Fukushima: le autorità giapponesi non rispondono

Da Il Cambiamento.

Video shock da Fukushima: le paure degli abitanti e il silenzio delle autorità

“Abbiamo il diritto di evitare l’esposizione alle radiazioni e vivere una vita in salute, non pensate?”. Questa una delle domande che un abitante della prefettura di Fukushima ha rivolto ai rappresentanti del governo nipponico in un incontro tenutosi il 19 luglio scorso e ripreso da un videoamatore. Sconvolgenti i silenzi e le mezze risposte delle autorità ai cittadini che rivendicano il sacrosanto diritto ad una vita in salute.

“Il governo ha cercato di ridurre l’esposizione alle radiazioni per quanto possibile”, risponde agli abitanti Akira Satoh, direttore del comando locale. “Non ha risposto alla domanda”, replica un cittadino, “quindi lei crede che loro non abbiano quel diritto?”. “Non so se avete quel diritto”: questa l’assurda risposta di Akira.

“Ci sono persone a Fukushima che vogliono evacuare. Per favore, prendetevi la responsabilità di evacuarli”, chiede un uomo. Dai rappresentanti del governo, a questo punto, un’altra sconvolgente risposta. “Siete liberi di andarvene a vostro rischio, se volete. Se le persone vivono in un luogo sicuro, il governo chiede loro di restare”.

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Fusione del nocciolo in tutti e tre i reattori

Ultimamente vengono passate poche notizie riguardo alla situazione giapponese. Forse perché la situazione è gravissima e non ha fatto che peggiorare. In rete, è più facile tenersi aggiornati su quello che accade. Spero che non arriveremo anche qua, a metterci nella situazione di rischiare una cosa simile. Soprattutto considerando che quanto sta accadendo in Giappone, si sta riflettendo anche qua (vedi anche: Radiazioni da Fukushima, tutto quello che non sappiamo), a distanza di migliaia di chilometri. Non è nemmeno necessario immaginare cosa accadrebbe se un incidente simile avvenisse qua vicino, basta solo informarsi su quanto sta già accadendo in Giappone.

Da Il Cambiamento

Il governo giapponese non è stato adeguatamente preparato per far fronte ad un grave incidente nucleare provocato da terremoti o tsunami. Lo ha ammesso l’esecutivo nipponico annunciando l’istituzione di un’Autorità indipendente per l’energia nucleare e sottolineando che rivedrà gli standard per la sicurezza nucleare. Intanto il rapporto dell’agenzia di sicurezza nucleare giapponese (NISA) all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presenta una situazione ancora più grave di quella sinora ammessa dalla Tepco. Continua a leggere

Un ora sul lago Karachai

Riporto l’editoriale odierno de Il Cambiamento, nel quale si fa una critica all’uso scellerato del nucleare, sia a scopo militare, che a scopo civile. Nell’articolo viene anche raccontata la vicenda del lago Karachai, nei pressi della ex-città di Mayach negli Urali del sud dove per solo pochi anni fu attiva la produzione di plutonio.

Mayach fu costruita nel 1945 e dal 1948 in poi divenne operativa nella produzione di plutonio.

Fino al 1951 scorie liquide radioattive di medio ed alto livello vennero rilasciate direttamente nel fiume Techa, contribuendo a contaminare oltre 100.000 abitanti che vivevano sulle sponde dello stesso.

Dopo il 1951, dal momento che il fiume Techa sfociava nell’oceano artico e la contaminazione rischiava di diffondersi in maniera incontrollabile, gli scarichi dell’impianto vennero indirizzati verso il lago Karachai, privo di contatti diretti con l’oceano.

Nel 1957 un’esplosione all’interno degli impianti contaminò una regione grande quanto la toscana. Si trattò di un disastro di enormi proporzioni, ma la cosa venne tenuta segreta.

Dieci anni dopo, nel 1967, allorquando a causa di una secca il lago Karachai fu oggetto di un ritiro delle acque, il vento sollevò grandi quantità di polvere radioattiva, contaminando gravemente un’area di 2000 Kmq.

Oggigiorno il lago Karachai è un mostro radioattivo in grado di uccidere un uomo che sostasse per una sola ora sulle sue sponde, e tale rimarrà nei secoli a venire.

Un altro articolo sul lago Karachay: Ecoblog – Il lago Karachay in Russia è il più inquinato al mondo

La stessa storia viene citata nell’album One hour by the concrete lake dei Pain of Salvation.

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Buddhismo anarchico?

Riporto questo articolo davvero molto interessante, pubblicato sul numero 359, febbraio 2011, di A – rivista anarchica. Si parla dei punti di contatto fra buddhismo e ideologia anarchica.

Per altri approfondimenti sulle relazioni fra anarchia e religione, vi rimando a questo articolo della Anarcopedia, ed a quelli ad esso collegati: Anarchismo e religione.

Buddhismo anarchico?

di Federico Battistutta

Quale rapporto può sussistere tra un dottrina politica sviluppatasi all’interno del movimento operaio e socialista nell’Europa dell’800 e una corrente religiosa sorta in India nel VI secolo a.C.?

Un’affermazione paradossale

Accostare anarchismo e buddhismo può apparire un’operazione azzardata. Che rapporto può sussistere tra una dottrina politica sviluppatasi all’interno del movimento operaio e socialista nell’Europa dell’Ottocento e una corrente religiosa sorta in India nel VI secolo a. C.? È vero però che entrambe sono, rispettivamente, qualcosa di più di un pensiero politico e di uno religioso; cosicché, se considerate come ‘visioni del mondo’, hanno qualcosa da dire anche al di fuori degli ambiti all’interno del quale sono nate.
Partiamo da un’affermazione che potrà apparire paradossale: il buddhismo può essere considerato an-archico nella misura in cui rifugge dall’affermazione circa la sussistenza di principi primi. Ma nei fatti è così: l’insegnamento di Buddha poggia su due parole-chiave: anicca e anatta. Il primo termine significa ‘impermanenza’, e afferma che non vi è condizione immutabile per ogni essere e per ogni fenomeno, ma solo un flusso in continuo divenire. Il secondo, indica l’inesistenza di un io individuale e permanente. Entrambi sono la negazione di due principi fondanti della tradizione brahmanica dell’India. Non solo: il buddhismo è anche a-teo, non perché neghi a priori l’esistenza di uno o più déi (la negazione sarebbe a sua volta l’affermazione di un principio forte, sia pure in forma negativa), ma nel senso che prescinde dalla questione teologica. Il nucleo della ricerca e dell’insegnamento del Buddha riguarda la vita dell’uomo e il suo dolore. (1)
Questo tratto squisitamente an-archico della via di Buddha è così marcato che alcuni studiosi occidentali hanno dimostrato più di un’incertezza nel considerare il buddhismo come una religione. Continua a leggere

Lo Zen e i Franti

Di questo gruppo interessantissimo avevo già parlato qualche mese fa. Una delle cose che lo rende notevole, è che in ogni pezzo e dietro ad ogni testo o frase enigmatica, facendo delle ricerche, è possibile scovare cose interessantissime.

Due di queste, nemmeno troppo nascoste, sono i riferimenti allo Zen, nel titolo del loro secondo album e nel testo di un brano contenuto nel primo. È vero, non è che fosse necessaria chissà quale ricerca per trovarle, ma con questo post, almeno, ve le trovate già belle e pronte. ;-)

Il secondo album, “Il giardino delle quindici pietre”, come avevo accennato nel precedente post, si riferisce al giardino di Ryonan-ji situato a Kyoto.

In Giappone, nel periodo medioevale, un imperatore volle far progettare e costruire un giardino nella sua residenza, dall’architetto più famoso del paese. Dopo innumerevoli anni di lavoro l’architetto fece chiamare l’imperatore comunicandogli che il giardino era stato ultimato. L’imperatore rimase sconcertato: chiuso in un perimetro rettangolare in muratura, un piccolo giardino verdissimo era tutto il risultato di anni d’attesa. Sparsi però per il giardino vi erano dei massi enormi, conficcati nel terreno. L’architetto propose all’imperatore di contare le pietre. “Sono quattordici” egli rispose. Si spostarono poi in altri punti del giardino ed ogni volta l’architetto chiedeva al signore di contare le pietre. “Sono quattordici, ne sono sicuro”.
L’architetto prese allora un gesso ed iniziò a numerare i massi. Alla fine se ne contarono quindici. L’architetto spiegò al re che aveva posizionato i massi in modo tale che, da qualunque parte li si osservasse, se ne scorgevano solo e sempre quattordici, uno di meno di quelli realmente presenti

(testo preso dal blog: “dalla parte di spessotto” )

Il testo a cui ho accennato invece, è “Chiara realizzazione di Ryonen”, ed è una poesia tratta da una storia Zen. Continua a leggere