Mai più libertà d’espressione in rete

Recentemente avrete forse sentito parlare molto della SOPA statunitense, scampata per un pelo.

La ACTA, di cui si è iniziato a sentir parlare da parecchio tempo ormai, al contrario, è appena stata sottoscritta dall’Unione Europea, ed è molto peggio della sopracitata SOPA.

Leggete l’articolo ed i collegamenti. Se vi va di pregare i potenti di fare i buoni, c’è anche una petizione… Se ve la sentite, firmatela, ma non aspettatevi che il potere rinunci per sempre alla propria natura di esercitare se stesso… Un’altra petizione è stata messa online sul sito di Avaaz. Quindi, consiglio di non fare solo affidamento sulle autorità e di iniziare ad interessarsi a sistemi che permettano di mettersi al riparo. Sistemi pensati appositamente per avere una elevata fault tolerance e resistere ad attacchi anche di tipo censorio, come ad esempio le reti decentrate. Rifiutare qualsiasi software che non sia libero, qualsiasi apparecchio che funzioni mediante software proprietario o che includa sistemi di contrrollo e tracciamento come il DRM e di farsi tracciare e profilare da grossi sistemi centralizzati come Facebook e Google.

Vedi:

Riporto dal blog marco’s box.

L’Unione Europea ha sottoscritto oggi a Tokyo il trattato ACTA ovvero Anti-counterfeiting Trade Agreement un trattato globale anti contraffazione il cui scopo è avere una unica normativa mondiale in materia di contraffazione.
Questo accordo da il potere ai titolari dei diritti di ottenere dai provider tutti i nominativi di chi stia violando i loro diritti bypassando l’autorità giudiziaria.

In pratica i grandi colossi diventano così giudici, giuria e boia.

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Antispecismo. L’argomento di Peter Singer

Da A – rivista anarchica, numero 364

Antispecismo?

a cura di Troglodita Tribe

Non è una dieta Non è una moda Non è una religione.

Peter Singer

Quando Peter Singer mise finalmente sul tavolo la stridente contraddizione che regge tutto il sistema specista, fu finalmente chiaro che soltanto il razzismo e la cultura fascista del più forte potevano giustificare pienamente l’uso che la gran parte degli individui umani sta facendo degli animali.

In effetti, prima di allora (appurato che privare della libertà e uccidere animali non è affatto indispensabile per la salute e la sopravvivenza umana) la risposta che veniva abitualmente offerta riguardava la supposta incapacità degli animali a provar sensazioni – considerate esclusivamente umane – quali la paura, l’angoscia, la rabbia, l’affetto, la noia. Si sosteneva che questi esseri, semplicemente, non fossero consapevoli di esistere, non avessero la capacità di formulare pensieri, di distinguere, per esempio, la differenza tra la libertà e la prigionia.

Pur considerando l’arretratezza e la mancanza di buon senso, di empatia e di sensibilità insite in questa risposta (che peraltro, oggi, è superata da prove e studi di etologia) Peter Singer chiese, allora, di considerare con attenzione il trattamento che veniva riservato a quegli umani che, per nascita o per disgrazia, non erano più in grado di formulare pensieri o di aver consapevolezza del loro essere qui e ora. Ovviamente, queste persone, ricevevano cure e attenzioni e, nessuno, a parte i nazisti di ben nota memoria, si sarebbe sognato di usarli come cavie per esperimenti, di rinchiuderli e di allevarli per sfruttarne la pelle, la carne, le ossa, il lavoro o il divertimento che potevano rendere.
Era dunque ovvio che la supposta incapacità degli animali a pensare non fosse la risposta giusta, non fosse, in altre parole, la reale discriminante che ci permetteva di decidere chi poteva essere torturato, ucciso e mangiato e chi, invece, aveva diritto alle cure e al rispetto. Continua a leggere

Narrazioni di guerra

Forse qualcuno sarà iniziato a diventare sospettoso da quando c’è stato il misterioso omicidio di Bin Laden. Un sospetto lieve, che parte da un pensiero che rimane sul filo dell’acqua della percezione e della coscienza. Buona parte delle notizie sulle guerre in corso, hanno iniziato a diventare molto simili alla narrativa popolare. Sembrano avere una trama, personaggi ben identificati e caratterizzati, una sceneggiatura che ricalca schemi che abbiamo imparato a conoscere. Che la stampa stia facendo propaganda per giustificare le azioni di guerra, non è una novità. Ma ciò che accade ora, sembra avere una qualità diversa. Dovrebbe farvi venire un po’ di sospetto l’eccessiva chiarezza della trama, la qualità della narrazione.

Provare a confrontare ciò che viene raccontato come se steste confrontando le sceneggiature di diversi telefilm. Prendiamo “Guerra al terrore” e “Ribellione in Libia”. Vi accorgerete che le narrazioni di allora, erano assai più goffe, incostanti, talvolta confuse, mentre ciò che è stato narrato della guerra in Libia da tutt’altra impressione. È chiaro, facilmente seguibile, i personaggi sono semplici e ben inquadrati, la trama era prevedibile sin dall’inizio e dava l’impressione che ci sarebbe stato certamente un lieto fine. Una differenza simile a quella che si può riscontrare fra un film girato da qualche inesperto e pretenzioso regista, e la qualità estetica e la chiarezza nell’esposizione di un film di Spielberg, che viene compreso senza sforzo da tutta la famiglia e nel quale i personaggi sono archetipi e le situazioni dei canovacci ben riconoscibili, prevedibili e quindi tranquillizzanti.

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Disoccupazione o guerra?

Letto questi:

Informato su Fincantieri, Orizzone Sistemi Navali ed il cantiere di Muggiano:

Alla Direzione Navi Militari di Genova fanno capo i cantieri di: Muggiano (La Spezia) e Riva Trigoso, frazione di Sestri Levante (Genova) per le navi militari.

La società nell’ambito del programma italo-francese FREMM, che prevede la costruzione di 27 fregate multiruolo per un valore di circa 15 miliardi di euro, ha in carico la realizzazione di 10 unità per la Marina Militare Italiana, presso il Cantiere navale di Riva Trigoso e il Cantiere navale del Muggiano.

Pensato questo:

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Siamo prevedibili

Ho scritto molto spesso riguardo alla profilazione degli utenti ed a quanto questa venga sottovalutata.

In questo articolo avrete un esempio ed altre spiegazioni a confutazione del frequente ragionamento che sento spesso fare: "Non mi importa che aziende e governi raccolgano dati su di me o che mi traccino, perché non ho nulla da nascondere".

È un ragionamento che manca il nocciolo del problema, cioè come la molte dei dati viene usata e se fidarsi o meno di chi li raccoglie e mette in relazione. Siamo sicuri che verranno sempre usati in modo lecito? Che non ci saranno mai cambiamenti nelle politiche di uso dei dati?

[...]come ha fatto la polizia olandese a piazzare gli autovelox esattamente dove i limiti di velocità vengono più violati? L’ha scoperto il quotidiano “Algemeen Dagblad”: la società TomTom ha fornito al governo olandese i dati sulla velocità degli automobilisti raccolti dai suoi sistemi di navigazione gps, e la polizia se ne è servita per identificare i punti “caldi”. Ossia per prevedere ciò che sarebbe avvenuto.

Chi si sarebbe mai aspettato che i dati raccolti dai navigatori satellitari potessero venire usati per piazzare autovelox nel punti più profittevoli? Quanti avrebbero comprato un gps, se al momento dell’acquisto gli avessero detto che durante l’uso sarebbero stati raccolti dati per capire, fra le altre cose, dove mettere degli autovelox in modo più efficiente per poter stanare più persone possibile? Forse questo possibile uso non era stato previsto, inizialmente, nemmeno dalla ditta costruttrice, ma quando se n’è presentata l’occasione, è stata semplicemente sfruttata. Di fatto, chi raccoglie i nostri dati, non è nemmeno in grado di garantire che questi non verranno mai usati per scopi imprevisti (ma magari sgradevoli per noi), semplicemente perché col passare del tempo potrebbero cambiare alcune politiche, interessi, influenze dall’alto, mentre i nostri dati rimarrebbero comunque a disposizione di qualunque possibile utilizzo.

Questo è un esempio banale e tutto sommato "innocuo", ma pensiamo ad esempio all’uso che viene fatto dei social network dai corpi di polizia, per sapere in anticipo come si organizzeranno manifestanti e dissidenti e in quali strade passeranno.

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