Il Carnevale di Venezia è uno dei più noti, famosi, celebrati e visitati carnevali del mondo. Questa festa di carnevale, che riempie la città di Venezia di turisti provenienti da tutto il mondo, ha origini molto antiche, risale al dodicesimo secolo, quando il Doge veneziano Vitale Falier nel 1094 scrisse in un documento di feste e divertimenti in cui partecipava tutta la cittadinanza usando per la prima volta nel corso della storia la parola Carnevale.
Ovviamente la nobiltà e i dogi di Venezia vedevano di buon occhio questa cosa e la tolleravano ampiamente dal momento che preferivano uno sfogo sociale ben definito e delimitato in una dimensione spazio temporale. In sostanza, e forse giustamente, si pensava che fosse meglio farsi prendere in giro per una settimana, e poi vivere in anno in tranquillità, che negare questo diritto e rischiare una sommossa, una rivoluzione, una rivolta, una ribellione popolare per prendere il potere che non era loro concessa. In sostanza è un ammortizzatore sociale, una valvola di sfogo per i ceti bassi ampiamente concessa e ben gestita dai ceti alti, dalla autorità e dagli aristocratici. Questa libertà di parola, di espressione, nascosta dall’anonimato data da una maschera per pochi giorni all’anno, era sostanzialmente una valvola di sfogo sociale concessa dalle pubbliche autorità veneziane, ed era tanto più importante quanto più strette erano le regole della vita sociale, la morale comune e l’ordine pubblico.
fonte: Carnevale di Venezia
Esso è irrisione dell’ordine stabilito e capovolgimento autorizzato, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall’autorità costituita. In altre parole la festa del carnevale era vista dalle classi sociali più agiate come un’ottima valvola di sfogo concessa ai meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi.
fonte: Il Carnevale – origini e significato della festa
#at now "+ 1day" at> sudo make me a sandwich at> <EOT>
Insomma… Oggi avete regalato mimose e fatto auguri? Oppure avete accettato auguri e mimose con piacere? Le forme più insidiose di sessismo (o anche razzismo, specismo, o altri “-ismi” negativi) sono quelle di cui non ci accorgiamo, perché abituati ad esse dalla ripetizione, dalla tradizione, dall’appartenenza ad una cultura. Sono quando, passando davanti ad un gruppo di persone con la pelle scura, ci sentiamo inquieti, come fossimo in pericolo. Sono quando diamo aiuto ad una donna, non perché ne abbia bisogno, ma perché riteniamo che sia scontato che ne debba avere.