Riporto, da il Cambiamento
I mezzi di comunicazione di massa, prima fra tutti la televisione, continuano a promuovere il consumo esasperato di prodotti di origine animale. Si continua così ad incentivare quella cultura della carne che, a partire dal dopoguerra, è stata eletta dal popolo “simbolo d’opulenza” e “alimento per ricchi”. Andrea Romeo, prende una posizione molto dura in proposito, e ci spiega quali sono le conseguenze di questa ‘manipolazione’.
di Andrea Romeo – 2 Marzo 2012
Appena pochi mesi fa la LAV ha denunciato la multinazionale degli omogeneizzati Mellin per aver mandato in onda, attraverso i media nazionali, uno spot pubblicitario che consigliava alle giovani mamme di nutrire i propri piccoli con prodotti a base di carne ‘essenziale alla crescita del figlio’ come lo spot recitava. La LAV ha vinto la causa, prova del fatto che la pubblicità della Mellin era fuorviante, così che la multinazionale ha ritirato lo spot dai media.
Per gli animalisti questa è stata una grande vittoria con cui hanno dimostrato l’assoluta infondatezza di chi sostiene che la carne sia necessaria in età puerile. L’uomo non ha bisogno né di carne né di derivati animali, né in età puerile, né dopo.
Eppure, se si dà un’occhiata ai media di massa, si osserva come imperterriti questi mandino in onda spot di prodotti quasi solo ed esclusivamente di origine animale sostenendo che essi siano essenziali. Gli esempi sono molti, a cominciare da un’altra assurda pubblicità: la multinazionale in questione stavolta si chiama Danone, e nello schermo vediamo Stefania Sandrelli consigliare all’Italia intera di assumere il DanaOs perché, sostiene lo spot, “in Italia le donne non assumono abbastanza calcio”: così accade che la gente, che già consuma quantità irrazionali di derivati animali, preoccupata che il proprio femore possa spezzarsi da un momento all’altro, aumenti ulteriormente il dosaggio, nonostante il mito della correlazione latte-calcio sia stato sfatato ormai da tempo. Continua a leggere