccanismi più sofisticati.
Nell’analisi biologica e fisiologica, si iniziò a parlare di autoregolazione di sistemi viventi e, a questo proposito, successivamente, nel 1960, Maxwell Maltz pubblicò un testo dal titolo Psicocibernetica, analizzando come, nel nostro subconscio, esista un servo-meccanismo che lavori per uno scopo, e che funzioni come un sistema guida che ci indirizza verso un determinato traguardo, automaticamente, ma che possiamo imparare a governare con la nostra coscienza. Lo stesso Weiner sosteneva che non sarebbe mai stato possibile, in un futuro, costruire un cervello elettronico paragonabile al cervello umano, in quanto sarebbe sempre mancato un operatore che avesse avuto l’immaginazione e la capacità di governare il suddetto servo-meccanismo. Alcuni fisiologi come il Dr. John C. Eccles evidenziano come la nostra corteccia cerebrale sia formata da una fitta rete neuronale attraverso cui passano stimoli elettrici ogni volta che pensiamo, ricordiamo o immaginiamo. Ad ogni nostro apprendimento, si stabilisce nel cervello una sorta di tatuaggio, un engramma, una traccia mnestica che conserva gli effetti dell’esperienza nel tempo e che viene messa da parte nel tessuto cerebrale per poterla, poi, tirare fuori al momento opportuno, quando viene riattivato un ricordo o innescato un processo cognitivo. Il nostro compito principale, come “timonieri” del nostro servo-meccanismo, è riportare in vita questi modelli d’azione che sono stati appresi in passato.
Per la seconda parte: Cibernetica e autoregolazione: da Timothy Leary alle moderne neuroscienze (Capitolo secondo)
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