Green Hill: rivelazioni dall’interno

Ribloggato da No longer human:

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Da http://www.fermaregreenhill.net

Dipendenti ed ex-dipendenti di Green Hill hanno deciso di contattarci e darci informazioni preziose e prove di attività illegali compiute all’interno del lager di Montichiari.
Da tempo girano voci di soppressioni fatte illegalmente, di cani considerati “di seconda scelta“, scartati e soppressi solo per le caratteristiche di razza o piccole anomalie, che non vengono venduti agli esigenti clienti di Green Hill.

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Liberano dei prigionieri destinati alla tortura ed alla morte. Arrestati ed accusati di furto.

img: beagle liberatoSe i prigionieri in oggetto fossero degli esseri umani, pensereste subito ad una situazione assurda, oppure ad un fatto del passato, quando era ancora diffusa la schiavitù esplicita, o ancora, a qualche paese nel quale permangono tradizioni e leggi violente. Ma i prigionieri in questione sono cani. Cuccioli di Beagle che vengono allevati in massa nei capannoni dell’azienda Green Hill di Montichiari (BS). Il fatturato di quest’azienda, che è,credo, la più grossa d’Italia in questo campo, deriva dalla vendita di cani ai laboratori di sperimentazione di aziende farmaceutiche, cosmetiche e via dicendo. Questi cani, nascono all’interno di capannoni, in gabbie e condizioni che, chi è riuscito ad intrufolarsi, ha detto essere pietose, crescono richiusi, senza poter nemmeno vedere la luce del sole, dopodiché vengono venduti come merce, e portati in luoghi dove verranno torturati ed uccisi, per testare magari quanto mascara deve andare a contatto con l’occhio prima di perderne l’uso, oppure qual’è la dose di una sostanza che, una volta ingerita, uccide il 50% dei soggetti. Non è proprio il genere di vita che si direbbe felice.

I test sugli animali, non sono solo crudeli nei loro confronti, ma sono metodi inadeguati che concorrono alla commercializzazione di farmaci potenzialmente nocivi o inefficaci. Se venissero sostituiti (e molti, già l’hanno fatto) con test più adeguati, usando apparecchiature adatte allo scopo, al posto di animali, riusciremmo ad avere prodotti meglio testati, ed un avanzamento ulteriore nella ricerca. Non si tratta quindi, di scegliere se far morire un topo, un cane, un coniglio, un macaco, oppure un bambino, ma di avere la certezza che tutti questi, assieme, non soffrano e muoiano inutilmente.

Una review del 2005, condotta dal dott. Toni Lindl (ex professore di Biochimica all’Università di Bonn e attuale direttore dell’Istituto di Colture Cellulari Applicate di Monaco) ha concluso che gli esperimenti su animali falliscono nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte [4]. La ricerca ha analizzato 51 serie di esperimenti su 5.000 animali condotte in tre università in Germania. E’ stato scoperto che il 99,7% dei risultati non erano applicabili agli umani e che per il rimanente 0,3% non era poi stata trovata alcuna applicazione medica reale.

Per saperne di più:

Riporto ora una serie di articoli sulla notizia accennata nel titolo. Continua a leggere

Esseri con uno scopo

Un paio di sere fa mi è capitato di andare a cena con degli amici. Scherzi e battute varie sugli ingredienti delle pizze e sulla quantità di carne in aggiunta, che alcuni si fanno mettere sopra per compensare il fatto che io non ne mangio, si arriva presto ad una questione interessante. Uno di loro, con l’approvazione di altri, sostiene che non mangerebbe mai carne di animali cacciati, ma che al contrario mangia quella degli animali allevati perché, ad opinione sua e di quelli che l’approvavano, essi sono nati per quello scopo. A quel punto, gli domando se sia meglio per un animale nascere e vivere imprigionato per tutta la vita, al solo scopo di vernire poi ucciso, oppure vivere liberamente, godersela, acooppiarsi, organizzarsi in gruppi, fino a quando non arriva un cacciatore ad ammazzarlo. La domanda l’ha lasciato senza parole, poi ha ripiegato ancora sull’idea dello scopo, ed allora gli ho chiesto chi avesse deciso quello scopo. Lui rimane titubante, probabilmente perché, sapendo che non sono credente, temeva che rispondendo “Dio” avrebbe fatto partire un’altra discussione, quindi il discorso finisce lì. Non ho voluto insistere.

Volendolo invece continuare, secondo me, sarebbero emerse alcune cose molto semplici ma interessanti. Prima di tutto, uno scopo esiste solo in presenza di una volontà precedente. Lo scopo della forchetta, come strumento, nasce dalla volontà del suo costruttore di avere un mezzo che gli permetta di infilzare il cibo comodamente. Qualcuno ha bisogno di uno strumento atto a quello scopo, e quindi s’inventa la forchetta. Ma lo scopo di una roccia quale sarebbe? La roccia è un oggetto formatosi spotaneamente in seguito ad una serie di cause ed interazioni fra materia, che sono fuori dal controllo e dalla volontà dell’uomo. La roccia diventa uno strumento, ed acquisisce uno scopo, quando una persona desidera esercitare la propria volontà e ritiene che quella roccia possa servirgli.

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Antispecismo. L’argomento di Peter Singer

Da A – rivista anarchica, numero 364

Antispecismo?

a cura di Troglodita Tribe

Non è una dieta Non è una moda Non è una religione.

Peter Singer

Quando Peter Singer mise finalmente sul tavolo la stridente contraddizione che regge tutto il sistema specista, fu finalmente chiaro che soltanto il razzismo e la cultura fascista del più forte potevano giustificare pienamente l’uso che la gran parte degli individui umani sta facendo degli animali.

In effetti, prima di allora (appurato che privare della libertà e uccidere animali non è affatto indispensabile per la salute e la sopravvivenza umana) la risposta che veniva abitualmente offerta riguardava la supposta incapacità degli animali a provar sensazioni – considerate esclusivamente umane – quali la paura, l’angoscia, la rabbia, l’affetto, la noia. Si sosteneva che questi esseri, semplicemente, non fossero consapevoli di esistere, non avessero la capacità di formulare pensieri, di distinguere, per esempio, la differenza tra la libertà e la prigionia.

Pur considerando l’arretratezza e la mancanza di buon senso, di empatia e di sensibilità insite in questa risposta (che peraltro, oggi, è superata da prove e studi di etologia) Peter Singer chiese, allora, di considerare con attenzione il trattamento che veniva riservato a quegli umani che, per nascita o per disgrazia, non erano più in grado di formulare pensieri o di aver consapevolezza del loro essere qui e ora. Ovviamente, queste persone, ricevevano cure e attenzioni e, nessuno, a parte i nazisti di ben nota memoria, si sarebbe sognato di usarli come cavie per esperimenti, di rinchiuderli e di allevarli per sfruttarne la pelle, la carne, le ossa, il lavoro o il divertimento che potevano rendere.
Era dunque ovvio che la supposta incapacità degli animali a pensare non fosse la risposta giusta, non fosse, in altre parole, la reale discriminante che ci permetteva di decidere chi poteva essere torturato, ucciso e mangiato e chi, invece, aveva diritto alle cure e al rispetto. Continua a leggere

Antispecismo, politica, coerenza ed instabilità

Mi è capitato molte volte di discutere di antispecismo, animalismo e politica. Specialmente in discorsi che tiravano in ballo un famigerato gruppo di animalisti dal nome percentuale, noti per gli slogan e gli atteggiamenti tutt’altro che nonviolenti, e fondato da un personaggio politico di estrema destra che, sembrerebbe utilizzi questa organizzazione per acquisire consensi. Molti degli appartenenti non sanno, non ci credono, lo negano o lo ritengono poco importante. L’argomento che sento utilizzare spesso è che non sia importante la filosofia o l’orientamento politico sul quale essi poggiano, ma le azioni che compiono. Se in parte si può condividere (un animale salvato è sempre una buona cosa), ci sono, al contrario, dei buoni motivi per diffidare di questo strano sincretismo fra estrema destra ed animalismo. Sincretismo che diventa contraddizione se al posto di animalismo mettiamo antispecismo. Continua a leggere