Azione nella percezione

Originally posted on Nucleo di ricerca evoluzione cerebrale e paleoneurologia:

“Enattivismo” é  il termine con cui si definisce un approccio radicale alle scienze cognitive embodied, secondo cui il corpo non é soltanto parte costitutiva di alcuni aspetti della vita mentale, come quelli inerenti ad alcune strategie di risoluzione dei problemi, acquisizione del significato, concettualizzazione, linguaggio, cognizione spaziale, ecc… Ma é parte costitutiva anche degli aspetti cognitivi piú profondi ed in particolare della percezione. Secondo tale modello, noto anche come modello sensorimotorio forte (MSF) e sostenuto in larga parte dal duo Noe – O´Reagan, la percezione non implica alcuna forma di rappresentazione mentale, non causa cioé alcuna registrazione del mondo in una sorta di fotografia interna, che viene poi osservata e scrutinata da un occhio interiore. Al contrario, per dirla come Brooks, “il mondo é rappresentazione di se stesso” e cioé appare come una immagine esterna che deve essere attivamente esplorata dai sensi “in diretta”, al fine di essere percepita…

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10 pensieri su “Azione nella percezione

  1. Dal mio punto di vista di modellista, entrambi gli approcci sono corretti. Nel senso: sì, il corpo (inteso come qualcosa di separato dal cervello o più in generale dal sistema nervoso) sicuramente ha una sua influenza sul sistema della percezioni. Possiamo poi vedere la percezione sia come una rappresentazione mentale, sia come qualcosa di processato “in diretta”. Il punto è dove vogliamo arrivare con il nostro modello che descrive la percezione: ci permette di rappresentare meglio certi processi? Ci permette di spiegare meccanismi che altri modelli non riescono a spiegare? Ci permette di fare previsioni più accurate di certi fenomeni? Il resto sono (molto interessanti) speculazioni :)

  2. Ciao ragazzi e grazie per l´interesse. Rispondo al commento di QdHK qui sopra.

    Io credo che il modello sensorimotorio forte si configuri come alternativa rispetto all´approccio classico (neurocentrico) e che nel contempo rifiuti anche i modelli embodied non-radicali, che in pratica, in maniera simile a quanto da te riportato, provano a combinare elementi dei due precedenti approcci. L´embodiment non-radicale e quello radicale di fatto hanno radici ben diverse l´uno dall´altro: il primo, infatti, é una correzione del modello classico che propone in sostanza rappresentazioni e computazioni ibride tra mente, corpo e realtá. Al contrario, il secondo é fondamentalmente la versione attuale della psicologia ecologica di Gibson ed é eliminativista: le rappresentazioni mentali non esistono e la mente é modellizzata come un oscillatore adattativo.

    Ora, il punto é che mentre l´embodiment non-radicale consente di spiegare la mente molto meglio dell´approccio neurocentrico classico, in effetti a me personalmente non é ancora chiaro il motivo per cui dovremmo accettare il modello embodiment radicale e preferirlo alla versione soft (vedasi tue perplessitá qui sopra). Cioé, perché l´idea di rappresentazioni ibride non va bene? Perché é necessario a tutti i costi dimostrare che se penso ad un unicorno ora lo faccio in qualche modo “online”, risuonando con chissá che cosa e in chissá quale modo….

  3. Ad oggi confesso di non averne idea. Sto ora leggendo il libro di Anthony Chemero in materia e mi sembra che l´autore cerchi con mille artifici logici di salvare l´approccio radicale, piú che di convincere il lettore ad accettarlo. Posto che la maggior parte degli esempi che pone fin qui sono validi per spiegare comportamenti molto semplici, ora sono arrivato finalmente al paragrafo in cui cerca di inquadrare nell´approccio radicale anche forme di ragionamento elevato, come l´analogia. Ti faró sapere.

  4. Pingback: Azione nella percezione « Nucleo di ricerca evoluzione cerebrale e paleoneurologia

  5. Per come ho capito l’approccio radicale (dovrò sicuramente informarmi meglio, ed ho appunto un libro di Alva Noe che m’aspetta), non riesco a capire come possa spiegare quei processi che sembrano richiedere autoreferenzialità. Al contrario dell’approccio di Hofstadter, che invece punta moltissimo proprio sull’autoreferenza, pur partendo dall’idea di un’origine “esterna” della mente.

  6. Argh…. Rieccomi qua, dopo ulteriori 5 ore di lettura sono arrivato quasi alla fine del libro sull´approccio radicale. Mi mancano solo gli ultimi due capitoli, che parlano di aspetti meramente filosofici (uno parla del rapporto tra neurofilosofia e embodiment radicale, l´altro parla di metafisica). Quindi la ciccia dovrebbe essere quasi tutta al fuoco e, per quanto io ho capito del libro, la tua domanda su memoria e autonoesi (chiamiamola cosí) semplicemente non ha risposta per ora. L´autore in sostanza dice che:

    1) L´approccio embodied radicale (ER) ha una base teorica solida che é la psicologia ecologica, in combinazione con teoria nicchia cognitiva, sistemi dinamici, ecc…

    2) Ci sono evidenze sperimentali che sostengono l´ER nell´ambito di comportamenti abbastanza semplici. In qualche caso sembra che l´ER possa spiegare anche i casi “representation hungry”.

    3) Non si sa fino a che punto questo approccio puó andare: forse potrebbe spiegare anche fenomeni mentali che sembrano ad oggi impossibili senza rappresentazioni… É solo questione di continuare a studiare.

    Resta il fatto che non é chiaro per quale ragione dovremmo preferire questo approccio a quello non-ER, dal momento che l´autore non pone alcuna tesi “contro”, ma argomenta solo a favore dell´ER. Poi ci scrivo un post con calma.

    Ciao.

    PS: btw tu di che cosa ti occupi?

  7. Allora, aspetto con curiosità il tuo nuovo post.
    Con psicologia ecologica intendi quella di Gregory Bateson, ad esempio? In quel caso, con le mie prossime letture andrò proprio a sbattere su questi argomenti, dato che ho in coda prorpio Alva Noe e Bateson.
    Tanto per speculare, potrei azzardare a dire che la percezione, allo stesso modo in cui si attiva grazie ai fenomeni “esterni” lo potrebbe fare anche grazie ai fenomeni che vengono riprodotti dal “loop della memoria” (per dirla un po’ alla Hofstadter), cioè dei circuiti neurali che mimano l’esterno. L’azione, quindi, deriva non solo da ciò che viene percepito “online”, ma anche da ciò che i circuiti neurali possono mimare, in differita.
    O qualcosa di simile… Così mi sembrerebbe una spiegazione che cerca di rimanere abbastanza nello spirito radicale, ma leggermente più inclusiva.

    Di cosa mi occupo: lavoro come informatico sistemista… :D Sono venuto a contatto con questi argomenti perché in passato ho iniziato ad interessarmi alla mente incuriosito dagli esperimenti psichedelici di Timothy Leary e compagnia, poi, leggendo la rivista Mente e Cervello, avevo trovato un articolo sulla teoria della mente estesa, che mi aveva affascinato molto, ed in seguito ho frequentato per tre anni la facoltà di scienze cognitive.

  8. Con psicologia ecologia intendo quella di James Gibson, ma credo che con Alva Noe avrai modo di leggere sicuramente qualcosa in proposito.

    “Tanto per speculare, potrei azzardare a dire che la percezione, allo stesso modo in cui si attiva grazie ai fenomeni “esterni” lo potrebbe fare anche grazie ai fenomeni che vengono riprodotti dal “loop della memoria” (per dirla un po’ alla Hofstadter), cioè dei circuiti neurali che mimano l’esterno. L’azione, quindi, deriva non solo da ciò che viene percepito “online”, ma anche da ciò che i circuiti neurali possono mimare, in differita.”

    Allora, il punto é che, secondo il modello classico e quello NON-ER, esplorare attivamente una immagine mnemonica implica che si abbia una rappresentazione mnemonica su cui lavorare. Per uscire da questa impasse, l´ER deve fornire necessariamente una nuova teoria della memoria per cui l´immagine venga in qualche modo sostituita con qualche altra cosa. Si puó pensare di farlo con un approccio connessionista, dove una mega rete neurale ricostruisce e non rievoca un ricordo, ma pure qui, sembra che le reti neurali siano comunque enti rappresentazionali e computazionali, seppur non simbolici. Ergo, che io sappia, all´ER restano i sistemi dinamici: gli oscillatori, le macchine di Watt o giú di lí. Come questi modelli ad oggi spieghino dinamiche “representation very hungry” non é dato sapere (o almeno io non lo so).

  9. Pingback: Embodiment radicale « Nucleo di ricerca evoluzione cerebrale e paleoneurologia

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