Narrazioni di guerra

Forse qualcuno sarà iniziato a diventare sospettoso da quando c’è stato il misterioso omicidio di Bin Laden. Un sospetto lieve, che parte da un pensiero che rimane sul filo dell’acqua della percezione e della coscienza. Buona parte delle notizie sulle guerre in corso, hanno iniziato a diventare molto simili alla narrativa popolare. Sembrano avere una trama, personaggi ben identificati e caratterizzati, una sceneggiatura che ricalca schemi che abbiamo imparato a conoscere. Che la stampa stia facendo propaganda per giustificare le azioni di guerra, non è una novità. Ma ciò che accade ora, sembra avere una qualità diversa. Dovrebbe farvi venire un po’ di sospetto l’eccessiva chiarezza della trama, la qualità della narrazione.

Provare a confrontare ciò che viene raccontato come se steste confrontando le sceneggiature di diversi telefilm. Prendiamo “Guerra al terrore” e “Ribellione in Libia”. Vi accorgerete che le narrazioni di allora, erano assai più goffe, incostanti, talvolta confuse, mentre ciò che è stato narrato della guerra in Libia da tutt’altra impressione. È chiaro, facilmente seguibile, i personaggi sono semplici e ben inquadrati, la trama era prevedibile sin dall’inizio e dava l’impressione che ci sarebbe stato certamente un lieto fine. Una differenza simile a quella che si può riscontrare fra un film girato da qualche inesperto e pretenzioso regista, e la qualità estetica e la chiarezza nell’esposizione di un film di Spielberg, che viene compreso senza sforzo da tutta la famiglia e nel quale i personaggi sono archetipi e le situazioni dei canovacci ben riconoscibili, prevedibili e quindi tranquillizzanti.

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Hanno ucciso Kenny!

Sì. Di nuovo. Sembra che il colpevole sia ancora Photoshop CS2, o precedente.

Al di là della bufala subito sbugiardata, alcune cose ben più interessanti mi sono saltate all’occhio nelle notizie di oggi.

  • La notizia del presunto cadavere ritrovato, è arrivata contemporaneamente a quella dei festeggiamenti ovunque e delle dichiarazioni di persone autorevoli che se la sono bevuta in un solo sorso. Come a dire: dovete crederci anche voi perché ci hanno già creduto una moltitudine di individui ed autorità.
  • Ignazio La Russa, ministro della guerra italiano, afferma che è un “atto simbolico che rende giustizia”, ma nel mio modo di concepire le cose, non si ammazza qualcuno come “atto simbolico”. Se si vuole fare qualcosa simbolicamente, non si fa l’azione in sé, ma qualcos’altro che la rappresenti. Se in una gara di scherma ti faccio “touché”, è simbolico, mentre se ti trapasso il petto non è più così simbolico.
  • Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America e Nobel (preventivo) per la pace 2009, parla anch’esso di “giustizia fatta”, ma sempre nel mio modo di concepire le cose, la cosiddetta giustizia dovrebbe essere il risultato di un lavoro di ricerca della verità, e questo tipo di lavoro, si fa tramite indagine. Al giudizio si arriva in seguito ad un processo presumibilmente imparziale che coinvolga anche le leggi comunemente accettate o imposte. Perché un giudizio non è mai assoluto, ma sempre relativo ad un punto di vista, come ad esempio le regole sopra citate. Un’uccisione a sangue freddo, com’è stata quella descritta dalla stampa (inizialmente. ora si parla di sparatoria. forse ascoltano il feedback dei lettori), non è giustizia, ma pareggiamento di conti, vendetta, o altro. Cosa diversa, dal genere di regole che ci hanno istruito a pensare che siano corrette per una società civile.

Lascio ad altri il compito di discutere se quella foto sia vera o falsa, se la morte sia vera, oppure no, oppure già avvenuta anni fa e quali siano i motivi che hanno originato questa notizia in questo preciso momento e quali potrebbero essere le conseguenze. Penso che la maggior parte delle persone si concentreranno su questi argomenti, quindi non c’è bisogno che lo faccia anch’io.

Mi interessa provare a capire dove sia il problema in quelle dichiarazioni. Penso che non sia nelle dichiarazioni in sé e nelle persone che le hanno fatte. Quelle sono prevedibili. Conoscendo chi le ha fatte, non ti aspetti che questo. Quello invece che m’interessa di più, è accorgermi di quante persone le assorbano acriticamente, quasi senza accorgersi delle incongruenze.
Perché in quei casi, o noti il contrasto fra il significato di “simbolico” e “giustizia” e ciò che viene definito tale, oppure devi ridefinire la tua soggettiva idea dei due concetti, per farvi comprendere ciò che è stato definito tale.

Un altro bell’articolo sull’argomento: Guantanamo, Cuba

Da Psychology Today:

Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”

Un articolo interessante riguardo alle elezioni. L’origine sembra essere dal comitato “No Dal Molin“, nato per opporsi all’ampliamento della base militare vicentina “Dal Molin”, voluto dalla NATO, approvato dal governo (Prodi, al tempo, e mai bloccato dai governi successivi), ma sempre osteggiato dalla popolazione locale. Oggi ho letto una dichiarazione di Gheddafi in cui affermava di voler portare la guerra in Italia, visto il nostro coinvolgimento attivo. In caso di contrattacco, l’Italia sarebbe infatti il paese più vicino ed importante, dato il numero di basi militari che ospitiamo. Oltre alle basi, un altro bersaglio importante sarebbero le eventuali centrali nucleari, (che ancora non ci sono, a parte quelle costruite negli anni 80 che attualmente sono attive per il processamento delle vecchie scorie… e che paghiamo ancora salatamente sulla bolletta) dato che sono indispensabili per arricchire l’uranio utilizzato dalle armi nucleari. La proporzione fra energia elettrica prodotta e uranio arricchito sembra più a favore del secondo, tanto da far ritenere a molti che l’elettricità sia da considerare il prodotto collaterale, di scarto, del processo. Non a caso, nella prima guerra del golfo, gli USA attaccarono immediatamente le centrali irachene per bloccare la produzione di uranio arricchito e quindi le possibilità di sviluppo della bomba atomica da parte del governo del paese. Qualche anno dopo, s’inventarono la presenza di armi di distruzione di massa, nonostante la possibilità di produrle fosse stata impedita da parecchio e mai più ripristinata, ma questo è un altro discorso (per farvi un’idea, potete guardare il film Fair Game).

Sembra quindi che questo governo potrà avere il disonore di portare il paese in guerra, emulando il suo predecessore illustre: il governo fascista di Mussolini. Penso che quasi nessuno desideri questo, a parte chi incoscientemente è interessato a sfruttare la situazione per aumentare i propri affari.

Eppure, paghiamo costantemente la guerra e gli armamenti con le nostre tasse. Non possiamo rifiutarci di farlo, pena l’essere perseguitati dalla legge. Secondo quanto dice il ministro delle finanze, per pagare questa guerra, forse dovranno aumentare anche le accise sui carburanti, così quando useremo il riscaldamento di casa, quando faremo rifornimento al nostro veicolo, in parte, pagheremo pure qualche pallottola, o un pezzettino di missile che andrà ad ammazzare qualcuno che non conosciamo. Questa è la nostra democrazia ed il risultato dei nostri voti. Anche se siamo pacifisti, nonviolenti o antimilitaristi, veniamo costretti a pagare la guerra, oltre ai vizi dei parlamentari, le prigioni per i “colpevoli” di clandestinità, i poliziotti che massacrano e torturano i manifestanti del G8 di Genova, le future centrali nucleari che contamineranno con le loro scorie il territorio, ci metteranno a rischio di catastrofi ed aumenteranno la probabilità di contrarre tumori o …qualche bomba di uno stato che ci considera nemici. Non ho mai minacciato né aggredito la Libia o qualsiasi altro stato, ma chi pretende di rappresentarmi lo fa a nome degli italiani. E lo stato attaccato, nella sua propaganda, indica tutti gli italiani come i colpevoli che pensa di contrattaccare.

Come dice l’articolo trascritto qua sotto: “il cittadino rischia di fare come quei due personaggi dell’Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, che andarono dal re d’Inghilterra per consegnargli una lettera, non sapendo che la lettera conteneva l’istruzione di impiccarli. I due finirono sulla forca in questo modo, essendo agenti della loro fine”

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Libia, rischiamo una guerra mondiale con Cina e Russia

A volte penso che le persone che non riescono a fare certi collegamenti fra gli accadimenti, che rimangono incoscienti delle possibili conseguenze, siano in qualche modo fortunate. Se solo provo a collegare queste notizie, con la presunta urgenza di un programma nucleare in Italia, con l’allargarsi degli affari ed il crescere dei centri di ricerca per l’industria bellica, con la consapevolezza che la maggior parte dei governi (compreso il parlamento europeo) non stiano lavorando per le popolazioni che li hanno eletti, ma siano il tramite di interessi industriali e finanziari, mi gira la testa.

Due notizie riguardanti la guerra in Libia, che ora il governo Italiano ha ufficializzato (i tornado italiani erano presenti da quando anche la Francia aveva iniziato ad attaccare). La prima è dal blog antimilitarista romperelerighe, nato per informare riguardo alla guerra ed ai progetti per la base militare di Mattarello di Trento.

Decollano da Sigonella i Predator contro la Libia

Ricordiamo che il “cuore elettronico” delle radio che i Predator utilizzano per comunicare con la base è prodotto da Eurotech. Una controllata di Eurotech – NeuriCam S.p.A. – è presente in Manifattura Domani, il gruppo che gestisce i progetti per l’ex Manifattura Tabacchi di Rovereto.

La seconda, che riporto per intero, è da un’intervista a Paul Craig Roberts, ex braccio destro di Ronald Reagan. Da libreidee

Attenti: stiamo giocando col fuoco. Che ci fa la Nato in Africa? Qualcuno crede davvero che l’Occidente spenda tutti quei soldi in bombe e portaerei perché è interessato alla libertà dei popoli oppressi, come quello libico? E perché allora non interviene anche in Bahrein o in Arabia Saudita, dove dominano regimi altrettanto dispotici? La posta in gioco è il petrolio? Non solo. L’aspetto più pericoloso è un altro: attaccando Libia e Siria, gli Usa in declino, che tra cinque anni saranno sorpassati dall’economia cinese, stanno cercando di sfrattare dal Mediterraneo la Cina e la Russia. Rischiamo seriamente un’escalation anche nucleare, che può portare alla Terza Guerra Mondiale. A dirlo non è Wikileaks, ma il professor Paul Craig Roberts, già braccio destro di Ronald Reagan. Continua a leggere

Il nucleare militare di cui non si parla

Come se non bastassero i disastri causati dall’industria nucleare civile, l’energia nucleare viene ampiamente utilizzata anche in campo militare, nel quale vi sono, come ci si può aspettare, molti meno controlli e questioni etiche da rispettare. Della presenza di sommergibili nucleari e di navi cariche di missili all’uranio impoverito intorno alle coste dell’Italia meridionale non se ne parla mai. La carenza di informazione è talmente tanta e funzionale, che neppure le popolazioni locali vengono informate sulle misure di emergenza da adottare in caso di incidente nucleare. Forse perché, se le popolazioni locali sapessero che il proprio governo permette ai suoi alleati di tenere tali apparecchi pericolosissimi vicino ai luoghi abitati, si opporrebbe. Evidentemente, fra gli interessi di un governo, non ci sono quelli delle persone che vivono sotto di esso.

Aggiornamento del 6/5/2011. Un altro articolo che parla della relazione fra operazioni militari, contaminazioni dei territori civili e di come l’esercito tenga nascoste le informazioni alle popolazioni locali, impedendo così di aprire inchieste, ma soprattutto di mettersi ai ripari dalle contaminazioni: Morire a Lentini

Riporto dal blog romperelerighe

Golfo di Augusta sempre più a rischio Chernobyl-Fukushima

di Antonio Mazzeo

Gli abitanti del polo chimico e petrolifero di Augusta-Melilli-Priolo, in provincia di Siracusa, sanno di vivere in una delle aree più a rischio e inquinate d’Italia. Lo chiamano giustamente il “golfo della morte”. Alle spalle, le grotte e le cave naturali dei monti Climiti, per decenni depositi delle armi chimiche in dotazione alle forze armate italiane e statunitensi. Sulla costa, selve di ciminiere, raffinerie e oleodotti: hanno avvelenato le acque e i fondali con arsenico, mercurio, metalli pesanti, diossine, idrocarburi e scorie cancerogene. Infine il porto, uno dei più grandi d’Italia, 6,8 km di pontili dove si movimentano annualmente oltre 31,5 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. Un’area del complesso è off limits: serve per gli attracchi delle unità della marina militare impegnate nei pattugliamenti del Canale di Sicilia e per rifornire di carburante e munizioni la VI Flotta USA e le navi da guerra degli alleati NATO. Con la guerra alla Libia il via vai militare si è fatto ancora più intenso ed è sempre meno raro osservare nel golfo le minacciose sagome dei sottomarini nucleari delle classi “Ohio” e “Los Angeles” della US Navy, quelli che hanno sferrato gli attacchi con centinaia di missili da crociera “Tomahawk” all’uranio impoverito. Presenze dall’insostenibile impatto ambientale che mettono ancora più a rischio la sicurezza e la salute della popolazione, ignara – stavolta – di convivere a fianco di reattori simili a quelli della famigerata centrale di Chernobyl. Continua a leggere