Dio è taoista? (seconda parte) – Raymond Smullyan

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Punishment by genesis.

Mortale: Certo che sono rimasto scosso. Scosso non dalla tua autobestemmia (come l’hai chiamata scherzosamente), non dal fatto ch tu non avevi alcun diritto di dirlo, bensì dal semplice fatto che tu l’hai detto, perché mi hanno insegnato che in realtà tu non sbagli mai. Quindi mi ha sbalordito sentirti affermare che ti è possibile sbagliare.

Dio: non ho sostenuto che sia possibile. Dico solo che sono pronto a imparare qualcosa dai mie eventuali errori. Ma questo non dice nulla sul fatto che io realmente abbia errato o possa mai errare.

Mortale: Oh, per favore, smettiamola con queste sofisticherie. Ammetti o non ammetti che è stato uno sbaglio darmi il libero arbitrio?

Dio: Be’, è proprio questo il punto che secondo me dovremmo approfondire. Permetti che ti riassuma il dilemma in cui ora ti dibatti. Tu non vuoi il libro arbitrio perché con esso puoi peccare, e tu non vuoi peccare (cosa che, a dire il vero, continua a lasciarmi perplesso: in un certo senso tu devi voler peccare, altrimenti non peccheresti. Ma per il momento lasciamo perdere). D’altra parte, se tu decidessi di rinunciare al libro arbitrio, saresti responsabile adesso delle tue azioni future. Ergo, io non avrei mai dovuto darti il libero arbitrio.

Mortale: Appunto!

Dio: Capisco perfettamente il tuo disagio. Molti mortali, e perfino alcuni teologi, si sono lamentati dicendo che sono stato ingiusto perché da una parte sono stato io, non loro, a decidere che dovessero avere il libero arbitrio, e dall’altra considero loro responsabili di ciò che fanno. In altre parole, ritengono di essere obbligati a tener fede a un contratto con me, che però esso non hanno mai sottoscritto.

Mortale: Appunto!

Dio: Come ho detto, capisco perfettamente il disagio che la situazione comporta. E riconosco la giustezza della lagnanza, tuttavia questa lagnanza sorge solo da un’interpretazione non realistica del termini della questione. Ora te li illustrerò per bene e vedrai che i risultati ti sorprenderanno. Ma invece di dirteli subito, continuerò a usare il metodo socratico.
Per ricapitolare ancora una volta, a te dispiace che io ti abbia dato il libero arbitrio. Io sostengo che quanto ne vedrai le vere conseguenze non sarai più dispiaciuto. Per dimostrare la mia tesi, ecco ciò che farò. Creerò un nuovo universo, un nuovo continuum spazio-temporale. In questo nuovo universo nascerà un mortale esattamente identico a te: a tutti gli effetti pratici potremmo dire che rinascerai tu. A questo nuovo mortale, a questo nuovo te, io posso dare o non dare il libero arbitrio. Che cosa vuoi che faccia?

Mortale (con gran sollievo): Oh, ti prego! Risparmiagli di dover avere il libero arbitrio! Continua a leggere

Dio è taoista? (prima parte) – Raymond Smullyan

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Illuminati Motivated by rkmcmetal

Questi racconti sono troppo intriganti per restare relegati nell’ambito degli appassionati di filosofia e logica. Non dovrei farlo, ma trascrivo ancora un altro racconto dalla raccolta “L’io della mente”. Questa volta è un ipotetico dialogo fra un mortale e Dio. Il mortale chiede a Dio di togliergli il libero arbitrio, perché le implicazioni morali di esso sono troppo pesanti da sopportare.

Altri racconti sul genere che ho trascritto sul blog: Dove sono? di Daniel Dennett, L’anima dell’Animale Modello III di Terrel Miedaner, L’argomento della stanza cinese di John Searle, I guai che provocò la perfezione di Trurl e Non serviam di Stanislaw Lem. Altra robaccia sul genere, nella categoria Idee del blog.

 

Dio è taoista?

di Raymond M. Smullyan

 

Mortale: Perciò, o Dio, io ti prego, se hai un briciolo di pietà per questa tua creatura sofferente, liberami dal dover avere il libro arbitrio!

Dio: Tu rifiuti il dono più grande che io ti abbia fatto?

Mortale: Come puoi chiamare dono ciò che mi è stato imposto? Io ho il libero arbitrio, ma non per mia scelta. Non ho mai scelto liberamente di avere il libro arbitrio. Devo avere il libro arbitrio, che mi piaccia o no!

Dio: Perché vorresti non averlo?

Mortale: Perché il libero arbitrio significa responsabilità morale e la responsabilità morale è un peso che non posso sopportare!

Dio: Perché trovi così insopportabile la responsabilità morale?

Mortale: Perché? A dire la verità non so spiegarne il perché; so soltanto che è così.

Dio: D’accordo, in tal caso supponiamo che io ti assolva da ogni responsabilità morale, ma ti lasci il tuo libero arbitrio. Questo ti andrebbe?

Mortale (dopo una pausa): No, temo di no.

Dio: Ah, proprio come pensavo! Dunque la responsabilità morale non è l’unico aspetto del libero arbitrio che non ti va. Che cos’altro ti disturba del libero arbitrio? Continua a leggere

Non serviam (ultima parte) – Stanislaw Lem

Dopo aver pubblicato il racconto breve “Non serviam”, di Stanislaw Lem, pubblicato da Adelphi nel libro “L’io della mente”, riporto le riflessioni dei filosofi Daniel Dennett e Douglas Hofstadter.

Indice delle parti:

Riflessioni


“Non serviam” non solo utilizza in maniera straordinariamente raffinata e precisa temi dell’informatica, della filosofia e della teoria dell’evoluzione, ma potrebbe quasi essere un resoconto vero di certi aspetti delle attuali ricerche sull’intelligenza artificiale. Per fare un esempio, il famoso SHRDLU di Terry Winograd dà l’impressione di essere un robot che sposta qua e là blocchi colorati sul piano di un tavolo con un braccio meccanico, ma in realtà il suo mondo è stato totalmente allestito o simulato all’interno del calcolatore: “In effetti, la macchina si trova proprio nella situazione paventata da Descartes: è un semplice calcolatore che sogna di essere un robot”. La descrizione fatta da Lem di mondi simulati al calcolatore e di esseri pensanti simulati contenuti in essi (mondi fatti di matematica, in realtà ) è tanto poetica quanto precisa, con una sola netta falsità, parente di altre falsità incontrate a più riprese in questi racconti. Stando a Lem, grazie alla velocità fulminea dei calcolatori, il “tempo biologico” di questi mondi simulati può essere molto più veloce del nostro tempo reale e viene rallentato mettendolo al passo col nostro solo quando vogliamo compiere osservazioni ed esami: “… un secondo di tempo macchina corrisponde a un anno di vita umana”. Continua a leggere

Non serviam (quinta parte) – Stanislaw Lem

Questa è la parte conclusiva di questo racconto di Stanislaw Lem, quella che racchiude il nocciolo del discorso oltre che la spiegazione del titolo. Ci sarà anche una sesta parte, contenente il commento di Daniel Dennett e Douglas Hofstadter.
In questo brano tornano gli argomenti di alcune vecchie lunghe discussioni su questo blog e su quello di chiaroscuro.

ADAN 300 risponde: Tutto ciò che accade qui è assolutamente certo; tutto ciò che accade “là” – cioè oltre i confini del mondo, nell’eternità, presso Dio – è incerto, poiché viene solo inferito sulla base delle ipotesi. Qui non si dovrebbe commettere il male, anche se il principio di evitare il male non è dimostrabile logicamente. Ma allo stesso titolo neppure l’esistenza del mondo può essere dimostrata logicamente. Il mondo esiste, anche se potrebbe non esistere. Il male può essere commesso, anche se sarebbe bene non commetterlo e questo, credo, a causa del nostro accordo basato sulla regola di reciprocità: comportati con me come io mi comporto con te. Ciò non ha nulla a che vedere con l’esistenza o la non esistenza di Dio. Se dovessi astenermi dal commettere il male nel timore che, a causa di ciò, “là” sarei punito, oppure se dovessi compiere il bene contando su una ricompensa “là”, fonderei la mia condotta su basi incerte. Qui, invece, non può esservi base più solida del nostro reciproco accordo in questa faccenda. Se “là” vi sono altre basi, io non ho di esse conoscenza altrettanto precisa di quella che ho, qui, delle nostre. Vivendo giochiamo il gioco della vita, e in esso siamo tutti alleati. Quindi la partita fra noi è perfettamente simmetrica. Col postulare Dio, postuliamo che la partita abbia un prolungamento oltre il mondo. Io credo che sia lecito postulare questo prolungamento, purché esso non influenzi in alcun modo lo svolgimento della partita qui. Altrimenti, in nome di qualcuno che forse non esiste potremmo sacrificare ciò che esiste qui ed esiste di sicuro.

NAAD osserva che l’atteggiamento di ADAN 300 verso Dio non gli è chiaro. ADAN ha ammesso, la possibilità che il creatore esista: che cosa segue da ciò? Continua a leggere

Non serviam (quarta parte) – Stanislaw Lem

Non passò molto tempo prima che gli sperimentatori giunsero alla conclusione che i contatti tra i personoidi e gli uomini effettuati attraverso gli ingressi e le uscite del calcolatore non solo erano di scarso valore scientifico, ma in più generavano certi dilemmi morali i quali contribuirono a far sì che la personetica venisse qualificata come la più crudele delle scienze. Vi è qualcosa di meschino nell’informare i personoidi del fatto che li abbiamo creati in universi chiusi che simulano soltanto l’infinito, che essi sono microscopiche “psicocisti” o capsule in seno al nostro mondo. Certo, essi posseggono una loro infinità; perciò Sharker e altri psiconetici (Falk, Wiegeland) sostengono che la situazione è del tutto simmetrica: i personoidi non hanno bisogno del nostro mondo, del nostro “spazio vitale”, proprio come noi non sappiamo che farcene della loro “terra matematica”. Per Dobb questi ragionamenti sono sofistici, poiché non può esservi dubbio su quali siano i creatori e quali le creature e su chi sia stato confinato esistenzialmente. Dobb appartiene a quel gruppo che sostiene il principio del non intervento assoluto – il “non contatto” – nei confronti dei personoidi. Si tratta dei comportamentisti della personetica: il loro desiderio è quello di osservare esseri intelligenti sintetici, di spiare i loro discorsi e i loro pensieri, di registrare le loro azioni e occupazioni, senza tuttavia mai interferire con essi. Questo metodo è già sviluppato e possiede una propria tecnica basata su un insieme di strumenti la cui messa a punto ha presentato difficoltà che ancora pochi anni fa parevano quasi insormontabili. L’idea è di ascoltare, di comprendere – in breve, di origliare incessantemente – impedendo però nel contempo che questo “ascolto” disturbi in qualsiasi modo il mondo dei personoidi. Esistono presso il MIT programmi ancora allo stadio di progetto (l’APHERON II e l’EROT), che permettevano ai personoidi, i quali per il momento non hanno sesso, di avere “contatti erotici”, rendendo possibile ciò che corrisponde alla fecondazione e dando loro modo di moltiplicarsi “per via sessuale”. Dobb dichiara apertamente di non essere entusiasta dei progetti americani. In suo lavoro, così com’è descritto in Non serviam, punta in una direzione completamente diversa: non per nulla la scuola inglese di personetica è stata chiamata “poligono filosofico” e “laboratorio di teodicea”. Con queste descrizioni giungiamo a quella che è probabilmente la parte più significativa, e certamente la più affascinante del libro in oggetto: l’ultima parte, che ne giustifica e ne spiega lo strano titolo. Continua a leggere