Segnalo questa serie di articoli, scritti dai Rudi Mathematici, che spiegano in modo approfondito e divertente, come funzionano i sistemi elettorali, i calcoli per la rappresentanza dei collegi, come le coalizioni e cambi di partiti possano modificare notevolmente il risultato del calcolo degli stessi voti e come, una volta ottenuto il potere, i calcoli utilizzati e la distribuzione delle rappresentanze possano pesare parecchio sull’approvazione delle leggi.
Leggendo questo, ci si rende conto che spessissimo, il valore del voto popolare è ampiamente sopravvalutato. Esso non è che una parte, delle molte, che concorrono ad eleggere i poteri ed a permettere il loro funzionamento.
Gli articoli sono stati scritti nel periodo da giugno 2010 a novembre 2010.
Riporto il primo articolo ed i link ai successivi.
I sistemi elettorali (I): Il sistema bipolare
Bene, dovreste quantomeno apprezzare la nostra sovrumana delicatezza. In quest’estate incipiente, a meno d’una settimana dall’inizio della kermesse calcistica che governerà le extrasistoli di una miliardata abbondante di persone, avremmo potuto avere gioco facile parlando di calcio, classifiche e alberi d’incrocio per partite ad eliminazione diretta. Ma sarebbe stato disonesto, eccessivamente facile, e a noi le cose facili piacciono poco.
Così, approfittiamo dal fatto che – salvo scrolloni imprevisti – le prossime tornate elettorali sono abbastanza distanti, vi chiamiamo ad una lunga avventura: la scoperta degli oscuri meccanismi alla base dei sistemi elettorali. Anche solo dal punto di vista matematico (per quello politico non ci pronunciamo) dovreste trovare degli imprevisti…
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Qualunque riferimento a fatti realmente accaduti è puramente causale.
La Redazione
Per giocare con le elezioni, per prima cosa ci servono un paio di partiti; per evitare risentimenti, la decisione del CdR è stata quella di fondarne alcuni, in funzione delle necessità di calcolo (note anche come “i pressanti bisogni della Nazione“). La cosa forse è andata un po’ oltre le aspettative, ma possiamo garantirvi che ci siamo divertiti da matti.
Cominciamo con un caso semplice, che a complicarsi la vita c’è sempre tempo.
Per il momento, consideriamo due partiti; qui di seguito, vedete un paio di manifesti elettorali con i simboli e il programma. I due partiti sono validamente rappresentati dai loro leader: Piotr per i MM e Alice per le WW.
Dal punto di vista della distribuzione politica, prendiamola semplice; supponiamo una distribuzione come quella indicata di seguito, senza stare a sindacare di quale sia la destra e quale la sinistra; supponiamo di poter sfumare le idee dei nostri valenti candidati. La decisione se un voto appartenga a uno o all’altro candidato viene fatta in funzione della “distanza” del settore in cui si trova quel voto rispetto al candidato; per semplificarci la vita, nel caso di settori equidistanti, presupporremo che i voti di quel settore vengano divisi a metà tra i due candidati.
Lavoriamo con numeri piccoli, se volete fare qualcosa di più grosso vi serve un foglio elettronico.
È abbastanza evidente che, in funzione delle preferenze personali su singoli argomenti, i due partiti si situeranno come indicato nel grafico (posizioni “4″ e “10″ nello schieramento elettorale). In questo modo, ciascuno ha la propria posizione coincidente con una delle due mode della distribuzione, e si garantisce l’appoggio di tutti i settori dell’opinione pubblica più vicini a lui che all’altro candidato oltre a quello delle frange estremiste del suo lato dello schieramento.
Dato l’esiguo numero degli aventi diritto al voto che stiamo considerando, vi risparmiamo proiezioni, indagini di mercato, polli uscenti e amenità varie; la situazione, almeno in prima battuta (inizio campagna elettorale) può essere vista come indicato nello Scenario 1. In questa situazione, nonostante il potere carismatico del loro leader (Piotr), i MM hanno ben poche speranze di vittoria.
Però, non tutto è perduto! Se (con alcuni compromessi elettorali) la posizione di Piotr si sposta al centro, è evidente la possibilità di erodere parte della base elettorale delle WW; infatti, se i MM si spostano dalla posizione 4 alla posizione 6, abbiamo la situazione indicata nello Scenario 2: in questo modo, la vittoria è assicurata.
Nelle prime due colonne abbiamo indicato, per ogni categoria, il numero di votanti (tratto dal grafico precedente); nello Scenario 1, abbiamo posizionato MM e WW sulle due mode della distribuzione, e il risultato è piuttosto disperato per i mostriciattoli; nel secondo caso, spostando MM in una posizione che in realtà non è molto popolare, essendo appoggiata solo da 40 persone, siamo riusciti a fare in modo che a vedersela male questa volta siano le streghette. È evidente che queste ultime, per recuperare, devono anche loro “spostarsi al centro”… Insomma, in un sistema bipartitico la tendenza di entrambi i candidati è quella di assumere una posizione la più moderata possibile.
Proviamo a complicare la cosa.
Supponiamo la comparsa di un outsider; non pretendiamo che la nuova formazione si trasformi nel vincitore totale, quello che ci interessa è il riuscire a conquistare una rappresentanza sensata e, possibilmente, a sconvolgere la situazione politica attuale. Anche in questo caso, forniamo simbolo e programma.
Dove potremmo situare questa nuova formazione?
Beh, a mettere anche lei al centro non si ricava molto… Ormai, i due partiti maggiori hanno fatto man bassa di voti e la sua influenza rischia di essere assolutamente nulla.
Se però proviamo a inserirla in una posizione estremista (e la cosa ci pare abbastanza ben rappresentata nel programma), vediamo che la situazione diventa ben diversa; supponiamo ci sia stato uno spostamento al centro dei due partiti maggiori, e supponiamo che i TT si situino dal lato delle WW.
Nello Scenario 3 avete il risultato di questo sconvolgimento elettorale.
Insomma, siamo riusciti a trasformare il nostro nuovo gruppo in un partito in grado di ottenere una prestazione più che dignitosa; non solo, ma le WW (da partito di maggioranza qual erano) hanno raggiunto un livello di rappresentanza piuttosto basso.
In pratica, soprattutto se lavorate con dei numeri un po’ più grossi, inserendo un nuovo partito potete letteralmente sconvolgere l’esito delle elezioni, trasformandolo anche nel vincitore. L’importante è che il terzo partito si situi in una posizione estremista, mentre in una competizione bipolare i due partiti in lizza devono tendere a situarsi il più al centro possibile, “rosicchiando” voti all’altro nella zona centrale.
La cosa dal nostro punto di vista ha sempre avuto l’aria di un grazioso paradosso; probabilmente, se applicata alla realtà, può spiegare il perché alcuni candidati assumano posizioni estreme nelle competizioni a molti partecipanti mentre, arrivati al ballottaggio con due soli candidati, le posizioni tendano a sfumare. In questo modo, ci garantiamo la partecipazione alla fase di ballottaggio (nel nostro esempio, le WW sono tagliate fuori dalla seconda fase di voto grazie alla posizione estremista dei TT), mentre nella seconda fase anche i TT dovranno, per conquistare la maggioranza, spostarsi al centro.
VotantonioVotantonio!!!!
I capitoli successivi:
- I sistemi elettorali (II): Il conteggio dei voti
- I sistemi elettorali (III): La rappresentanza per collegi
- I sistemi elettorali (IV): Le coalizioni
- I sistemi elettorali (V): L’importante è vincere, non partecipare
- I sistemi elettorali (VI): Il Potere, finalmente!
Interessante… certo si prende l’assunto che la gente voti i partiti in base a una distanza dalle opinoni degi stessi, e questa potrebbe essere una modellizzazione troppo estrema. La maggior parte degli elettori, infatti, non ha nemmeno una chiara idea di quali siano le posizioni del proprio partito, a parte qualche vago slogan :)
è vero. e questo rende ancora più facile il lavoro dei partiti, che si riescono a piazzare sul mercato molto più facilmente. il controllo di tutto il sistema, secondo me, è molto più sbilanciato verso chi il sistema lo gestisce. preparando opportunamente i “prodotti” che poi la gente sceglierà (col voto), è possibile prevedere in anticipo il risultato. sapendo questo, una preparazione opportuna, può darti buone probabilità di avvicinarti al risultato desiderato. magari un risultato che non scontenti nessuno (di chi fa parte del governo).
ultimamente, sto avendo alcune idee azzardate. ho pensato che il governo di uno stato non sia diverso da una ditta che immette sul mercato vari prodotti diversificati. questi prodotti, sono i partiti. anche quelli più estremi, di nicchia, servono per attirare “clienti” che, altrimenti, non si rivolgerebbero più a quel produttore (ovvero quel tipo particolare di sistema governato).
di conseguenza, mi verrebbe da pensare che non è con il voto, che si può cambiare tipo di sistema. perché esso è ad un livello superiore a quello dei partiti.
per fare un paragone. si potrebbe confrontare il sistema con l’idea di “programmi di ricerca” di imre lakatos (http://it.wikipedia.org/wiki/Imre_Lakatos). il nucleo è l’idea che una popolazione debba venire governata con un sistema che funzioni tramite voto e delega, mentre le “ipotesi protettive” sono i vari partiti. da questo punto di vista, i partiti non sono più in competizione come si è abituati a credere, ma collaborano per mantenere valida l’idea che la popolazione debba venire governata tramite quel sistema. si può scegliere qualsiasi partito, ma ciò non potrà mai scalfire il nucleo centrale.
Fantastico! Ho letto a velocità warp e da cellulare, ma mi riservo di ripassare questa sera con comodo. Davvero interessante!