Anche dei film molto belli possono poggiare su idee fallaci rimanendo comunque degli ottimi lavori, molto godibili ed ispiranti.
Pi, o Il teorema del delirio, è un film psicologico e surreale di Darren Aronofsky, girato con uno stile molto personale ed una fotografia in bianco e nero con molto contrasto, tipica dell’espressionismo, poi ereditata da alcuni film di (meta)genere weird come Eraserhead, Tetsuo o Begotten.
The invention of lying, o Il primo dei bugiardi, è una commedia di Ricky Gervais che affronta il tema della religione e della necessità per l’uomo di inventare storie.
Pi – Il teorema del delirio
Secondo le teorie del protagonista del film, la matematica sarebbe l’essenza dell’universo: ciò che lo origina e lo muove.
Quest’idea è molto affascinante, stimola la fantasia e permette molte divertenti speculazioni.
La matematica, tuttavia, non è altro che un linguaggio simbolico, un sistema formale creato dall’uomo. Il modo in cui è strutturata, la rende particolarmente adatta a descrivere e prevedere i fenomeni fisici che avvengono nell’universo.
È possibile fare altrettanto, talvolta con più difficoltà, utilizzando altri linguaggi sufficientemente completi. Potremmo provarci con la lingua parlata, con il mimare, con una danza o con un algoritmo, ed affermare quindi che l’universo fu creato e sia costituito dal Verbo, che sia Shiva, con la sua danza, a creare e distruggere tutto ciò che esiste, o che sia un programma per computer.
Questo, significherebbe, però, confondere il simbolo con l’oggetto; sarebbe, cioè, una caratteristica di ciò che viene definito pensiero magico. Continua a leggere