La pericolosa illusione della democrazia diretta digitale – Paolo Attivissimo

Da ZeusNews

La democrazia diretta digitale rischia di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.

IMG: Stordito dalla tecnologia.

Stordito dalla tecnologia.

Se siete fra coloro che credono che la democrazia diretta realizzata tramite Internet sia la soluzione a tutti i problemi del mondo, porto dal Festival del Giornalismo una dose di realtà che vi consiglio di assumere, perché la democrazia diretta digitale rischia invece di essere lo strumento perfetto per la dittatura e la manipolazione.

Questa è, a mio avviso, una delle idee più interessanti emerse dal panel “Hacktivismo e sorveglianza digitale: le rivoluzioni combattute in rete” di Fabio Chiusi (blog ilNichilista), Arturo Filastò (Centro Hermes), Giovanna Loccatelli (giornalista e scrittrice) e Dlshad Othman (attivista siriano), il cui video è su Youtube.

Guardatevelo tutto per i dettagli, ma il concetto di fondo è questo (eventuali errori nella sintesi sono miei): in vari paesi ci sono movimenti politici che vedono nell’uso di Internet la chiave per sovvertire il sistema e istituire una democrazia diretta, snella ed efficiente, priva delle storture e corruzioni della democrazia rappresentativa.  Continua a leggere

I pericoli della sorveglianza – Neil Richards

Riporto dal sito Social Science Research Network.

Potete scaricare l’intero articolo qua (PDF di 38 pagine), oppure sulla pagina originale.

The Dangers of Surveillance

Neil M. Richards

Washington University in Saint Louis – School of Law
March 25, 2013

Harvard Law Review, 2013

Abstract: 
From the Fourth Amendment to George Orwell’s Nineteen Eighty-Four, our law and literature are full of warnings about state scrutiny of our lives. These warnings are commonplace, but they are rarely very specific. Other than the vague threat of an Orwellian dystopia, as a society we don’t really know why surveillance is bad, and why we should be wary of it. To the extent the answer has something to do with “privacy,” we lack an understanding of what “privacy” means in this context, and why it matters. Developments in government and corporate practices, however, have made this problem more urgent. Although we have laws that protect us against government surveillance, secret government programs cannot be challenged until they are discovered. And even when they are, courts frequently dismiss challenges to such programs for lack of standing, under the theory that mere surveillance creates no tangible harms, as the Supreme Court did recently in the case of Clapper v. Amnesty International. We need a better account of the dangers of surveillance.

This article offers such an account. Drawing on law, history, literature, and the work of scholars in the emerging interdisciplinary field of “surveillance studies,” I explain what those harms are and why they matter. At the level of theory, I explain when surveillance is particularly dangerous, and when it is not. Surveillance is harmful because it can chill the exercise of our civil liberties, especially our intellectual privacy. It is also gives the watcher power over the watched, creating the the risk of a variety of other harms, such as discrimination, coercion, and the threat of selective enforcement, where critics of the government can be prosecuted or blackmailed for wrongdoing unrelated to the purpose of the surveillance.

At a practical level, I propose a set of four principles that should guide the future development of surveillance law, allowing for a more appropriate balance between the costs and benefits of government surveillance. First, we must recognize that surveillance transcends the public-private divide. Even if we are ultimately more concerned with government surveillance, any solution must grapple with the complex relationships between government and corporate watchers. Second, we must recognize that secret surveillance is illegitimate, and prohibit the creation of any domestic surveillance programs whose existence is secret. Third, we should recognize that total surveillance is illegitimate and reject the idea that it is acceptable for the government to record all Internet activity without authorization. Fourth, we must recognize that surveillance is harmful. Surveillance menaces intellectual privacy and increases the risk of blackmail, coercion, and discrimination; accordingly, we must recognize surveillance as a harm in constitutional standing doctrine.

La censura su internet in Italia: un problema sottovalutato

Mi sono sempre chiesto quanti e quali fossero i siti censurati in Italia. Questo articolo, da cavallette.noblogs.org, parla del problema e segnala un sito dove le richieste di censura richieste dal governo ai provider internet italiani, vengono pubblicate e raccolte.

La censura su internet in Italia: un problema sottovalutato

In Italia internet viene pesantemente censurata dallo stato e dalle forze dell’ordine. Ad oggi ci sono più di cinquemila siti che dalla rete italiana sono irraggiungibili senza che la decisione derivi da una sentenza penale. In sostanza, ai provider italiani viene chiesto di impedire ai propri clienti di raggiungere una porzione di internet, ed è ormai pratica comune utilizzare lo strumento censorio per bloccare siti di filesharing o anche di ecommerce, oltre ai siti di scommesse e di pedopornografia.

Inutile sottolineare come questo costituisca una grave limitazione delle libertà individuali dei navigatori, anche se questa censura è facilmente aggirabile da chi voglia realmente raggiungere tali siti, ad esempio usando TOR.  Stupisce che non ci sia alcuna consapevolezza diffusa su questo tema:  a livello tecnico la censura di internet in Italia è equiparabile a quella in vigore in regimi totalitari, eppure nessuno sembra particolarmente preoccupato. Ancora più paradossale è il fatto che questa censura agisca spesso sottotraccia, e  l’indice dei siti proibiti non esista in alcuna forma pubblica consultabile dai cittadini.

Ma le cose cambiano: finalmente è stato creato un sito  dove tutti i procedimenti di censura vengono pubblicizzati e raccolti,  e che permette di tastare con mano la pervasività e l’arbitrarietà di questi progetti censori:

http://censura.bofh.it

E’ un’iniziativa encomiabile e che riporta al centro della discussione sulla rete in italia il tema delle libertà digitali violate. Infatti la censura è tanto piu’ forte quanto meno il grande pubblico ne è consapevole.

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Ho visto gli fnord

IMG: The people don't know their true powerÈ da qualche mese ormai che non seguo più ossessivamente quotidiani online e notiziari. Un esperimento per capire che effetto avrebbe avuto sul mio umore. Come risultato, la dose di ansia quotidiana e di frustrazione misto ad impotenza, che sale leggendo continuamente delle ingiustizie commesse dai potenti, è calata drasticamente.

Questo mi fa pensare ad un’ipotesi, cioè che la cronaca, occupandosi quasi esclusivamente dei fatti che riguardano le azioni di esponenti di governi, grandi aziende, finanza, personaggi dello spettacolo – cioè i pochi privilegiati che, come singoli, hanno sufficiente potere per influenzare delle masse – ci porta a dare per scontato che l’unico modo per influenzare la società sia o di rivolgerci a chi ha quei poteri, oppure di ottenerli noi stessi. Nel momento in cui ci rendiamo conto che queste persone privilegiate non agiscono come vorremmo, o ci deludono, oppure che la possibilità di poter scalare le gerarchie per ottenere quei poteri è, per la maggior parte di noi, solo un’illusione, proviamo frustrazione, ansia e senso d’impotenza. Ci sentiamo abbattuti. Tutti gli anni in cui siamo stati istruiti a dare per scontato che i cambiamenti e che la politica debbano per forza passare per un percorso che prevede l’ottenimento di poteri prima di poter fare qualunque cosa (ciò che differenzia i vari partiti è il modo in cui intendono ottenere i poteri e come amministrarli una volta ottenuti), ci rendono difficile escogitare alternative.

Da questo punto di vista, anche il più agguerrito giornale di sinistra, lavora implicitamente in favore del governo e del mantenimento dello status-quo.

Tuttavia, la cronaca delle azioni dei potenti torna utile per informarsi su fatti che in qualche modo influenzano le nostre vite, dato che esse sono profondamente legate a regole e sistemi che vengono amministrati dalla finanza e dai governi. Basta avere un lavoro regolare, una pensione, od utilizzare il denaro dello stato, per essere dipendenti da essi. Ne consegue che il momento in cui seguire la cronaca diventa del tutto inutile, è quello in cui le nostre vite non sono più legate a quelle entità dalle quali attualmente dipendiamo. Questo fa emergere la grossa mancanza che tutta la cronaca ufficiale condivide, cioè l’assenza d’informazione su fatti ed eventi che possono portare le persone ad imparare a rendersi indipendenti.

Vedi anche:

Cosa sono gli fnord? È un termine utilizzato nella satirica Trilogia degli Illuminati (edita dalla Shake edizioni e di difficile reperibilità, purtroppo) di Robert Shea e Robert Anton Wilson. Continua a leggere

La mela d’oro – un frammento fra i molti

Sto leggendo la Trilogia degli Illuminati, di Robert Shea e Robert Anton Wilson. Sono al secondo libro, La mela d’oro. Alcuni potranno avere un’intuizione, leggendo il titolo: sì, questa è la trilogia che ha inventato il discordianismo, di cui avevo accennato in passato. I Discordiani, nella storia, sono i protagonisti buoni, diretti nemici degli Illuminati che controllano il mondo irregimentandolo, mediante banche, governi, mafie e burocrazia, in un ordine statico e sterile. Ma la trama contiene più di questo, ed è folle, profetica, satirica ed esaltante.

Il pezzo che riporto l’ho appena letto, ed è l’ultimo fra i molti che meriterebbero di essere citati. Al giudice di cui si parla, era stata precedentemente somministrata una droga che trasforma le persone da neofobe (che hanno paura del nuovo) a neofile (amanti della creatività).

Caligula Bushman, conosciuto come il giudice più duro di Chicago, stava proprio in quei giorni processando sei persone accusate d’aver assaltato un ufficio di leva, distrutto tutta la mobilia, rovinato gli archivi e gettato una carriola piena di merda di vacca sul pavimento. A sorpresa Bushman interruppe il processo a metà della presentazione del caso da parte del pubblico ministero, con l’annuncio che stava per richiedere una perizia psichiatrica. Tra la confusione di tutti, pose quindi una serie di domande piuttosto strane al procuratore distrettuale Milo A. Flanagan:

“Che penserebbe di un uomo che non solo tenesse un arsenale nella propria casa, che che stesse raccogliendo a prezzo di enormi sacrifici finanziari un secondo arsenale per proteggere il primo? Che cosa direbbe se quest’uomo spaventasse così tanto i suoi vicini che anch’essi, a loro volta, iniziassero ad armarsi per proteggersi da lui? E se quest’uomo spendesse per le proprie armi dieci volte tanto quel che spende per l’educazione dei propri figli? Che se uno dei propri figli criticasse il suo hobby, chiamasse quel figlio traditore, vagabondo e lo diseredasse? E prendesse un altro figlio che lo obbedisce fedelmente e armasse quel figlio e lo mandasse in giro ad aggredire i vicini? Che direbbe di un uomo che introducesse veleni nell’acqua che beve e nell’aria che respira? E se quest’uomo non si limitasse a litigare con i vicini nel suo isolato, ma s’immischiasse anche nei litigi di altri, in parti lontane della città e addirittura in periferia? Un tipo così, signor Flanagan, sarebbe chiaramente uno schizofrenico paranoico con tendenze omicide. Questo è l’uomo che dovrebbe essere processato, sebbene nel nostro moderno, illuminato sistema di giurisprudenza, cercheremmo di curarlo e riabilitarlo, invece di punirlo solamente.

“Parlando come giudice,” continuò, “dichiaro il non luogo a procedere contro gli imputati per diversi motivi. Lo stato è clinicamente pazzo come entità organizzata ed è assolutamente incapace di arrestare, processare e incarcerare coloro i quali sono in disaccordo con la sua politica. Ma dubito che questo giudizio, seppur ovvio per ogni persona di buon senso, si possa inserire nelle regole del gioco giuridico americano. Decreto, quindi, che il diritto a distruggere proprietà governativa è protetto dal Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, e perciò che il crimine di cui queste persone sono accusate, per la Costituzione non è un crimine. La proprietà governativa appartiene a tutto il popolo, e il diritto di tutto il popolo a esprimere disaccordo con il proprio governo, anche distruggendo la proprietà governativa, è prezioso e non verrà prevaricato.”

Questa dottrina era improvvisamente piovuta sul giudice Bushman mentre questi stava arringando senza toga. Era meravigliato, ma aveva notato che, quel pomeriggio, la sua mente stava lavorando meglio e più velocemente.

Continuò: ” Lo Stato non esiste come esistono le persone e le cose, ma è una costruzione legale immaginaria. Una costruzione immaginaria è una forma di comunicazione. Qualsiasi cosa sia inclusa in una forma di comunicazione dev’essere quindi anch’essa una forma di comunicazione. Il governo è una mappa, e i documenti del governo sono una mappa della mappa. Il medium è, in questo caso, decisamente il messaggio, come ogni studioso di semantica ben sa. Inoltre, ogni atto fisico diretto contro una comunicazione, è esso stesso una comunicazione, una mappa della mappa della mappa. Quindi la distruzione di proprietà governativa è protetta dal Primo emendamento. Emetterò un’opinione scritta più ampia al riguardo, ma penso che, a questo punto, gli imputati non debbano soffrire ulteriori impedimenti alla loro libertà personale. Il caso è chiuso”.