Backup

La fine del terzo conflitto mondiale fu una svolta storica per la civiltà.

Terminò con il ritorno a casa di migliaia di soldati sotto shock, incapaci d’imbracciare qualsiasi arma.

Non si sa chi causò la fine. Probabilmente un gruppo di hacker o forse solo un ragazzino.

Già da molti decenni, grazie agli addestramenti che permettevano il necessario distacco emotivo, combattere era come giocare ad un videogame.

Negli ultimi due anni, tutte le nazioni si dotarono della tecnologia che traduce la coscienza in un flusso di dati, e viceversa.

Ogni militare aveva un apparecchio per il backup della coscienza collegato al proprio sistema nervoso. In caso di morte, la coscienza veniva inviata ai sistemi di memorizzazione del proprio esercito.

Empathy_s-ring, la botnet pirata, diffusasi sulla quasi totalità dei terminali, non venne scoperta fino all’attivazione. I flussi di backup dei soldati morenti, vennero deviati in modo inaspettato.

Fu così che tutte le guerre si fermarono. La coscienza di chi stava morendo, copiata in quella dell’uccisore, improvvisamente capivano di aver appena ammazzato… se stesso.

Dossier Cyberpunk

img: neuromancerUn testo ottimo e molto completo sulla cultura cyberpunk, è disponibile da parecchio tempo sul sito della storica rivista Decoder. Spazia dalla letteratura, alla politica, la controcultura hacker in ambito internazionale e nazionale con particolare riferimento all’Italian Crackdown, per finire con la psichedelia e le arti musicali e visive.

È molto interessante, sia come testimonianza del periodo nel quale è stato scritto, gli anni ’90, caratterizzati dalla rinascita di molte controculture e movimenti che promuovevano un’evoluzione della società ed una maggiore indipendenza mediante l’autogestione. Dopo il decennio precedente, caratterizzato dalla possibilità di accesso a tecnologie potenti ed economiche che davano ai singoli, capacità di elaborazione e comunicazione altrimenti disponibili solo alle grosse aziende ed ai governi, vi era un grande entusiasmo per le molteplici possibilità date dall’informatica. Tutto questo entusiasmo, è percepibile in questo dossier.

È interessante anche l’attualità di moltissime situazioni descritte. Le critiche alle leggi restrittive in campo informatico e di comunicazione, sono analoghe a quelle che ancora oggi sentiamo e leggiamo ovunque, con la differenza che, attualmente, la consapevolezza del potere che l’informatica e la rete può dare alle persone, è ben chiara a governi e multinazionali, i quali cercano di limitarlo in modo molto più efficace e scaltro. Se conoscete tutte le problematiche che nascono riguardo a Google, Facebook, Apple, il DRM, i brevetti software, sapete a cosa mi sto riferendo.

Riporto l’introduzione e vi invito a proseguire la lettura sul sito originario, anche per apprezzarne l’aspetto estetico. Continua a leggere

Nell’acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo – Ippolita

img: nell'acquario di facebook (copertina)Oggi viene presentato il nuovo saggio del collettivo Ippolita: gli stessi autori degli ottimi Luci e ombre di Google e Open non è Free, già segnalati su questo blog.

La presentazione di oggi viene fatta a Milano. Il 31 verrà presentato a Torino. Il libro verrà pubblicato in cartaceo dopo l’estate, per la casa editrice francese Payot & Rivages, sempre con licenza copyleft.

Potete leggerlo online a quest’indirizzo: Nell’acquario di Facebook | ippolita.net

Nell’acquario di Facebook

La resistibile ascesa dell’anarco-capitalismo

J’aime pas Facebook – (Payot & Rivages)

FaceBook si avvia ad avere un miliardo di utenti. La sua collocazione in borsa si annuncia come una delle più gigantesche operazioni finanziarie di tutti i tempi. FB è l’incarnazione dello Zeitgeist: il dispiegarsi dell’informatica del dominio applicata all’ingegneria sociale. FB ha operato in campo sociale ciò che Google aveva sperimentato nella gestione delle conoscenze umane in rete: l’illusione che l’informatica possa farci accedere in modo neutro e ordinato al complesso di relazioni e informazioni che compongono ciò che chiamiamo web. Se Google è un dispensatore di verità, FB è un impresario di relazioni. Tutto per il bene dell’umanità, della socialità e della condivisione. Nel nome della libera informazione. Libertà automatica garantita dalle macchine. La libertà di una socialità sempre più meccanizzata.

Ma quale ideologia si nasconde dietro questo vessillo di libertà? FB è uno straordinario dispositivo in grado di mettere a profitto ogni micro movimento compiuto sulla sua piattaforma. Nell’illusione di intrattenerci stiamo invece lavorando per l’espansione di un nuovo tipo di mercato, il commercio relazionale. FB, come ogni altro strumento privato di social networking, non è affatto gratuito, la moneta di scambio siamo noi: l’unicità che fa di ciascuno un essere singolare e irripetibile.

Attraverso la dottrina della Trasparenza Radicale siamo condotti a velocità vertiginosa verso una distopia che è al contempo huxleyana e orwelliana. Siate trasparenti alle macchine, dite tutto di voi, e sarete liberi persino dal desiderio: gli algoritmi si occuperanno per voi di selezionare e scegliere i prodotti di consumo su misura per voi. Una porzione di umanità è stata raccolta, come una coltura in vitro, sotto la lente di FB per essere segmentata e trasformata in merce preziosa. Ci siamo sottoposti volontariamente ad un grande esperimento sociale, culturale e tecnico.

Con questo testo il gruppo di ricerca Ippolita fa un giro dietro le quinte di FB interrogandosi, attraverso un metodo interdisciplinare, sulle origini, gli obiettivi e la visione del mondo di questo giovane astro del turbo-capitalismo. L’anarcocapitalismo dei right libertarians californiani più oltranzisti, fanatici del capitalismo senza regole, è il filo conduttore che ci permette di collegare FaceBook ai Partiti Pirata in Europa e a Wikileaks. E di evidenziare che gli algoritmi usati per la pubblicità personalizzata dai giganti della profilazione online, i nuovi padroni digitali (FaceBook, Apple, Google, Amazon) sono gli stessi utilizzati dai governi dispotici per la repressione personalizzata. La fede cieca in una tecnologia salvifica ammanta l’opaco progetto di dominio della trasparenza radicale. Siamo di fronte a una distopia tecnologica davvero in grado di coniugare la lobotomia emotiva del consumismo sfrenato di Huxley con la paranoia repressiva del controllo orwelliano. Nel nome della libertà del capitale. Continua a leggere

Max Stirner e la controcultura hacker – Nicola Durante

Come anticipato, pubblico il saggio sull’anti-filosofo Max Stirner, scritto da Nicola Durante. Dopo un’introduzione sul pensiero di Stirner e la terminologia da lui usata, viene messo a confronto con il fenomeno delle controculture, ed in particolare quella hacker. Verrà esaminata la sua idea di libertà, individualista e radicale, e confrontata con idea di libertà di stampo più sociale, promossa dalla Free Software Foundation, evidenziandone le differenze.

Un testo molto interessante, specialmente per le idee poco comuni contenute. È sempre necessario un notevole sforzo per potersi liberare dal pensiero comune, dalla cultura dominante e dalla tradizione. Per questo motivo, le idee espresse da chi riesce a farlo, riuscendo così ad osservare da fuori la realtà, hanno enorme valore.

Potete scaricare il saggio in formato PDF, oppure Testo semplice.

Grazie a stregaa, per avermelo passato.

Nicola Durante

MAX STIRNER E LA
CONTROCULTURA
HACKER

Prima edizione: settembre 2008

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NOTA INTRODUTTIVA

Questo breve scritto non rappresenta, come forse vorrebbe qualche lettore disattento o malizioso, un incentivo alla non-collaborazione e al solipsismo. Nella sua provocatorietà vuole invece essere uno spunto per riflettere sulla differenza che passa tra “servire” e “collaborare”. La cooperazione non è un ideale davanti al quale inchinarsi ma uno strumento indispensabile per la felicità di ognuno. Servire significa invece assecondare acriticamente qualsiasi richiesta nel nome di una causa che mai ci appartiene veramente. Se lo Stato mi chiede di uccidere ed essere ucciso in guerra, nel nome della Patria, io non ubbidirò. Se una Chiesa mi sprona a convertire con la prepotenza l’infedele, nel nome di un Dio, io non lo farò. Chiunque conosca un pò la storia e sappia osservare il presente dovrebbe rendersi conto di quante teste sono cadute e di quante ostilità sorgono tuttora nel nome delle “religioni” e dei “buoni ideali”.

MAX STIRNER E LA CONTROCULTURA HACKER
di Nicola Durante

Max Stirner è l’autore di “L’unico e la sua proprietà” il libro più scandaloso e controculturale della filosofia moderna. La controcultura hacker è un movimento con inclinazioni antiautoritarie il cui habitat è costituito prevalentemente dal mondo informatico. La propulsione del filosofare stirneriano richiama quella di ogni controcultura: liberare il singolo dalle costrizioni che ne ostacolano la volontà creativa. Il seguente studio, facendo dialogare l’unico di Stirner con la controcultura hacker, ne mette in luce non solo il momento liberatorio, individuato nella rivolta teorizzata da Stirner, ma anche quello contraddittorio, definito religioso, in cui l’individuo con la promessa di libertà viene imprigionato dallo spirito della controcultura. Continua a leggere