Space Oddity sulla ISS

Non e’ cosa che si veda tutti i giorni un video musicale girato e registrato nello spazio. Questa cover della famosa canzone Space Oddity di David Bowie e’ interpretata dall’astronauta canadese Chris Hadfield, subito dopo aver ceduto il comando della ISS e poco prima del suo ritorno sulla Terra.

Potete scaricare il video dalla pagina di youtube usando, ad esempio, questi programmi da riga di comando: youtube-dl, cclive; oppure jdownloader (gui).

Vedi anche: Space Oddity illustrato

Piccole dittature crescono

Ribloggato da Mauro Poggi:

Clicca per visitare l'articolo originale

  • Clicca per visitare l'articolo originale

§

Nel post che propongo qui di seguito, pubblicato da Doppiocieco, Tonino D’Orazio fa il punto sulla condizione democratica in Europa,  esaminando parte delle istituzioni e dei dispositivi che la stanno compromettendo.

In particolare dà utili dettagli sull’Eurogendfor, il corpo militare sovranazionale europeo il cui progetto, iniziato nel 2003, è stato realizzato attraverso gli anni con straordinaria…

Continua a leggere... 2.032 altre parole

La pericolosa illusione della democrazia diretta digitale – Paolo Attivissimo

Da ZeusNews

La democrazia diretta digitale rischia di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.

IMG: Stordito dalla tecnologia.

Stordito dalla tecnologia.

Se siete fra coloro che credono che la democrazia diretta realizzata tramite Internet sia la soluzione a tutti i problemi del mondo, porto dal Festival del Giornalismo una dose di realtà che vi consiglio di assumere, perché la democrazia diretta digitale rischia invece di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.

Questa è, a mio avviso, una delle idee più interessanti emerse dal panel “Hacktivismo e sorveglianza digitale: le rivoluzioni combattute in rete” di Fabio Chiusi (blog ilNichilista), Arturo Filastò (Centro Hermes), Giovanna Loccatelli (giornalista e scrittrice) e Dlshad Othman (attivista siriano), il cui video è su Youtube.

Guardatevelo tutto per i dettagli, ma il concetto di fondo è questo (eventuali errori nella sintesi sono miei): in vari paesi ci sono movimenti politici che vedono nell’uso di Internet la chiave per sovvertire il sistema e istituire una democrazia diretta, snella ed efficiente, priva delle storture e corruzioni della democrazia rappresentativa.  Continua a leggere

Esplorazioni – Alva Noë

Questo articolo ed il precedente si inseriscono nel discorso iniziato sul post Menti senza contenuto del blog Neuro@antropologia.

Vedere anche:

Da Perche’ non siamo il nostro cervello, capitolo 7

Potete scaricare questo testo anche in formato PDFODT o TXT.

I neurofisiologi sono nella loro maggioranza ancora sotto l’influenza del dualismo, per quanto neghino di filosofeggiare. Essi assumono ancora che il cervello sia sede della mente. Dire, nel gergo oggi in voga, che è un computer con un programma, o ereditario o acquisito, che pianifica un’azione volontaria e quindi ordina ai muscoli di muoversi, è un vantaggio minimo rispetto alla teoria di Cartesio, perché dire questo significa restare confinati nella dottrina delle risposte agli stimoli.

JAMES J. GIBSON

In questo capitolo racconto la storia di Hubel e Wiesel, insigniti del premio Nobel per le loro scoperte relative all’apparato visivo dei mammiferi. Il loro lavoro su basa su quella che mostrerò essere una concezione insostenibile della visione e degli altri poteri mentali intesi come processi computazionali che hanno luogo nel cervello. Il problema principale di una teoria computazionale è che essa presuppone erroneamente che la mente emerga da eventi che accadono nella testa. L’eredità di Hubel e di Wiesel va perciò messa in discussione.

IL CERVELLO VISIVO IN AZIONE

Nel 1981 David Hubel e Torsten Wiesel vinsero il premio Nobel grazie alla ricerca sulla neurofisiologia della visione condotta presso la John Hopkins University prima, e poi a Harvard, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta. La ricerca di Hubel e Wiesel, e il fatto che le sia stato assegnato il più alto riconoscimento previsto dalla comunità scientifica, rappresentano un punto di riferimento per la scienza della coscienza. La visione, dopotutto, è in prima istanza una forma di coscienza animale. Infatti, almeno per gli esseri umani, la visione ha un ruolo fondamentale nella vita cosciente. Il mondo è aperto alla nostra esplorazione visiva e ci affidiamo alla visione per trovare nell’ambiente ciò che cerchiamo e di cui abbiano bisogno. Ancora di più, per noi animali umani il mondo è un mondo visivo. E’ un mondo pieno di forme, colori e prospettive. Il carattere visivo degli oggetti plasma il modo in cui li concepiamo: pensiamo a loro, per esempio, come dotati di un davanti, di un dietro e di aspetti nascosti. Immaginate quanto sarebbe difficile categorizzare e comprendere ciò che avviene intorno a noi se non potessimo vedere. Continua a leggere

Sul linguaggio (frammenti) – Alva Noë

Alcuni frammenti riguardo al linguaggio. Da Perche’ non siamo il nostro cervello.

Vedere anche:

Potete scaricare questo testo anche in formato PDFODT o TXT.

Capitolo 4: Menti estese

[...]

IL SIGNIFICATO NON E’ NELLA TESTA

Qualche scettico potrebbe obiettare che, anche se è vero che il linguaggio è uno strumento culturale collettivo, ciascuno di noi in realtà lo interiorizza. Questo è ciò che caratterizza il conoscere una lingua. Quando impariamo una lingua apprendiamo un sistema di regole che ci permette di pensare, di rappresentare e di ragionare all’interno di essa. Pensare, ragionare ecc., tutto ciò ha luogo dentro di noi. Il fenomeno del linguaggio, dunque, se correttamente compreso, non fornisce alcuna evidenza riguardo al fatto che la nostra mente non risiede nelle nostre teste.

Questa obiezione si basa su quella che è comunemente indicata come la concezione classica delle parole, del significato e del linguaggio. Secondo questa prospettiva, usiamo il linguaggio per descrivere il mondo, per fare enunciati veri. Le parole si riferiscono agli oggetti o alle qualità. Conoscere il significato di una parola corrisponde a conoscere ciò cui essa si riferisce. La parola “acqua”, per esempio, si riferisce all’acqua o a H2O – ovvero al liquido trasparente che scorre nei nostri fiumi e sgorga dai nostri rubinetti. La parola “oro” si riferisce al prezioso metallo, giallo e malleabile. “Faggio”, “olmo” e “quercia” sono nomi di alberi. Conoscere una lingua significa conoscere il significato delle sue parola – possedere quei significati nella propria mente. I significati stabiliscono ciò di cui uno sta parlando quando usa il linguaggio.

Nel corso degli ultimi sessant’anni, la rappresentazione classica del linguaggio è stata demolita in filosofia. Non sarei mai in grado si distinguere un olmo dal un faggio, ma ciò non m’impedisce di asserire enunciati veri riguardo agli olmi, come riguardo al fatto che in America questa specie di alberi sia morendo a causa del diffondersi della cosiddetta malattia dell’olmo olandese. Come posso riuscire a usare il termine “olmo” per riferirmi precisamente agli olmi, nonostante non sia in grado di riconoscerne uno? Risposta: non sono io, individualmente preso, responsabile del fatto che le mie parola abbiano un significato o meno. Esse possiedono un significato grazie all’esistenza di una pratica sociale cui posso partecipare. E’ importante, affinché l’intera pratica possa continuare, che vi siano degli esperti in grado di distinguere gli olmi dai faggi. Grazie alla divisione sociale del lavoro linguistico – per usare la locuzione cara a Hilary Putnam cui si deve questa idea -, non vi è alcuna necessità che ciascun individuo si carichi dell’impegno di assicurare la referenzialità dei termini. Confidiamo negli altri. E ciò perché il significato non è qualcosa di interno; non è interno a me, né è interno agli esperti. Il significato dipende dalla pratica, allo stesso modo per cui i poteri della torre nel gioco degli scacchi dipendono dalla pratica. Continua a leggere