…E se vi dicessi che nell’Europa orientale, fra l’ 8000 a.C. ed il 2500 a.C. si svilupparono e spontaneamente delle società di agricoltori, pacifiche, paritarie fra i sessi, senza ordinamento statale e tuttavia, o forse proprio per merito di questo, con uno sviluppo artistico, culturale e tecnologico molto elevato?
Queste società sono state scoperte dall’archeologa lituana Marija Gimbutas e studiate dall’antropologa Riane Eisler.
In questo documentario sottotitolato vengono descritte le scoperte e gli studi di Marija Gimbutas: Signs out of time.
Qua riporto l’articolo riassuntivo che attualmente ho trovato più esauriente. Da Anarchopedia (fate riferimento a questo link per eventuali aggiornamenti).
La storica e archeologa Riane Eisler ha indicato con il neologismo gilania - dalle parole greche gynè, “donna” e andros, “uomo” (la lettera l tra i due ha il duplice significato di unione, dal verbo inglese to link, “unire” e dal verbo greco lyein o lyo che significa “sciogliere” o “liberare”) – quella fase storica plurimillenaria (8.000-2500 a.c in rapporto soltanto al neolitico) fondata sull’eguaglianza dei sessi e sulla sostanziale assenza di gerarchia e autorità, di cui si conservano tracce tanto nelle comunità umane del Paleolitico superiore quanto in quelle agricole del Neolitico. Continua a leggere→
Da ricordare ogni volta che sul giornale leggere di manifestanti violenti che aggrediscono poliziotti o quant’altro. C’è chi la stessa cosa la fa alle persone, per lavoro, con tutta l’attrezzatura e le armi pagate con i soldi delle nostre tasse. Sassi e bastoni contro scudi, manganelli, corazze, caschi, jeep, gas lacrmiogeni e gente addestrata a picchiare. Se giudicassimo la realtà secondo i canoni della narrativa, come inconsciamente ci capita spesso di fare, non ci sarebbero dubbi su chi siano i buoni e chi i cattivi. Ci dovremmo aspettare quindi, qualche evento che risollevi la situazione, o un deus-ex-machina che ci porti verso l’immancabile lieto fine. Proprio per questo, forse, rimaniamo inerti in attesa, senza renderci conto che la realtà non è narrativa, anche se certamente entrambe si influenzano reciprocamente.
…tutti i giornali e le TV, che quotidianamente tacciono in merito ai massacri compiuti dai nostri soldati in Libia ed in Afghanistan, per ordine di Washington, che fingono sistematicamente di dimenticare che l’Italia è un paese in guerra, che domenica non hanno visto le forze dell’ordine tirare pietre dai cavalcavia (nonostante in rete esistano filmati a profusione che documentano l’accaduto) e non si sono accorti dei poliziotti che lanciavano i lacrimogeni ad altezza uomo , colpendo in faccia i manifestanti, e non sono a conoscenza del fatto che in Val di Susa i cittadini sono stati gasati con un gas tossico vietato dalla convenzione di Ginevra (mentre in rete la cosa è documentata da almeno una settimana), e si sono scordati di raccogliere le testimonianze dei feriti, torturati dalla polizia prima e dopo il ricovero in ospedale, ed erano voltati dall’altra parte quando qualche teppista in divisa defecava sulle tende del campeggio, o dormivano mentre il camper del movimento NO TAV veniva dato alle fiamme, e si appisolavano di fronte agli anziani che non respiravano e alle ragazzine che vomitavano in mezzo al gas.
Si sono scoperti improvvisamente pacifisti, scandalizzati e intrisi di “genuino” stupore, di fronte alle orde di black block che a loro dire avrebbero assalito selvaggiamente le forze dell’ordine, barricate da tutto il giorno all’interno di un fortino inespugnabile.
Altre notizie da manifestanti intossicati: irritazioni cutanee, tosse, vomito, dolori muscolari. Un medico, Laura Rizzo, propone di censire i sintomi raccogliendo dati. Una donna parla di «lacrimogeni sparati addosso alle persone, a mo’ di proiettile: una cosa criminale, violenza inaudita e senza motivo». Un militante: «Se Maroni voleva denunciare i manifestanti per tentato omicidio, noi dobbiamo denunciare il ministro dell’interno e gli ufficiali delle forze di polizia per tentato omicidio della popolazione valsusina». Nicoletta Molinero: «Ho preso il gas sia allo sgombero che alla manifestazione del 3 luglio, sono andata all’ospedale a farmi refertare esattamente come fanno gli agenti, che così risultano “feriti” in duecento; io avevo la gola distrutta, un mal di testa terribile, la bocca piena di afte: la Il professor Massimo Zucchettiradiografia ha rivelato un ispessimento dei polmoni, vedremo se anche quello causato dai gas».
Aggiornamento 20-9-2011: Riporto questo articolo riguardo alla connessione con il PD ed alle particolari premure che sembrano avere riguardo a quest’enorme opera: “Che tempo che fa”. Si tocca la TAV, e il PD scatena il finimondo. Lo stesso Piero Fassino, sindaco di Torino, sembra interessarsi maggiormente agli affari delle ditte appaltatrici, che non alla volontà delle persone che lui dovrebbe rappresentare ed ascoltare e che l’hanno eletto.
Mi è capitato molte volte di discutere di antispecismo, animalismo e politica. Specialmente in discorsi che tiravano in ballo un famigerato gruppo di animalisti dal nome percentuale, noti per gli slogan e gli atteggiamenti tutt’altro che nonviolenti, e fondato da un personaggio politico di estrema destra che, sembrerebbe utilizzi questa organizzazione per acquisire consensi. Molti degli appartenenti non sanno, non ci credono, lo negano o lo ritengono poco importante. L’argomento che sento utilizzare spesso è che non sia importante la filosofia o l’orientamento politico sul quale essi poggiano, ma le azioni che compiono. Se in parte si può condividere (un animale salvato è sempre una buona cosa), ci sono, al contrario, dei buoni motivi per diffidare di questo strano sincretismo fra estrema destra ed animalismo. Sincretismo che diventa contraddizione se al posto di animalismo mettiamo antispecismo. Continua a leggere→
Ufficiali dei Marines spiegano al Washington Post come hanno ‘conquistato i cuori e le menti’ di una tribù afgana: “Non li convinci con i progetti e la buona volontà. Devi arrivare con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente”
A volte capita che la cruda e brutale realtà della guerra emerga anche tra le righe di servizi giornalistici tutt’altro che pacifisti e antimilitaristi. E’ il caso di un articolo pubblicato una settimana fa dal Washington Post, il più prestigioso organo della propaganda militare americana.
Come si capisce dal titolo del pezzo - ‘Progressi in tre distretti del sud dell’Afghanistan segnalano un cambiamento’ - si tratta del solito entusiastico quanto parziale resoconto dei progressi militari americani sul fronte afgano, con tanto di afgani felici di vedere i propri villaggi rasi al suolo dall’aviazione Usa o ingabbiati da muri in stile israeliano.
La fine dell’articolo, però, riserva un inatteso sprazzo di realismo. Si racconta della tribù pashtun degli Alikozai, che vive nell’alta valle di Sangin, nella provincia di Helmand: area mai sottratta al controllo dei talebani. Nel 2007 il governo afgano e i generali inglesi convincono gli anziani della tribù a scaricare i talebani, ma non li proteggono, così i ribelli sequestrano un vecchio capitribù, lo legano con una corda a un pick-up e lo trascinano via ad alta velocità, uccidendolo.
Da allora gli Alikozai si sono mostrati refrattari alle successive profferte di accordi da parte delle autorità e dei generali inglesi. L’estete scorsa alle truppe di Sua Maestà, che occupavano Sangin da anni, sono subentrati i Marines americani: in autunno sono penetrati nel territorio Alikozai, massacrando centinaia di giovani guerrieri della tribù ”al soldo dei comandanti talebani”.
”Abbiamo iniziato a impilare cadaveri come ciocchi in una legnaia - racconta un anonimo ufficiale dei Marines al Washington Post - fino a quando loro (gli Alikozai, ndr) hanno detto ‘Cavolo, qui stiamo rimanendo in pochi’ ”. A quel punto i capi tribù hanno accettato un nuovo accordo con il governo, ufficialmente in cambio di promesse di aiuti per la ricostruzione.
”Questi non li convinci con i progetti e la buona volontà – dice un altro ufficiale al Post - devi arrivare davanti alla loro porta di casa con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente: è così che inizi a convincerli”.
Altro che ‘conquistare i cuori e le menti’. Viva la sincerità.
Ricordo le parole che mi scrisse un poco garbato commentatore di questo blog:
“Il fatto è che decerebrati, disertori di ogni valore morale e civile, canaglia codarda, possono tranquillamente continuare a infestare la terra come il muschio le piante sane e svettanti, perchè al mondo ci sono quegli imbecilli di miltari che ci lasciano la vita per darvi la possibilità di dire cazzate a ruota libera.”
Già… Meno male che ci sono loro… Qualcuno potrebbe dirmi che sono le solite “mele marce” e questo sarebbe certamente vero, ma ci si dovrebbe chiedere il motivo per cui ci sono anche queste mele marce. Per restare nella metafora, non è possibile che siano il concime e l’acqua che vengono loro dati, a far marcire le mele? Può essere che piantando i semi su un terreno malato, sia più facile che cresca un albero deforme dai frutti velenosi? Sarebbe meglio che chi ha in mente di voler intraprendere la “carriera” militare, pensi bene a quello che rischia di diventare. Tenendo a mente che si tendono sempre a sopravvalutare enormemente la propria coscienza e volontà.