Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”

Un articolo interessante riguardo alle elezioni. L’origine sembra essere dal comitato “No Dal Molin“, nato per opporsi all’ampliamento della base militare vicentina “Dal Molin”, voluto dalla NATO, approvato dal governo (Prodi, al tempo, e mai bloccato dai governi successivi), ma sempre osteggiato dalla popolazione locale. Oggi ho letto una dichiarazione di Gheddafi in cui affermava di voler portare la guerra in Italia, visto il nostro coinvolgimento attivo. In caso di contrattacco, l’Italia sarebbe infatti il paese più vicino ed importante, dato il numero di basi militari che ospitiamo. Oltre alle basi, un altro bersaglio importante sarebbero le eventuali centrali nucleari, (che ancora non ci sono, a parte quelle costruite negli anni 80 che attualmente sono attive per il processamento delle vecchie scorie… e che paghiamo ancora salatamente sulla bolletta) dato che sono indispensabili per arricchire l’uranio utilizzato dalle armi nucleari. La proporzione fra energia elettrica prodotta e uranio arricchito sembra più a favore del secondo, tanto da far ritenere a molti che l’elettricità sia da considerare il prodotto collaterale, di scarto, del processo. Non a caso, nella prima guerra del golfo, gli USA attaccarono immediatamente le centrali irachene per bloccare la produzione di uranio arricchito e quindi le possibilità di sviluppo della bomba atomica da parte del governo del paese. Qualche anno dopo, s’inventarono la presenza di armi di distruzione di massa, nonostante la possibilità di produrle fosse stata impedita da parecchio e mai più ripristinata, ma questo è un altro discorso (per farvi un’idea, potete guardare il film Fair Game).

Sembra quindi che questo governo potrà avere il disonore di portare il paese in guerra, emulando il suo predecessore illustre: il governo fascista di Mussolini. Penso che quasi nessuno desideri questo, a parte chi incoscientemente è interessato a sfruttare la situazione per aumentare i propri affari.

Eppure, paghiamo costantemente la guerra e gli armamenti con le nostre tasse. Non possiamo rifiutarci di farlo, pena l’essere perseguitati dalla legge. Secondo quanto dice il ministro delle finanze, per pagare questa guerra, forse dovranno aumentare anche le accise sui carburanti, così quando useremo il riscaldamento di casa, quando faremo rifornimento al nostro veicolo, in parte, pagheremo pure qualche pallottola, o un pezzettino di missile che andrà ad ammazzare qualcuno che non conosciamo. Questa è la nostra democrazia ed il risultato dei nostri voti. Anche se siamo pacifisti, nonviolenti o antimilitaristi, veniamo costretti a pagare la guerra, oltre ai vizi dei parlamentari, le prigioni per i “colpevoli” di clandestinità, i poliziotti che massacrano e torturano i manifestanti del G8 di Genova, le future centrali nucleari che contamineranno con le loro scorie il territorio, ci metteranno a rischio di catastrofi ed aumenteranno la probabilità di contrarre tumori o …qualche bomba di uno stato che ci considera nemici. Non ho mai minacciato né aggredito la Libia o qualsiasi altro stato, ma chi pretende di rappresentarmi lo fa a nome degli italiani. E lo stato attaccato, nella sua propaganda, indica tutti gli italiani come i colpevoli che pensa di contrattaccare.

Come dice l’articolo trascritto qua sotto: “il cittadino rischia di fare come quei due personaggi dell’Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, che andarono dal re d’Inghilterra per consegnargli una lettera, non sapendo che la lettera conteneva l’istruzione di impiccarli. I due finirono sulla forca in questo modo, essendo agenti della loro fine”

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Libia, rischiamo una guerra mondiale con Cina e Russia

A volte penso che le persone che non riescono a fare certi collegamenti fra gli accadimenti, che rimangono incoscienti delle possibili conseguenze, siano in qualche modo fortunate. Se solo provo a collegare queste notizie, con la presunta urgenza di un programma nucleare in Italia, con l’allargarsi degli affari ed il crescere dei centri di ricerca per l’industria bellica, con la consapevolezza che la maggior parte dei governi (compreso il parlamento europeo) non stiano lavorando per le popolazioni che li hanno eletti, ma siano il tramite di interessi industriali e finanziari, mi gira la testa.

Due notizie riguardanti la guerra in Libia, che ora il governo Italiano ha ufficializzato (i tornado italiani erano presenti da quando anche la Francia aveva iniziato ad attaccare). La prima è dal blog antimilitarista romperelerighe, nato per informare riguardo alla guerra ed ai progetti per la base militare di Mattarello di Trento.

Decollano da Sigonella i Predator contro la Libia

Ricordiamo che il “cuore elettronico” delle radio che i Predator utilizzano per comunicare con la base è prodotto da Eurotech. Una controllata di Eurotech – NeuriCam S.p.A. – è presente in Manifattura Domani, il gruppo che gestisce i progetti per l’ex Manifattura Tabacchi di Rovereto.

La seconda, che riporto per intero, è da un’intervista a Paul Craig Roberts, ex braccio destro di Ronald Reagan. Da libreidee

Attenti: stiamo giocando col fuoco. Che ci fa la Nato in Africa? Qualcuno crede davvero che l’Occidente spenda tutti quei soldi in bombe e portaerei perché è interessato alla libertà dei popoli oppressi, come quello libico? E perché allora non interviene anche in Bahrein o in Arabia Saudita, dove dominano regimi altrettanto dispotici? La posta in gioco è il petrolio? Non solo. L’aspetto più pericoloso è un altro: attaccando Libia e Siria, gli Usa in declino, che tra cinque anni saranno sorpassati dall’economia cinese, stanno cercando di sfrattare dal Mediterraneo la Cina e la Russia. Rischiamo seriamente un’escalation anche nucleare, che può portare alla Terza Guerra Mondiale. A dirlo non è Wikileaks, ma il professor Paul Craig Roberts, già braccio destro di Ronald Reagan. Continua a leggere

Aggiornamenti su Finmeccanica in Trentino

Un aggiornamento riguardo al dossier che avevo riportato. Fino a quando potranno mantenere la faccia seria mentre chiamano Rovereto la “città della pace”? Una cittadina dove verranno portati dei laboratori per Finmeccanica e nella quale i vigili urbani possono girare armati, nonostante il ridicolo livello di criminalità.

Dal blog romperelerighe.

Aggiunta del 26/3/2011: Aggiungo due articoli di PeaceReporter riguardo alla vendita di armi italiane al governo di Gheddafi ed ai rapporti d’affari con Finmeccanica: Libia, il mestiere delle armi, Libia, il mestiere delle armi – 2.

Finmecanica in Trentino

Nel gennaio del 2006, Eurotech S.p.A dà vita ad Eth Lab, centro di ricerche dell’intero gruppo insediato a Pergine Valsugana. Eurotech ha acquisito tre anni prima la Parvus Corporation di Salt Lake City, che produce esclusivamente componenti elettroniche per l’esercito e i sistemi d’arma.

In collaborazione con l’Università di Trento e l’Istituto Trentino di Cultura (parte della Fondazione Bruno Kessler), i campi di ricerca di Eth Lab sono la microelettronica, le nanotecnologie, l’informatica e i sistemi di sensori. Continua a leggere

Ancora Finmeccanica in Trentino

Relativamente a Finemaccanica nella “città della pace”.

Riporto dal blog romperelerighe.

Il 21 dicembre, presso l’università di Povo, si è svolto un convegno di ingegneria a cui ha partecipato anche personale di Finmeccanica. La facoltà trentina è stata letteralmente militarizzata: quattro blindati e vari agenti della polizia politica che si aggiravano nell’università. Alcuni ricercatori e professori hanno denunciato con delle lettere aperte una simile e inedita presenza poliziesca. Il rettore Bassi si è giustificato dicendo che l’allarme era dovuto al precedente di Sociologia, quando una conferenza di militari era stata contestata con fumogeni e vernice rossa, e all’affissione a Povo di manifesti in cui si fa riferimento, dice il Bassi, “a deliranti blog in cui si parla della collaborazione dell’università trentina con l’industria bellica”. Probabilmente questo è uno dei blog “deliranti”. Deliranti? Le nostre informazioni sono tratte proprio dai siti dell’università (cfr. il dossier Una piovra artificiale. Finmeccanica a Rovereto).

Se la collaborazione tra l’università di Trento e l’industria bellica è un’ipotesi “delirante”, perché a un convegno di ingegneria c’era qualcuno di Finmeccanica, il più grosso produttore italiano di armi? Perché c’era la polizia a difenderlo?

Vedi anche (aggiornamento del 26-2-2011): Armi alla Libia: l’Italia è il primo fornitore europeo

Finmeccanica nella “città della pace”

Capita che oggi, passeggiando verso un negozio di elettronica per comprare un po’ di spinotti RJ45 da usare a lavoro,  io veda delle scritte su un muro, che dicono qualcosa del tipo che Non permetteremo mai l’arrivo di Finmeccanica a Rovereto. Questa cosa mi fa notare una lampadina che mi lampeggiava nella testa da un po’,  cercando di attirare la mia attenzione… Di recente avevo sentito qualche fantasma parlare di Finmeccanica a Rovereto… Avevo visto anche dei volantini su qualche fermata dell’autobus, ma l’informazione era stata messa per un attimo da parte. La scritta mi ha riacceso la curiosità. Così, appena tornato a casa, ho fatto una rapida ricerca, trovando subito il volantino in questione, ed un lungo dossier (PDF), che riporto integralmente. (Riguardo alle spese militari, c’è anche: La guerra infinita. )

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