Robota – prima parte

Condannati i nove attivisti hacker del Comitato AntiRossum.

Pubblichiamo questo articolo di approfondimento diviso un due parti, per far luce su cosa siano le tecniche di duplicazione della coscienza, e come queste si leghino con il mondo dello spettacolo e delle controculture cibernetiche.

La condanna

Numerose le proteste per la severa condanna ai sei originali e tre replicanti del gruppo di hacker conosciuto come Comitato AntiRossum, arrestati sedici mesi fa, dopo la confessione di Sunij Idsyo, detto ”Loop“, il primo del gruppo a venire catturato ed interrogato.

Ergastolo, obbligo a svolgere lavori socialmente utili ed astensione dall’uso di qualsiasi apparecchiatura informatica per i sei originali. Riprogrammazione per i tre replicanti. Oltre ad un’ammenda di circa due miliardi di euro, calcolati in base al numero stimato di replicanti manomessi direttamente, o da altre persone mediante gli strumenti informatici creati dal gruppo.

La manipolazione delle restrizioni applicate alla coscienza di un duplicato, e’ un reato informatico che viola la legge sul cyberterrorismo, che vieta a qualunque cittadino ogni tentativo di decrittazione di codici cifrati. Quando la violazione avviene sulla mente di un artista, le pene vengono aggravate dall’applicazione delle leggi sulla protezione delle proprieta’ intellettuali. Nonostante le condanne molto severe, questo tipo di violazione viene commesso quotidianamente su milioni di replicanti, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dai vari gruppi di pirati informatici. Uno dei gruppi piu’ sfuggenti e’ il cosiddetto Comitato AntiRossum, il cui nome si rifa’ ad un vecchio spettacolo teatrale del 1920: “I robot universali di Rossum”, di Karel Capek. L’opera, poco conosciuta, ha il primato di aver utilizzato per la prima volta il termine “robot”, parola che deriva dal ceco “robota”, ossia “schiavo”. Continua a leggere

Nè Newton nè Leibniz ma mente collettiva – 6dof

Da Six Degrees of Freedom:

«Omnia sunt communia», Thomas Müntzer

All’interno della comunità matematica si discute tuttora, anche se ormai folcloristicamente, della disputa molto accesa e mai conclusa tra Isaac Newton e Gottfried Leibniz per la paternità del calcolo infinitesimale, branca fondante dell’analisi matematica e dunque presupposto per tanti risultati tecnologici e scientifici dell’ultimo secolo.
Newton, pur iniziando prima di Leibniz a sviluppare il “metodo delle flussioni”, tardò molto nel pubblicare i suoi risultati. Inizialmente tra i due nacque un produttivo scambio epistolare, tramite il quale gli scienziati iniziarono a comprendere la portata delle loro intuizioni, ma che terminò bruscamente non appena si presentò a entrambi il timore di vedersi strappare il primato della scoperta.
Nel 1684 Leibniz pubblicò il Nova methodus pro maximis et minimis, primo trattato di analisi matematica mai pubblicato. Fu allora che Newton accusò il collega di plagio, appellandosi alla Royal Society of London, del quale era membro onorario, per essere riconosciuto come padre di quelle scoperte che non pubblicò però prima del 1687, nel suo celebre Philosophiae naturalis principia mathematica. Leibniz dal canto suo sostenne che anche prima di leggere i testi di Isaac avesse ottenuto certi risultati.
L’accanimento di Newton continuò per anni e la contesa proseguì addirittura anche oltre la morte di Leibniz, coinvolgendo l’ intera comunità scientifica in una vicenda che mai trovò un finale. L’ ipotesi più accreditata, tuttavia, è che entrambi gli studiosi abbiano sviluppato parallelamente le stesse ipotesi giungendo alle stesse conclusioni, usufruendo inoltre ognuno delle conoscenze apprese dall’altro durante i loro pochi scambi. Questa tesi è avvalorata dal fatto che nelle opere dei due si riscontrano diversi approcci, più fisico-applicativo quello di Newton, più teorico-algebrico quello di Leibniz, il che escluderebbe una qualsiasi ipotesi di plagio, in un senso o nell’altro.
Se vale la pena soffermarsi su vicende storiche come questa è per provare a rimettere in discussione quelle concezioni predominanti che tentano di fondare l’ attuale sistema accademico e culturale sul merito individuale e sulla competitività. Continua a leggere

Copyright: “diritto d’autore”, diritto di censura – 6dof

Da Six Degrees of Freedom:

IMG: Copyright logo

Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta.” – De Civitate Dei, Agostino d’ Ippona

Per meglio comprendere i rapporti di potere racchiusi nella grande “C” cerchiata che compare sulla maggior parte dei prodotti dell’ intelletto, conviene partire da dove è più consono farlo, dalla Storia.

IMG: Maledizioni in copertina

Maledizioni in copertina, antico metodo anti-plagio ammanuense molto ripreso recentemente

Mentre nell’ antichità, anche a causa di una diffusa analfabetizzazione, raramente si è sentita la necessità di tutelare legalmente l’ autore di un opera, è in tempi abbastanza recenti e solo con l’ avvento della stampa che si inizia a parlare di “diritti di copia” (copyrights).
Nell’ Inghilterra del XVI secolo, a seguito dei nuovi mezzi di stampa “di massa” iniziarono a circolare documenti di ogni sorta in grandi quantità, talvolta riportando contenuti non graditi al monarchia dell’ epoca. Costoro ebbero quindi la bella idea di fondare una corporazione privata – la London Company of Stationer – il cui compito era controllare i testi in circolazione per approvare soltato quelli autorizzati dal governo.
Per rendere tutto perfettamente legale furono ideati, appunto, i cosiddetti copyrights, diritti di copia concessi agli editori autorizzati che diventarono così unici detentori delle nuove opere, ottenendo l’ esclusiva della stampa di queste, garantendosi il monopolio editoriale e svolgendo un ruolo inquisitorio nei confronti della libera circolazione di idee.
Il copyright, insomma, fu concepito dai governi al semplice scopo di privilegiare le case editrici ed attuare una dura censura. Continua a leggere

Alcune note su blog, commenti e tracciamento degli utenti

In questo articolo descriverò il modo in cui vengono trattati i contenuti del sito ed i commenti. Informerò i visitatori ed i commentatori dei dati che il blog raccoglie su di loro. Spiegherò, infine, come possono evitare o almeno rendere più difficoltosa la raccolta dei dati, la profilazione ed il tracciamento.

Contenuti del sito

Qualunque post e commento scritti da me su questo blog, sono da ritenere completamente privi di copyright. Significa che potete farci quello che preferite. Copiarli, modificarli, attribuirli a voi stessi… Non m’interessa ricevere meriti per ciò che scrivo e non mi metterò a perlustrare la rete per scovare eventuali copie. Al contrario, ritengo che qualsiasi lavoro, nel momento stesso in cui viene reso pubblico, diventi indipendente da chi l’ha assemblato e pubblicato. La gelosia o la vanità non hanno alcun senso di essere. Nel caso il lavoro ripubblicato diventi fonte di modifiche o di discussioni interessanti, chiedo solo a chi l’avesse ripubblicato o modificato la cortesia di farmi avere almeno un collegamento, in modo da soddisfare la mia curiosità. :)

Dato che non ritengo giusto imporre questo mio comportamento ad altri, per tutti i lavori che decido di riportare e pubblicare sul blog o nei commenti, m’impegno a citare l’autore originale o la fonte, e chiedo la cortesia, a chi volesse ripubblicarli, di fare altrettanto. Chi si sentisse offeso o danneggiato da eventuali mie ripubblicazioni, può contattarmi per discuterne. Nel caso fosse comunque convinto di farmi rimuovere il lavoro, gli farò la cortesia di soddisfarlo, segnalando sul blog che la rimozione è stata effettuata su richiesta dell’autore specificato.

Parlo di “cortesia”, perché ritengo che sia preferibile accordare della fiducia reciproca da parte delle persone coinvolte e che, come io non posso obbligare altri ad agire come io desidererei, allo stesso modo nemmeno altri dovrebbero pretendere che io sia obbligato ad agire nel modo in cui essi preferiscono e, nel caso lo facessi, vorrei che fosse come forma di cortesia e rispetto nei loro confronti. Preferisco gli accordi fra persone civili, senza la necessità di mediazione di terzi od autorità esterne. Continua a leggere

The Pirate Bay è la libreria più efficiente al mondo – Zacquary Adam Green

Segnalato su imbuteria, riporto quest’articolo che presenta una similitudine molto interessante.

Da falkvinge.net

The way media piracy works is that one person or group purchases a work, and then shares it with millions of other people. This supposedly deprives the author or artist of those millions of people’s money. One group has acquired over 50 million media items, and makes each of them available to approximately 20 million people — which must be a tremendous hit to creative professionals’ wallets. This notorious institution is called the New York Public Library.

It begs the question why every author, filmmaker, and musician isn’t up in arms about the New York Public Library’s rampant sharing, while there’s a ton of opposition to the sharing habits of BitTorrent peers who use The Pirate Bay. After all, The Pirate Bay’s community shares significantly less than the New York Public Library: just 1 million items in 2008 (and the collection certainly hasn’t grown 5000% since then). The reason that The Pirate Bay is offensive, and the New York Public Library is not, is because of its efficiency. Continua a leggere