Joseph-Nicolas Pancrace Royer

Joseph-Nicolas Pancrace Royer, un musicista che se fosse nato duecentosessant’anni più tardi, avrebbe inventato il death metal. :)

La marche des Scythes

Le Vertigo

È più forte di me, ma il primo di questi due pezzi mi fa pensare tantissimo ai Dark Tranquillity fino a “The mind’s I”, mentre il secondo ai Cannibal Corpse. :D

Quanto è difficile trovare gruppi prog, oggi!

Ho finito da un paio di giorni la lettura di G.E.B. e, mi rendo conto ora che gli schemi di ragionamento contenuti in quel libro, iniziano a venire usati dal mio pensiero, permettendomi di trovare nuove prospettive.

Un esempio è emerso proprio qualche minuto fa in una discussione sul progressive rock. Ci si chiedeva come mai, attualmente, non si trovino più gruppi definibili come “progressive“. Penso che questa sensazione derivi dall’ambigutà con cui si considera la sua definizione. Credo che quell’etichetta sia sempre stata usata erroneamente sia per identificare un genere, allo stesso modo di jazz, blues, techno, classica o quant’altro, sia un’attitudine innovativa. L’errore sta nel fatto che una caratteristica fondamentale del progressive, cioè l’innovazione, non appartiene all’insieme di caratteristiche che fanno parte del livello dei generi, ma fa parte invece di un livello superiore ad esso, che si potrebbe chiamare livello dei meta-generi (per aiutarmi, ho usato volontariamente una terminologia Hofstadteriana).

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Canzone d’amore spettrale

I Kalashnikov Collective hanno appena fatto uscire il video di un loro nuovo pezzo che andrà sull’EP “Vampirizzati oggi!”. Mi erano stati consigliati da No Longer Human e mi accorgo ora che non ho ancora scritto nulla su di loro, nonostante me lo stia ripromettendo da tempo. Mentre ci penso, potreste portarvi avanti e scaricare gli album dal loro blog, specialmente l’ultimo “Living in a psycho-chaos era“, che è un vero capolavoro. Lo troverete nella colonnina a destra.

Quegli imbecilli nati in un posto

L’originale è francese di Georges Brassens, questa versione italiana è cantata da Alberto Patrucco. Potrei dedicarla, ma non penso che ce ne sia bisogno. Si capisce abbastanza chiaramente. :-)

Musica cosmica

Ultimamente sto ascoltando molta di quella musica che viene catalogata nel filone della Kosmiche Musik, all’interno dell’enorme pentolone del Krautrock.

Ho iniziato a pensare a cosa sia, ciò che ci da la sensazione di “cosmicità” in certa musica ed a cosa dovrebbe assomigliare una vera e propria musica cosmica. Spesso, è sufficiente che un pezzo abbia suoni elettronici, sintetizzatori, effetti di echi e riverberi, perché la nostra memoria richiami le immagini spaziali che ha precedentemente appreso dalla visione di documentari, immagini, film fantascientifici, o altra musica che ci è stato detto essere “cosmica”. Ognuna di queste caratteristiche possono sembrare avere il proprio senso di esistere: ad esempio gli effetti di echi e riverberi ci danno la sensazione di spazialità. Ma ciò che spesso ci da l’impressione di “cosmicità”, è il ricordo, cioè l’aver appreso precedentemente quello che la nostra cultura identifica come tale. Quasi nessuno può avere avuto l’esperienza diretta della vastità e del vuoto del cosmo, quindi ci si rifà alle immagini ed ai suoni derivati dalle immaginazioni e dalle esperienze altrui: documentari sullo spazio, ricostruzioni, film, e via dicendo. Questa è una cosmicità di seconda mano.

Se provassimo davvero ad immaginare cosa sarebbe l’esperienza del vuoto cosmico – tralasciando il fatto che in quella condizione moriremmo in brevissimo tempo – nel modo più diretto possibile, senza intermediazione, dovremmo considerare quello che provocherebbe in noi l’assenza assoluta di suono, di pressione atmosferica, di gravità ed una quantità ridottissima di stimoli visivi. In una situazione simile, ciò che maggiormente fornirebbe stimoli visivi, olfattivi, tattili, auditivi, sarebbe il nostro stesso corpo. Continua a leggere