Cibernetica e autoregolazione: da Timothy Leary alle moderne neuroscienze (Capitolo secondo)

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In realtà, la nostra mente possiede numerose ed insospettabili potenzialità, di cui non siamo consapevoli. I livelli di consapevolezza della mente, secondo il Dr. Timothy Leary, sono otto e noi riusciamo, solitamente, ad accedere soltanto ai primi quattro. Successivamente, esistono altri quattro circuiti (chiamati così in riferimento, probabilmente, agli engrammi di cui abbiamo parlato precedentemente), che ci danno accesso a capacità empatiche maggiori, alle esperienze extracorporee, alla riprogrammazione della nostra psiche e infine a prendere contatto con la nostra mente universale. Questa “mente universale” è un concetto rintracciabile nelle filosofie indiane, in particolare nella divinità Brahma (la Prima persona della Trimurti, il Principio Creatore, che, in quanto tale, contiene in sé tutto l’universo, ma che è a sua volta presente in ogni creatura), ed è esplicabile come una sorte di coscienza collettiva, comune a tutti gli individui, che creerebbe una rete universale completa, includendo tutte le singole menti, collegate con una superiore, nella quale potrebbero identificarsi.

L’accesso a queste facoltà può avvenire, secondo Leary, tramite meditazione, impegni spirituali e varie esperienze di coscienza espansa, raggiungibile con l’ingestione di sostanze psichedeliche, come mescalina e DMT (che fungono da chiave chimica per il sistema nervoso) o con yoga ed esperienze di deprivazione sensoriale.

Metodi di deprivazione sensoriale furono studiati dall’inventore della vasca di deprivazione, il neurofisiologo John Lilly, che iniziò a costruire questo dispositivo nel 1954, combinando gli effetti di LSD e ketamina (un anestetico per uso prevalentemente veterinario) su soggetti immersi in una soluzione di solfato di magnesio, (mantenuta a temperatura corporea), in uno stato di completo isolamento da stimoli sensoriali esterni. Il risultato di tale combinazione di fattori era il raggiungimento di uno stato onirico profondo che portava ad allucinazioni e alla possibilità di arrivare a livelli di introspezione prima inconcepibili.

A questo proposito, si ricorda il film Stati di allucinazione (Altered States – di Ken Russell) del 1980, tratto quasi esclusivamente dagli studi di John Lilly. Estendendo la nostra mente a questi livelli, non è da escludere, secondo la maggior parte dei neurofisiologi e degli studiosi della mente, che ci si possa avvicinare alla coscienza collettiva di cui parlavamo poc’anzi. Spingendosi ancora oltre, Lilly ipotizzò un ulteriore organismo di controllo globale, una o più reti di individui con un grado di coscienza superiore, che governino le coincidenze che si verificano casualmente sulla Terra, un comitato chiamato E.C.C.O. (Earth Coincidence Control Office). Quest’idea è anche alla base del racconto di DickSquadra riparazioni” (Adjustment Team), adattato al cinema nel 2011 con il deludente The Adjustment Bureau.

Il cinema è stato fortemente influenzato dalla cibernetica, soprattutto nella fantascienza cyberpunk degli anni 80 e 90, ma, tralasciando questo specifico filone cinematografico, è doveroso portare all’attenzione un interessante film d’animazione, girato in rotoscope nel 2001, Waking Life (di Richard Linklater), che affronta il tema dell’onironautica, in un efficace quadro che ritrae l’attuale contesto sociale, discutendo di libero arbitrio, esistenzialismo, coscienza collettiva, istinto ed evoluzione. In un punto in cui si parla di evoluzionismo, un personaggio afferma: La nuova evoluzione nasce dall’informazione, da due tipi di informazione: digitale e analogica. La digitale, è l’intelligenza artificiale; l’analogica deriva dalla biologia molecolare, dalla clonazione dell’organismo, e le due si incontrano nella neurobiologia.

E’ proprio da questa bipartizione che hanno origine tutte le discipline che derivano dalla cibernetica: non esiste più un quadro unitario, ma ci sono alcuni cibernetici che si muovono nell’ambito dell’informatica e della teoria degli automi e altri, invece, attivi nel settore dell’intelligenza artificiale, che volgono maggiormente la loro attenzione verso gli aspetti filosofici e psicologici del rapporto mente-macchina. Questi tipo di ricerca è riconducibile al campo delle neuroscienze. Le discipline scientifiche che raggruppiamo sotto il nome di neuroscienze fanno parte dell’anatomia, della biologia molecolare, della biochimica, della fisiologia, della genetica e della patologia del sistema nervoso. Partendo da questo contesto, che mira ad una descrizione morfologica e fisiologica dei meccanismi di percezione, apprendimento, memoria e linguaggio, si sale ad un livello superiore, in cui le neuroscienze s’intersecano con le scienze cognitive, un insieme di settori disciplinari che studiano i meccanismi di cognizione dei sistemi pensanti, partendo da quelli più elementari, che fungono da modelli, per arrivare ai più complessi, siano essi biologici o artificiali. Le scienze cognitive, essendo multidisciplinari, creano connessioni, spesso effetto di collegamenti che si sviluppano in maniera consequenziale, tra: filosofia, linguistica, psicologia, informatica, antropologia e neuroscienze. Le discipline che fanno parte delle suddette scienze sono: la neurofisiologia, la neuroscienza cognitiva, la psicologia cognitiva, l’intelligenza artificiale (AI), la linguistica cognitiva e la filosofia della mente.

E’ lecito pensare che proprio questo tipo di analisi dei nostri processi cognitivi ed emotivi, sia alla base di una possibile evoluzione: ogni essere umano vive, pensa, percepisce ed immagina in maniera diversa rispetto a qualunque altro individuo. Questa singolarità è un fattore che ci dà modo di evolverci, adattandoci a differenti contesti sociali, relazionandoci con gli altri e decidendo quali comportamenti imitare o evitare. Creiamo continui equilibri con l’ambiente nel quale esistiamo, e, per comprendere quale sia il processo evolutivo più conveniente, la strategia migliore è analizzare noi stessi, i meccanismi alla base del comportamento individuale, risultato dei nostri bisogni e dei nostri desideri. Bisogna smettere di pensare che l’evoluzione sia un processo esterno, passivo, in cui la consapevolezza di sé non giochi un ruolo fondamentale.  Dobbiamo imparare a governare il singolo individuo per realizzare le sue potenzialità, per sommare e amplificare le coscienze individuali, per non esistere più come sistemi separati da membrane impenetrabili, ma come membri di una rete globale, di un sistema che lavora e si evolve grazie all’autoconsapevolezza delle sue parti. Forse questo è l’unico modo per “comprendere” ed “apprendere” l’arte del governare le nostre menti, creando una nuova intelligenza che non abbia limitazioni nel tempo e nello spazio, capace di adattarsi e di essere, al tempo stesso, parte integrante dell’ambiente, mantenendo e valorizzando, tuttavia, l’unicità di ogni individuo, in quanto singolo sistema pensante.

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2 risposte a Cibernetica e autoregolazione: da Timothy Leary alle moderne neuroscienze (Capitolo secondo)

  1. Thanx :D

    (ci son capitato tramite Google cercando legami tra l’uso di Lsd e depressione)

  2. Masque scrive:

    ahah! mi piace quando scopro che si finisce qua con ricerche di questo tipo :DD

    occhio però, che l’articolo non è mio, ma di cristina: http://www.cinedimension.com/ :)

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