Narrazioni di guerra

Forse qualcuno sarà iniziato a diventare sospettoso da quando c’è stato il misterioso omicidio di Bin Laden. Un sospetto lieve, che parte da un pensiero che rimane sul filo dell’acqua della percezione e della coscienza. Buona parte delle notizie sulle guerre in corso, hanno iniziato a diventare molto simili alla narrativa popolare. Sembrano avere una trama, personaggi ben identificati e caratterizzati, una sceneggiatura che ricalca schemi che abbiamo imparato a conoscere. Che la stampa stia facendo propaganda per giustificare le azioni di guerra, non è una novità. Ma ciò che accade ora, sembra avere una qualità diversa. Dovrebbe farvi venire un po’ di sospetto l’eccessiva chiarezza della trama, la qualità della narrazione.

Provare a confrontare ciò che viene raccontato come se steste confrontando le sceneggiature di diversi telefilm. Prendiamo “Guerra al terrore” e “Ribellione in Libia”. Vi accorgerete che le narrazioni di allora, erano assai più goffe, incostanti, talvolta confuse, mentre ciò che è stato narrato della guerra in Libia da tutt’altra impressione. È chiaro, facilmente seguibile, i personaggi sono semplici e ben inquadrati, la trama era prevedibile sin dall’inizio e dava l’impressione che ci sarebbe stato certamente un lieto fine. Una differenza simile a quella che si può riscontrare fra un film girato da qualche inesperto e pretenzioso regista, e la qualità estetica e la chiarezza nell’esposizione di un film di Spielberg, che viene compreso senza sforzo da tutta la famiglia e nel quale i personaggi sono archetipi e le situazioni dei canovacci ben riconoscibili, prevedibili e quindi tranquillizzanti.

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Libia, rischiamo una guerra mondiale con Cina e Russia

A volte penso che le persone che non riescono a fare certi collegamenti fra gli accadimenti, che rimangono incoscienti delle possibili conseguenze, siano in qualche modo fortunate. Se solo provo a collegare queste notizie, con la presunta urgenza di un programma nucleare in Italia, con l’allargarsi degli affari ed il crescere dei centri di ricerca per l’industria bellica, con la consapevolezza che la maggior parte dei governi (compreso il parlamento europeo) non stiano lavorando per le popolazioni che li hanno eletti, ma siano il tramite di interessi industriali e finanziari, mi gira la testa.

Due notizie riguardanti la guerra in Libia, che ora il governo Italiano ha ufficializzato (i tornado italiani erano presenti da quando anche la Francia aveva iniziato ad attaccare). La prima è dal blog antimilitarista romperelerighe, nato per informare riguardo alla guerra ed ai progetti per la base militare di Mattarello di Trento.

Decollano da Sigonella i Predator contro la Libia

Ricordiamo che il “cuore elettronico” delle radio che i Predator utilizzano per comunicare con la base è prodotto da Eurotech. Una controllata di Eurotech – NeuriCam S.p.A. – è presente in Manifattura Domani, il gruppo che gestisce i progetti per l’ex Manifattura Tabacchi di Rovereto.

La seconda, che riporto per intero, è da un’intervista a Paul Craig Roberts, ex braccio destro di Ronald Reagan. Da libreidee

Attenti: stiamo giocando col fuoco. Che ci fa la Nato in Africa? Qualcuno crede davvero che l’Occidente spenda tutti quei soldi in bombe e portaerei perché è interessato alla libertà dei popoli oppressi, come quello libico? E perché allora non interviene anche in Bahrein o in Arabia Saudita, dove dominano regimi altrettanto dispotici? La posta in gioco è il petrolio? Non solo. L’aspetto più pericoloso è un altro: attaccando Libia e Siria, gli Usa in declino, che tra cinque anni saranno sorpassati dall’economia cinese, stanno cercando di sfrattare dal Mediterraneo la Cina e la Russia. Rischiamo seriamente un’escalation anche nucleare, che può portare alla Terza Guerra Mondiale. A dirlo non è Wikileaks, ma il professor Paul Craig Roberts, già braccio destro di Ronald Reagan. Continua a leggere

Guerra

Riporto quest’articolo che mi pare abbastanza lucido e, proprio per questo, inquietante.

Da Libre.

Il mondo brucia, l’America vacilla: si prepara una guerra?

Signori, sveglia: nessuno ne parla, ma il pericolo non è mai stato così vicino. Ha un nome antico e, purtroppo, senza tempo: è la guerra, il conflitto planetario, l’incubo che il mondo si ostina a rimuovere dalla propria narrazione quotidiana. Eppure: se la Cina continua a crescere in modo impressionante, e l’Occidente non accenna a voler ridurre i propri smodati consumi, nel giro di pochissimi anni la torta sarà impossibile da spartire. E visto che la potenza militare americana è super-indebitata, il pericolo cresce: qualcuno – i soliti banchieri che governano l’economia mondiale? – potrebbe spingere verso una drastica soluzione finale, ancora una volta militare, per azzerare il debito e conquistare l’accesso alle risorse strategiche.

Lo scrive Giulietto Chiesa in un intervento su “Megachip”, mentre il Maghreb è in rivolta e di ora in ora i network aggiornano il bilancio della spaventosa crisi della Libia sull’orlo della guerra civile, se è vero che a Bengasi – nel bagno di sangue scatenato da polizia e mercenari – reparti dell’esercito sono passati con gli insorti fino a far tremare il potere di Tripoli, col quale l’Italia, l’Europa e l’America sono scese a patti affidando al Colonnello il ruolo di gendarme mediterraneo, in cambio del controllo sulla regione. Controllo che ormai sta sfuggendo: prima la Tunisia e poi l’Egitto, quindi lo Yemen e il Bahrein, tutta la regione petrolifera è in rivolta contro le dittature con le quali l’Occidente ha commissariato i paesi arabi per avere libero accesso all’estrazione petrolifera, motore dello sviluppo industriale. Ora il castello sta crollando, e le avvisaglie sono quelle di un rivolgimento epocale.

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Egypt, Internet cut off. A massacre will follow. Please help.

Riporto questo post di Mohammed Sameer, letto da Planet Debian.

Egypt has been fighting for freedom already for 3 days now.

The whole country has experienced a large number of street demonstrations and protests within the last 3 days to be continued also on Friday, the 28th of January and afterwards.

The protests’ main goal is to oust dictator Hosni Mubarak’s regime, which has been in power for almost 30 years.

We want him out.

A massacre has happened in Suez. Police used live ammunition and tear gas. There are unconfirmed rumors that the army might interfere.

Even a bigger protest is supposed to take place a few hours from now. After the Prayer on Friday.

The internet has been shutdown completely. Egypt is no longer online since Friday, the 28th of January 00:45 AM.

Text messages to cell phones have been cut off too and all cell phones services will be following. No one knows exactly the intentions of the regime but it doesn’t sound good.

Please help us.
Please blog about it in English and in all languages.
Please spread the news everywhere.
Please talk to media.
Please petition your government if that will help.

If there’s anything that you can do, please do it and help us save the country and the people.

More news from twitter #jan25.

Se ne parla anche sul blog di Lars Wirzenius, altro sviluppatore Debian GNU/Linux e su Libre: Noi, la speranza dell’Egitto contro la violenza di Mubarak, La battaglia del Nilo assedia le dittature filo-occidentali.

Inoltre, da Megachip: Padrone debole, Vassalli morti, che mi ha fatto ripensare a quello che avevo scritto riguardo alla fault tolerance del sistemi governati. Continua a leggere