The age of adz

Sufjan Stevens è probabilmente un genio, un alieno, un pazzo o tutte le cose assieme. È difficile descrivere quest’album, da tanto è “pieno”. Sicuramente è uno degli album più geniali ed esaltanti che abbia ascoltato da un bel po’ di tempo ad oggi. Progressive fino al midollo. Complessissimo e godibile, anche se non sempre orecchiabile – almeno fino a quando non si riesce a “sincronizzarsi” con la logica complessa che vi sta dietro. Quella che muove la mente del musicista che ha composto questo album, che con l’eccentricità e la molteplicità degli stili usati, riesce ad essere intimista. Una specie di dialogo fra le varie parti dell’essere, le nostre “maschere”, che emerge particolarmente nell’ultimo brano, la lunga suite Impossible Soul.

Ascoltando quest’album, dovrete aspettarvi un insieme ben amalgamato di molti generi e stili. Accostamenti che mai vi sareste sognati di sentire. Elettronica e strumenti a fiato, folk, cori da musical, effetti sonori e distorsioni sotto a cantati tenui e limpidi. Una struttura che sembra caotica, ma nasconde schemi precisissimi e nonostante questo apparente cerebralismo, riesce ad eccitare anche i nostri circuiti emotivi. Un album che ad ogni ascolto rivela sempre nuove sorprese, nascoste sotto gli strati della complessità.

Alcuni spezzoni di video di concerti: Vesuvius, The age of adz, Too much, Impossible soul (un frammento. il brano intero dura ben venticinque minuti ed è diviso in varie parti), I want to be well (questa è da album). In questi, il richiamo alle coreografie dei Talking Heads e David Byrne è molto forte.

“Adz” si pronuncia come odds, che significa: dispari, strano, occasionale, inaspettato, spaiato, probabilità, “spiccioli”, intruso, eccentrico.

Musica libera

Da qualche settimana ho iniziato a cercare musica su un sito chiamato Jamendo. Si tratta di un enorme contenitore nel quale, chiunque non sia già iscritto ad una società di gestione dei diritti (tipo SIAE), può registrarsi e pubblicare la propria musica gratuitamente, rilasciandola sotto licenza Creative Commons.

Nelle licenze Creative Commons, ciascun artista può scegliere autonomamente come distribuire la propria musica, se usare o meno le varianti di: attribuzione (riconoscere la paternità dell’opera), uso a scopo non commerciale, possibilità di riutilizzare la musica ridistribuendola modificata e, nel caso, l’obbligo o meno di rilasciare l’opera modificata sotto la stessa licenza decisa.

L’uso da parte di utenti ed artisti di un sistema simile, può essere fatto anche come scelta etica, per non contribuire ad un mercato discografico regolamentatissimo ed in mano a pochissime entità che determinano da sole cosa promuovere e cosa no, basandosi esclusivamente sul proprio guadagno. Major e distributori che, grazie alle leggi degli stati (ma dalle major promosse) sul copyright, rallentano o impediscono la libera circolazione dell’arte e delle idee, criminalizzano e perseguitano gli stessi fan degli artisti che hanno sotto contratto, senza farsi alcun problema nel richiedere risarcimenti milionari per qualche album scaricato dalla rete.

Chi volesse utilizzare a scopi commerciali la musica pubblicata su Jamendo, ad esempio per un progetto teatrale o cinematografico, oppure per sonorizzare un locale, potrebbe sottoscrivere un abbonamento annuale alla versione pro, risparmiando così la “tassa” SIAE ed ottenendo un certificato che metta in regola legalmente ciò che viene utilizzato. Ciò è possibile perché le licenze creative commons sono legalmente riconosciute. Il costo degli abbonamenti viene poi diviso fra gli artisti, che possono guadagnare anche tramite le donazioni volontarie.

La quantità di artisti registrati è davvero enorme, ma non è difficile trovare musica di qualità.

Dalle pagine degli artisti e degli album, è possibile ascoltare la musica in streaming, oppure scaricarla in formato MP3 (VBR, 192kbit) o OGG Vorbis (qualità 7, circa 224kbit). Questo è un elenco (disordinato) di album e gruppi che ho apprezzato maggiormente, fino ad ora.

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