Pignolerie su bei film: Pi / Il primo dei bugiardi. Universo di matematica ed inevitabilità della menzogna.

Anche dei film molto belli possono poggiare su idee fallaci rimanendo comunque degli ottimi lavori, molto godibili ed ispiranti.

Pi, o Il teorema del delirio, è un film psicologico e surreale di Darren Aronofsky, girato con uno stile molto personale ed una fotografia in bianco e nero con molto contrasto, tipica dell’espressionismo, poi ereditata da alcuni film di (meta)genere weird come Eraserhead, Tetsuo o Begotten.

The invention of lying, o Il primo dei bugiardi, è una commedia di Ricky Gervais che affronta il tema della religione e della necessità per l’uomo di inventare storie.

Pi – Il teorema del delirio

Secondo le teorie del protagonista del film, la matematica sarebbe l’essenza dell’universo: ciò che lo origina e lo muove.

Quest’idea è molto affascinante, stimola la fantasia e permette molte divertenti speculazioni.

La matematica, tuttavia, non è altro che un linguaggio simbolico, un sistema formale creato dall’uomo. Il modo in cui è strutturata, la rende particolarmente adatta a descrivere e prevedere i fenomeni fisici che avvengono nell’universo.

È possibile fare altrettanto, talvolta con più difficoltà, utilizzando altri linguaggi sufficientemente completi. Potremmo provarci con la lingua parlata, con il mimare, con una danza o con un algoritmo, ed affermare quindi che l’universo fu creato e sia costituito dal Verbo, che sia Shiva, con la sua danza, a creare e distruggere tutto ciò che esiste, o che sia un programma per computer.

Questo, significherebbe, però, confondere il simbolo con l’oggetto; sarebbe, cioè, una caratteristica di ciò che viene definito pensiero magico. Continua a leggere

Archivi storici futuri

Note sulla traduzione:
I seguenti frammenti di testo vengono tradotti mediante un algoritmo automatico che si adatta al linguaggio, la cultura e l’epoca in cui vive l’Utente del servizio. L’impostazione predefinita produce un testo che privilegia la preservazione del significato, conservando alcune particolarità della lingua originale, ma trascurando quelle che renderebbero il testo poco comprensibile per l’Utente. L’algoritmo si occupa di adattare la lingua esaminata, rendendola di facile lettura per l’Utente, tuttavia, essendo un processo automatico, potrebbero permanere delle parti di difficile comprensione. Suggeriamo all’Utente interessato a studi più specialistici dei testi, la scelta di una traduzione specifica, oppure di una diversa interfaccia d’accesso alla banca dati storica. Continua a leggere

Che cos’è il debito? (di David Graeber)

Riporto un altro articolo, inizialmente reblog da “No longer human”, al momento non raggiungibile. La fonte originale è  un’intervista in inglese su Naked capitalism, poi tradotta da Sinistrainrete.

Ho trovato molto interessante il discorso sul baratto, specialmente perché comunemente lo si intende in modo diverso da come in realtà era.

Che cos’è il debito?

Denaro, crisi e progresso sociale secondo un antropologo

Philip Pilkington intervista David Graeber

Philip Pilkington: La maggior parte degli economisti sostiene che il denaro fu inventato per sostituire il sistema basato sul baratto. Ma le ricerche svolte hanno condotto a risultati completamente diversi, dico giusto?

David Graeber: Sì, c’è una storiella convenzionale che è stata raccontata a tutti noi, un “c’era una volta” – nient’altro che una fiaba, in effetti. Non merita davvero di essere introdotta diversamente da così: secondo questa teoria, in origine tutti gli scambi erano fondati sul baratto. “Sai cosa ti dico? Ti darò venti galline per quella vacca. O tre punte di freccia per quella pelliccia di castoro o per qualcos’altro tu possa offrirmi.” Questo creava degli inconvenienti, magari perché il tuo vicino non aveva bisogno di galline in quel momento, ragion per cui si dovette inventare il denaro.

Le società gilaniche

…E se vi dicessi che nell’Europa orientale, fra l’ 8000 a.C. ed il 2500 a.C. si svilupparono e spontaneamente delle società di agricoltori, pacifiche, paritarie fra i sessi, senza ordinamento statale e tuttavia, o forse proprio per merito di questo, con uno sviluppo artistico, culturale e tecnologico molto elevato?

Queste società sono state scoperte dall’archeologa lituana Marija Gimbutas e studiate dall’antropologa Riane Eisler.

In questo documentario sottotitolato vengono descritte le scoperte e gli studi di Marija Gimbutas: Signs out of time.

Qua riporto l’articolo riassuntivo che attualmente ho trovato più esauriente. Da Anarchopedia (fate riferimento a questo link per eventuali aggiornamenti).

La storica e archeologa Riane Eisler ha indicato con il neologismo gilania - dalle parole greche gynè, “donna” e andros, “uomo” (la lettera l tra i due ha il duplice significato di unione, dal verbo inglese to link, “unire” e dal verbo greco lyein o lyo che significa “sciogliere” o “liberare”) – quella fase storica plurimillenaria (8.000-2500 a.c in rapporto soltanto al neolitico) fondata sull’eguaglianza dei sessi e sulla sostanziale assenza di gerarchia e autorità, di cui si conservano tracce tanto nelle comunità umane del Paleolitico superiore quanto in quelle agricole del Neolitico. Continua a leggere

Lavorando in incognito in un macello: un intervista con Timothy Pachirat

Della violenza nei macelli e nell’industria alimentare si sono già dette moltissime cose e penso che la questione sia sufficientemente chiara a chiunque non si rifiuti di prendere in considerazione i fatti conosciuti. Quello che mette in evidenza quest’intervista è un aspetto meno discusso e, a mio avviso, molto più interessante. Si parla infatti di come sia possibile che l’esercizio della violenza diventi accettabile e normale da parte delle persone che la operano direttamente e da chi, da questa violenza, trae beneficio.

È un discorso che si presta ad essere allargato, come fa notare anche l’autore, in altri ambiti al di fuori del caso del macello industriale qua evidenziato.

La mia impressione era che, portare l’attenzione vicina a come viene operata l’uccisione industrializzata, avrebbe potuto non solo mettere in luce come la realtà del massacro animale viene resa tollerabile, ma anche come la distanza e l’occultamento operano in analoghi processi sociali: guerra eseguita da eserciti di volontari, il subappalto del terrore organizzato a mercenari, e la violenza alla base della fabbricazione delle migliaia di oggetti e componenti con cui veniamo a contatto nella nostra vita quotidiana.

I meccanismi che permettono questo, sono infatti utilizzabili efficacemente come strategie politiche. Quando tempo fa mi chiedevo cosa passasse per la mente di chi vuol diventare soldato, intendevo capire anche questo genere di meccanismi. La burocratizzazione della società, il funzionamento interno dei governi, dell’esercito, sono anch’essi meccanismi che portano ad ottenere i medesimi effetti. Si comprende, quindi, come sia possibile accettare la violenza della guerra, di governi, delle forze dell’ordine sia da parte di chi quella violenza la attua personalmente, sia da chi ne trae beneficio.

La lezione, qui, non è che la macellazione ed i genocidi siano moralmente e funzionalmente equivalenti, ma piuttosto che la violenza sistematica, su larga scala, resa routine, è del tutto coerente con il genere di strutture burocratiche ed i meccanismi che associamo tipicamente alla civiltà moderna.

Voglio introdurre quest’intervista mostrando due video divertenti. Il primo è il famoso sketch dei Monty Python della barzelletta mortale, il secondo è una candid camera brasiliana segnalatami da Rita.

Ho fatto personalmente la traduzione dell’intervista. Chi sapesse come migliorarla, specialmente traducendo alcuni termini gergali in equivalenti italiani, mi scriva i suggerimenti nei commenti. :)

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