Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo – Ippolita

img: nell'acquario di facebook (copertina)Oggi viene presentato il nuovo saggio del collettivo Ippolita: gli stessi autori degli ottimi Luci e ombre di Google e Open non è Free, già segnalati su questo blog.

La presentazione di oggi viene fatta a Milano. Il 31 verrà presentato a Torino. Il libro verrà pubblicato in cartaceo dopo l’estate, per la casa editrice francese Payot & Rivages, sempre con licenza copyleft.

Potete leggerlo online a quest’indirizzo: Nell’acquario di Facebook | ippolita.net

Nell’acquario di Facebook

La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo

J’aime pas Facebook – (Payot & Rivages)

FaceBook si avvia ad avere un miliardo di utenti. La sua collocazione in borsa si annuncia come una delle più gigantesche operazioni finanziarie di tutti i tempi. FB è l’incarnazione dello Zeitgeist: il dispiegarsi dell’informatica del dominio applicata all’ingegneria sociale. FB ha operato in campo sociale ciò che Google aveva sperimentato nella gestione delle conoscenze umane in rete: l’illusione che l’informatica possa farci accedere in modo neutro e ordinato al complesso di relazioni e informazioni che compongono ciò che chiamiamo web. Se Google è un dispensatore di verità, FB è un impresario di relazioni. Tutto per il bene dell’umanità, della socialità e della condivisione. Nel nome della libera informazione. Libertà automatica garantita dalle macchine. La libertà di una socialità sempre più meccanizzata.

Ma quale ideologia si nasconde dietro questo vessillo di libertà? FB è uno straordinario dispositivo in grado di mettere a profitto ogni micro movimento compiuto sulla sua piattaforma. Nell’illusione di intrattenerci stiamo invece lavorando per l’espansione di un nuovo tipo di mercato, il commercio relazionale. FB, come ogni altro strumento privato di social networking, non è affatto gratuito, la moneta di scambio siamo noi: l’unicità che fa di ciascuno un essere singolare e irripetibile.

Attraverso la dottrina della Trasparenza Radicale siamo condotti a velocità vertiginosa verso una distopia che è al contempo huxleyana e orwelliana. Siate trasparenti alle macchine, dite tutto di voi, e sarete liberi persino dal desiderio: gli algoritmi si occuperanno per voi di selezionare e scegliere i prodotti di consumo su misura per voi. Una porzione di umanità è stata raccolta, come una coltura in vitro, sotto la lente di FB per essere segmentata e trasformata in merce preziosa. Ci siamo sottoposti volontariamente ad un grande esperimento sociale, culturale e tecnico.

Con questo testo il gruppo di ricerca Ippolita fa un giro dietro le quinte di FB interrogandosi, attraverso un metodo interdisciplinare, sulle origini, gli obiettivi e la visione del mondo di questo giovane astro del turbo-capitalismo. L’anarcocapitalismo dei right libertarians californiani più oltranzisti, fanatici del capitalismo senza regole, è il filo conduttore che ci permette di collegare FaceBook ai Partiti Pirata in Europa e a Wikileaks. E di evidenziare che gli algoritmi usati per la pubblicità personalizzata dai giganti della profilazione online, i nuovi padroni digitali (FaceBook, Apple, Google, Amazon) sono gli stessi utilizzati dai governi dispotici per la repressione personalizzata. La fede cieca in una tecnologia salvifica ammanta l’opaco progetto di dominio della trasparenza radicale. Siamo di fronte a una distopia tecnologica davvero in grado di coniugare la lobotomia emotiva del consumismo sfrenato di Huxley con la paranoia repressiva del controllo orwelliano. Nel nome della libertà del capitale.

Indice generale

Nell’acquario di FaceBook  1

La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo 1

Parte prima – Ho mille amici ma non conosco nessuno 1

Istruzioni per l’uso: default power 1

In principio era Google 2

L’era della distrattenzione democratica 3

Dinamiche sociali: omofilia e voyeurismo 8

Dinamiche psicologiche: narcisismo, esibizionismo, pornografia emotiva 9

La società della prestazione 12

Pubblico e privato, ontologia e identità 17

La privacy è morta. L’ideologia della trasparenza radicale 19

Liberi mercati e bolle finanziarie 23

La libertà di scelta nella cultura dell’opt-out 25

Surrogati di presenza e rassicurazioni emotive 28

Parte Seconda – Il progetto right libertarian alla conquista del mondo: social network, hacker, attivismo, politica istituzionale 31

Ideologie in rete: l’Illuminismo di Google e il Libertarianesimo di Facebook 31

I libertariani: breve storia di un capitalismo fanatico 32

Il darwinismo tecnologico, dalla PayPal Mafia a FaceBook: la resistibile ascesa dell’anarcocapitalismo 37

I social network nella visione anarco-capitalista, o la socialità gestita dalle macchine nell’era dei Big Data 41

Lo spirito hacker e la peste anarco-capitalista: un’affinità di lunga data? 45

I partiti pirata: la tecnologia in politica 50

L’affaire Wikileaks: una sfida sensata? 54

Anonymous, un attivismo anomalo 57

Parte terza – Le libertà della rete 62

La favola della rivoluzione online e la realtà dell’attivismo da poltrona 62

Orwell, Huxley e il modello sino-americano 66

Reazioni e antropotecniche di sopravvivenza 69

Oltre la rete di nodi vuoti: individui autonomi e reti organizzate 74

La partecipazione di massa 77

Oltre la tecnofobia: costruire tecnologie conviviali 81

Disclaimer – Licenza Creative Commons by-nc-sa 3.0 90

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5 pensieri su “Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo – Ippolita

  1. Si direbbe molto interessante come lavoro, e comunque l’informazione è il mercato del futuro. Infomrazione, anche sociale. Bill gates (tra gli altri) ci avevo preso su questo alla fine degli anni ’90. La gente non lo sa. Non lo capisce.

  2. Tra l’altro, stavo per segnalare anche la trasformazione commerciale di un altro social network, ad ulteriore prova delle tesi espresse in questo libro. Si tratta di aNobii, un sito dedicato alla condivisione di informazioni e recensioni di libri.

    Questa è l’introduzione di un gruppo che mi è stato segnalato:
    Da “social network” a “social retailer” (commerciante sociale), questo è l’inquietante futuro che il neo amministratore delegato di Anobii, tal Matteo Berlucchi, sta preparando per il sito.

    http://www.letteratura.rai.it/articoli/matteo-berlucchi-il-futuro-di-anobii/2146/default.aspx

    Anobii si è sviluppato in questo modo perché è uno spazio libero, dove le persone condividono opinioni, emozioni, ragionamenti, per il puro piacere/bisogno di farlo.
    Ognuno immette nel network il proprio sapere, crea relazioni, diffonde cultura solo perché gli altri possano liberamente fruirne, e per goderne lui stesso.
    Nell’ottica di Berlucchi e dei suoi datori di lavoro tutto questo non è più un valore in se, ma lo è nella misura in cui viene finalizzato alla promozione, pubblicizzazione, quotazione dei loro libri da vendere.
    Anobii, in pratica, viene ribaltato nella sua filosofia di fondo.

  3. Pingback: Influencer e comunicazione tossica « Il neurone proteso

  4. Pingback: È possibile rimuovere tutte le proprie tracce da internet? – Joe Martin « Il neurone proteso

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