Questo articolo ed il precedente si inseriscono nel discorso iniziato sul post Menti senza contenuto del blog Neuro@antropologia.
Vedere anche:
Da Perche’ non siamo il nostro cervello, capitolo 7
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I neurofisiologi sono nella loro maggioranza ancora sotto l’influenza del dualismo, per quanto neghino di filosofeggiare. Essi assumono ancora che il cervello sia sede della mente. Dire, nel gergo oggi in voga, che è un computer con un programma, o ereditario o acquisito, che pianifica un’azione volontaria e quindi ordina ai muscoli di muoversi, è un vantaggio minimo rispetto alla teoria di Cartesio, perché dire questo significa restare confinati nella dottrina delle risposte agli stimoli.
JAMES J. GIBSON
In questo capitolo racconto la storia di Hubel e Wiesel, insigniti del premio Nobel per le loro scoperte relative all’apparato visivo dei mammiferi. Il loro lavoro su basa su quella che mostrerò essere una concezione insostenibile della visione e degli altri poteri mentali intesi come processi computazionali che hanno luogo nel cervello. Il problema principale di una teoria computazionale è che essa presuppone erroneamente che la mente emerga da eventi che accadono nella testa. L’eredità di Hubel e di Wiesel va perciò messa in discussione.
IL CERVELLO VISIVO IN AZIONE
Nel 1981 David Hubel e Torsten Wiesel vinsero il premio Nobel grazie alla ricerca sulla neurofisiologia della visione condotta presso la John Hopkins University prima, e poi a Harvard, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta. La ricerca di Hubel e Wiesel, e il fatto che le sia stato assegnato il più alto riconoscimento previsto dalla comunità scientifica, rappresentano un punto di riferimento per la scienza della coscienza. La visione, dopotutto, è in prima istanza una forma di coscienza animale. Infatti, almeno per gli esseri umani, la visione ha un ruolo fondamentale nella vita cosciente. Il mondo è aperto alla nostra esplorazione visiva e ci affidiamo alla visione per trovare nell’ambiente ciò che cerchiamo e di cui abbiano bisogno. Ancora di più, per noi animali umani il mondo è un mondo visivo. E’ un mondo pieno di forme, colori e prospettive. Il carattere visivo degli oggetti plasma il modo in cui li concepiamo: pensiamo a loro, per esempio, come dotati di un davanti, di un dietro e di aspetti nascosti. Immaginate quanto sarebbe difficile categorizzare e comprendere ciò che avviene intorno a noi se non potessimo vedere. Continua a leggere
