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La pericolosa illusione della democrazia diretta digitale – Paolo Attivissimo
Da ZeusNews
La democrazia diretta digitale rischia di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.
Se siete fra coloro che credono che la democrazia diretta realizzata tramite Internet sia la soluzione a tutti i problemi del mondo, porto dal Festival del Giornalismo una dose di realtà che vi consiglio di assumere, perché la democrazia diretta digitale rischia invece di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.
Questa è, a mio avviso, una delle idee più interessanti emerse dal panel “Hacktivismo e sorveglianza digitale: le rivoluzioni combattute in rete” di Fabio Chiusi (blog ilNichilista), Arturo Filastò (Centro Hermes), Giovanna Loccatelli (giornalista e scrittrice) e Dlshad Othman (attivista siriano), il cui video è su Youtube.
Guardatevelo tutto per i dettagli, ma il concetto di fondo è questo (eventuali errori nella sintesi sono miei): in vari paesi ci sono movimenti politici che vedono nell’uso di Internet la chiave per sovvertire il sistema e istituire una democrazia diretta, snella ed efficiente, priva delle storture e corruzioni della democrazia rappresentativa. Continua a leggere
Cronistoria del Movimento cinque stelle – / ca gi zero /
Riporto questo impressionante e ben documentato articolo. Trovato sul blog / ca gi zero /.
Per eventuali aggiornamenti, fate riferimento al post originale.
L’articolo originale è pubblicato sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
- post in progress: il post é ancora in lavorazione e può presentare lacune.-
PREMESSE
1997: Gianroberto Casaleggio é amministratore delegato di Webegg Spa, «un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete» leader nel settore del web marketing, nato da una joint venture tra Olivetti e Finsiel (controllataTelecom)
17 Ottobre 2000: É online la pagina beppegrillo.it, gestito dalla società Discovogue di Modena, società passata alle cronache per aver registrato vari dominii all’insaputa dei titolari dei marchi. La pagina riporta un semplice banner con scritto “attivazione imminente” e l’indirizzo della Discovogue.
2001: Il Blog di Beppe Grillo resta offline parecchi mesi.
31 Dicembre 2001: La Webegg Spa, guidata da Gianroberto Casaleggio, chiude l’anno con una perdita d’esercizio di €1.932.000,00
23 Gennaio 2002: É online la prima versione funzionante del blog di Beppe Grillo. Si tratta di una semplice vetrina per la sua attività di comico.
2002: La Olivetti cede il suo 50% di Webegg Spa a Telecom.
2002: Grillo, volontariamente, aderisce al condono tombale sugli anni fiscali dal 1997 al 2001 per la società immobiliare “Gestimar” di cui detiene il 99% ed il cui socio é suo fratello Andrea Grillo. Continua a leggere
I pericoli della sorveglianza – Neil Richards
Riporto dal sito Social Science Research Network.
Potete scaricare l’intero articolo qua (PDF di 38 pagine), oppure sulla pagina originale.
The Dangers of Surveillance
Neil M. Richards
Washington University in Saint Louis – School of Law
March 25, 2013
Abstract:
From the Fourth Amendment to George Orwell’s Nineteen Eighty-Four, our law and literature are full of warnings about state scrutiny of our lives. These warnings are commonplace, but they are rarely very specific. Other than the vague threat of an Orwellian dystopia, as a society we don’t really know why surveillance is bad, and why we should be wary of it. To the extent the answer has something to do with “privacy,” we lack an understanding of what “privacy” means in this context, and why it matters. Developments in government and corporate practices, however, have made this problem more urgent. Although we have laws that protect us against government surveillance, secret government programs cannot be challenged until they are discovered. And even when they are, courts frequently dismiss challenges to such programs for lack of standing, under the theory that mere surveillance creates no tangible harms, as the Supreme Court did recently in the case of Clapper v. Amnesty International. We need a better account of the dangers of surveillance.
This article offers such an account. Drawing on law, history, literature, and the work of scholars in the emerging interdisciplinary field of “surveillance studies,” I explain what those harms are and why they matter. At the level of theory, I explain when surveillance is particularly dangerous, and when it is not. Surveillance is harmful because it can chill the exercise of our civil liberties, especially our intellectual privacy. It is also gives the watcher power over the watched, creating the the risk of a variety of other harms, such as discrimination, coercion, and the threat of selective enforcement, where critics of the government can be prosecuted or blackmailed for wrongdoing unrelated to the purpose of the surveillance.
At a practical level, I propose a set of four principles that should guide the future development of surveillance law, allowing for a more appropriate balance between the costs and benefits of government surveillance. First, we must recognize that surveillance transcends the public-private divide. Even if we are ultimately more concerned with government surveillance, any solution must grapple with the complex relationships between government and corporate watchers. Second, we must recognize that secret surveillance is illegitimate, and prohibit the creation of any domestic surveillance programs whose existence is secret. Third, we should recognize that total surveillance is illegitimate and reject the idea that it is acceptable for the government to record all Internet activity without authorization. Fourth, we must recognize that surveillance is harmful. Surveillance menaces intellectual privacy and increases the risk of blackmail, coercion, and discrimination; accordingly, we must recognize surveillance as a harm in constitutional standing doctrine.
Copyright: “diritto d’autore”, diritto di censura – 6dof

Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta.” – De Civitate Dei, Agostino d’ Ippona
Per meglio comprendere i rapporti di potere racchiusi nella grande “C” cerchiata che compare sulla maggior parte dei prodotti dell’ intelletto, conviene partire da dove è più consono farlo, dalla Storia.
Mentre nell’ antichità, anche a causa di una diffusa analfabetizzazione, raramente si è sentita la necessità di tutelare legalmente l’ autore di un opera, è in tempi abbastanza recenti e solo con l’ avvento della stampa che si inizia a parlare di “diritti di copia” (copyrights).
Nell’ Inghilterra del XVI secolo, a seguito dei nuovi mezzi di stampa “di massa” iniziarono a circolare documenti di ogni sorta in grandi quantità, talvolta riportando contenuti non graditi al monarchia dell’ epoca. Costoro ebbero quindi la bella idea di fondare una corporazione privata – la London Company of Stationer – il cui compito era controllare i testi in circolazione per approvare soltato quelli autorizzati dal governo.
Per rendere tutto perfettamente legale furono ideati, appunto, i cosiddetti copyrights, diritti di copia concessi agli editori autorizzati che diventarono così unici detentori delle nuove opere, ottenendo l’ esclusiva della stampa di queste, garantendosi il monopolio editoriale e svolgendo un ruolo inquisitorio nei confronti della libera circolazione di idee.
Il copyright, insomma, fu concepito dai governi al semplice scopo di privilegiare le case editrici ed attuare una dura censura. Continua a leggere



