Ultimamente sto ascoltando molta di quella musica che viene catalogata nel filone della Kosmiche Musik, all’interno dell’enorme pentolone del Krautrock.
Ho iniziato a pensare a cosa sia, ciò che ci da la sensazione di “cosmicità” in certa musica ed a cosa dovrebbe assomigliare una vera e propria musica cosmica. Spesso, è sufficiente che un pezzo abbia suoni elettronici, sintetizzatori, effetti di echi e riverberi, perché la nostra memoria richiami le immagini spaziali che ha precedentemente appreso dalla visione di documentari, immagini, film fantascientifici, o altra musica che ci è stato detto essere “cosmica”. Ognuna di queste caratteristiche possono sembrare avere il proprio senso di esistere: ad esempio gli effetti di echi e riverberi ci danno la sensazione di spazialità. Ma ciò che spesso ci da l’impressione di “cosmicità”, è il ricordo, cioè l’aver appreso precedentemente quello che la nostra cultura identifica come tale. Quasi nessuno può avere avuto l’esperienza diretta della vastità e del vuoto del cosmo, quindi ci si rifà alle immagini ed ai suoni derivati dalle immaginazioni e dalle esperienze altrui: documentari sullo spazio, ricostruzioni, film, e via dicendo. Questa è una cosmicità di seconda mano.
Se provassimo davvero ad immaginare cosa sarebbe l’esperienza del vuoto cosmico – tralasciando il fatto che in quella condizione moriremmo in brevissimo tempo – nel modo più diretto possibile, senza intermediazione, dovremmo considerare quello che provocherebbe in noi l’assenza assoluta di suono, di pressione atmosferica, di gravità ed una quantità ridottissima di stimoli visivi. In una situazione simile, ciò che maggiormente fornirebbe stimoli visivi, olfattivi, tattili, auditivi, sarebbe il nostro stesso corpo. Continua a leggere→
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