Copyright: “diritto d’autore”, diritto di censura – 6dof

Da Six Degrees of Freedom:

IMG: Copyright logo

Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: “La stessa che a te per infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con un piccolo naviglio, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta.” – De Civitate Dei, Agostino d’ Ippona

Per meglio comprendere i rapporti di potere racchiusi nella grande “C” cerchiata che compare sulla maggior parte dei prodotti dell’ intelletto, conviene partire da dove è più consono farlo, dalla Storia.

IMG: Maledizioni in copertina

Maledizioni in copertina, antico metodo anti-plagio ammanuense molto ripreso recentemente

Mentre nell’ antichità, anche a causa di una diffusa analfabetizzazione, raramente si è sentita la necessità di tutelare legalmente l’ autore di un opera, è in tempi abbastanza recenti e solo con l’ avvento della stampa che si inizia a parlare di “diritti di copia” (copyrights).
Nell’ Inghilterra del XVI secolo, a seguito dei nuovi mezzi di stampa “di massa” iniziarono a circolare documenti di ogni sorta in grandi quantità, talvolta riportando contenuti non graditi al monarchia dell’ epoca. Costoro ebbero quindi la bella idea di fondare una corporazione privata – la London Company of Stationer – il cui compito era controllare i testi in circolazione per approvare soltato quelli autorizzati dal governo.
Per rendere tutto perfettamente legale furono ideati, appunto, i cosiddetti copyrights, diritti di copia concessi agli editori autorizzati che diventarono così unici detentori delle nuove opere, ottenendo l’ esclusiva della stampa di queste, garantendosi il monopolio editoriale e svolgendo un ruolo inquisitorio nei confronti della libera circolazione di idee.
Il copyright, insomma, fu concepito dai governi al semplice scopo di privilegiare le case editrici ed attuare una dura censura. Continua a leggere

Tor/polipo/privoxy/pdnsd: alcune note

Partendo dalla configurazione precedente, ho notato che, togliendo privoxy dalla catena, c’è un piccolo incremento di velocità. Privoxy crea un piccolo collo di bottiglia.

Cercando in rete, ho trovato una soluzione alternativa, per poter bloccare i banner pubblicitari direttamente con polipo. Il filtraggio, forse, non sarà efficiente come quello di privoxy, ma per molti potrebbe essere sufficiente.

Scaricate la easylist.txt di Adblock Plus, e convertitela usando uno di questi due script adblock2polipo.py (Python), adblock2polipo.rb (Ruby).

es:

./adblock2polipo.rb easylist.txt > forbidden

Un volta fatta la conversione, fate una copia di sicurezza del file /etc/polipo/forbidden e sostituitelo con quello appena creato.

Riavviate polipo.

Ora dovrete puntare il vostro browser o impostare il proxy di default alla porta di polipo (8123), invece che a quella di privoxy (8111). Per maggiori informazioni, fate riferimento alla precedente guida.

Se questa soluzione vi sembra preferibile, non vi resta che stoppare privoxy e toglierlo dai servizi all’avvio.

Aggiornamento 22/6/2012: L’aggiornamento di oggi del pacchetto polipo in ArchLinux, può causare dei problemi. Lo script di avvio richiede la presenza di un file di configurazione mancante. Nell’attesa che il problema venga risolto con un nuovo aggiornamento, pubblico la mia soluzione.

Creare il file /etc/conf.d/polipo.conf contenete

POLIPO_ARGS=' daemonise=true logFile="/var/log/polipo.log"'

Dato che in seguito all’aggiornamento, il demone verrà lanciato come utente nobody, se prima avevamo creato l’utente “polipo” e impostato il proprietario delle varie directory e file come “polipo”, dovremmo fare qualche modifica.

in /etc/rc.d/polipo cambiare la riga 22 da

sudo -u nobody /usr/bin/$daemon_name ${POLIPO_ARGS}

a

sudo -u polipo /usr/bin/$daemon_name ${POLIPO_ARGS}

Lanciare il comando

# chown -R polipo:polipo /var/run/polipo /var/cache/polipo /var/log/polipo.log

Aggiornamento 25/6/2012: In Arch, il pacchetto di polipo è appena stato aggiornato, quindi non è più necessario intervenire. Nel caso l’aveste fatto, dovrete eliminare o rinominare il file polipo.conf creato manualmente, prima di lanciare l’aggiornamento. Rimangono valide le istruzioni per l’esecuzione del demone con un utente dedicato, ma da quello che ho visto, ogni aggiornamento è sempre andato a cambiare i proprietari e lo script di avvio, vanificando le modifiche fatte manualmente. Se vi va bene che il demone venga eseguito con l’utente “nobody”, riportate il proprietario del file di log a “nobody.nobody” e non dovrete più cambiare nulla altro, se invece preferite eseguirlo con un utente dedicato, c’è la possibilità che dovrete ripetere le modifiche ad ogni successivo aggiornamento.

Aggiornamento 27/6/2012: Ho aggiornato la guida.

Backup

La fine del terzo conflitto mondiale fu una svolta storica per la civiltà.

Terminò con il ritorno a casa di migliaia di soldati sotto shock, incapaci d’imbracciare qualsiasi arma.

Non si sa chi causò la fine. Probabilmente un gruppo di hacker o forse solo un ragazzino.

Già da molti decenni, grazie agli addestramenti che permettevano il necessario distacco emotivo, combattere era come giocare ad un videogame.

Negli ultimi due anni, tutte le nazioni si dotarono della tecnologia che traduce la coscienza in un flusso di dati, e viceversa.

Ogni militare aveva un apparecchio per il backup della coscienza collegato al proprio sistema nervoso. In caso di morte, la coscienza veniva inviata ai sistemi di memorizzazione del proprio esercito.

Empathy_s-ring, la botnet pirata, diffusasi sulla quasi totalità dei terminali, non venne scoperta fino all’attivazione. I flussi di backup dei soldati morenti, vennero deviati in modo inaspettato.

Fu così che tutte le guerre si fermarono. La coscienza di chi stava morendo, copiata in quella dell’uccisore, improvvisamente capivano di aver appena ammazzato… se stesso.

Dossier Cyberpunk

img: neuromancerUn testo ottimo e molto completo sulla cultura cyberpunk, è disponibile da parecchio tempo sul sito della storica rivista Decoder. Spazia dalla letteratura, alla politica, la controcultura hacker in ambito internazionale e nazionale con particolare riferimento all’Italian Crackdown, per finire con la psichedelia e le arti musicali e visive.

È molto interessante, sia come testimonianza del periodo nel quale è stato scritto, gli anni ’90, caratterizzati dalla rinascita di molte controculture e movimenti che promuovevano un’evoluzione della società ed una maggiore indipendenza mediante l’autogestione. Dopo il decennio precedente, caratterizzato dalla possibilità di accesso a tecnologie potenti ed economiche che davano ai singoli, capacità di elaborazione e comunicazione altrimenti disponibili solo alle grosse aziende ed ai governi, vi era un grande entusiasmo per le molteplici possibilità date dall’informatica. Tutto questo entusiasmo, è percepibile in questo dossier.

È interessante anche l’attualità di moltissime situazioni descritte. Le critiche alle leggi restrittive in campo informatico e di comunicazione, sono analoghe a quelle che ancora oggi sentiamo e leggiamo ovunque, con la differenza che, attualmente, la consapevolezza del potere che l’informatica e la rete può dare alle persone, è ben chiara a governi e multinazionali, i quali cercano di limitarlo in modo molto più efficace e scaltro. Se conoscete tutte le problematiche che nascono riguardo a Google, Facebook, Apple, il DRM, i brevetti software, sapete a cosa mi sto riferendo.

Riporto l’introduzione e vi invito a proseguire la lettura sul sito originario, anche per apprezzarne l’aspetto estetico. Continua a leggere

Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo – Ippolita

img: nell'acquario di facebook (copertina)Oggi viene presentato il nuovo saggio del collettivo Ippolita: gli stessi autori degli ottimi Luci e ombre di Google e Open non è Free, già segnalati su questo blog.

La presentazione di oggi viene fatta a Milano. Il 31 verrà presentato a Torino. Il libro verrà pubblicato in cartaceo dopo l’estate, per la casa editrice francese Payot & Rivages, sempre con licenza copyleft.

Potete leggerlo online a quest’indirizzo: Nell’acquario di Facebook | ippolita.net

Nell’acquario di Facebook

La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo

J’aime pas Facebook – (Payot & Rivages)

FaceBook si avvia ad avere un miliardo di utenti. La sua collocazione in borsa si annuncia come una delle più gigantesche operazioni finanziarie di tutti i tempi. FB è l’incarnazione dello Zeitgeist: il dispiegarsi dell’informatica del dominio applicata all’ingegneria sociale. FB ha operato in campo sociale ciò che Google aveva sperimentato nella gestione delle conoscenze umane in rete: l’illusione che l’informatica possa farci accedere in modo neutro e ordinato al complesso di relazioni e informazioni che compongono ciò che chiamiamo web. Se Google è un dispensatore di verità, FB è un impresario di relazioni. Tutto per il bene dell’umanità, della socialità e della condivisione. Nel nome della libera informazione. Libertà automatica garantita dalle macchine. La libertà di una socialità sempre più meccanizzata.

Ma quale ideologia si nasconde dietro questo vessillo di libertà? FB è uno straordinario dispositivo in grado di mettere a profitto ogni micro movimento compiuto sulla sua piattaforma. Nell’illusione di intrattenerci stiamo invece lavorando per l’espansione di un nuovo tipo di mercato, il commercio relazionale. FB, come ogni altro strumento privato di social networking, non è affatto gratuito, la moneta di scambio siamo noi: l’unicità che fa di ciascuno un essere singolare e irripetibile.

Attraverso la dottrina della Trasparenza Radicale siamo condotti a velocità vertiginosa verso una distopia che è al contempo huxleyana e orwelliana. Siate trasparenti alle macchine, dite tutto di voi, e sarete liberi persino dal desiderio: gli algoritmi si occuperanno per voi di selezionare e scegliere i prodotti di consumo su misura per voi. Una porzione di umanità è stata raccolta, come una coltura in vitro, sotto la lente di FB per essere segmentata e trasformata in merce preziosa. Ci siamo sottoposti volontariamente ad un grande esperimento sociale, culturale e tecnico.

Con questo testo il gruppo di ricerca Ippolita fa un giro dietro le quinte di FB interrogandosi, attraverso un metodo interdisciplinare, sulle origini, gli obiettivi e la visione del mondo di questo giovane astro del turbo-capitalismo. L’anarcocapitalismo dei right libertarians californiani più oltranzisti, fanatici del capitalismo senza regole, è il filo conduttore che ci permette di collegare FaceBook ai Partiti Pirata in Europa e a Wikileaks. E di evidenziare che gli algoritmi usati per la pubblicità personalizzata dai giganti della profilazione online, i nuovi padroni digitali (FaceBook, Apple, Google, Amazon) sono gli stessi utilizzati dai governi dispotici per la repressione personalizzata. La fede cieca in una tecnologia salvifica ammanta l’opaco progetto di dominio della trasparenza radicale. Siamo di fronte a una distopia tecnologica davvero in grado di coniugare la lobotomia emotiva del consumismo sfrenato di Huxley con la paranoia repressiva del controllo orwelliano. Nel nome della libertà del capitale. Continua a leggere