I pericoli della sorveglianza – Neil Richards

Riporto dal sito Social Science Research Network.

Potete scaricare l’intero articolo qua (PDF di 38 pagine), oppure sulla pagina originale.

The Dangers of Surveillance

Neil M. Richards

Washington University in Saint Louis – School of Law
March 25, 2013

Harvard Law Review, 2013

Abstract: 
From the Fourth Amendment to George Orwell’s Nineteen Eighty-Four, our law and literature are full of warnings about state scrutiny of our lives. These warnings are commonplace, but they are rarely very specific. Other than the vague threat of an Orwellian dystopia, as a society we don’t really know why surveillance is bad, and why we should be wary of it. To the extent the answer has something to do with “privacy,” we lack an understanding of what “privacy” means in this context, and why it matters. Developments in government and corporate practices, however, have made this problem more urgent. Although we have laws that protect us against government surveillance, secret government programs cannot be challenged until they are discovered. And even when they are, courts frequently dismiss challenges to such programs for lack of standing, under the theory that mere surveillance creates no tangible harms, as the Supreme Court did recently in the case of Clapper v. Amnesty International. We need a better account of the dangers of surveillance.

This article offers such an account. Drawing on law, history, literature, and the work of scholars in the emerging interdisciplinary field of “surveillance studies,” I explain what those harms are and why they matter. At the level of theory, I explain when surveillance is particularly dangerous, and when it is not. Surveillance is harmful because it can chill the exercise of our civil liberties, especially our intellectual privacy. It is also gives the watcher power over the watched, creating the the risk of a variety of other harms, such as discrimination, coercion, and the threat of selective enforcement, where critics of the government can be prosecuted or blackmailed for wrongdoing unrelated to the purpose of the surveillance.

At a practical level, I propose a set of four principles that should guide the future development of surveillance law, allowing for a more appropriate balance between the costs and benefits of government surveillance. First, we must recognize that surveillance transcends the public-private divide. Even if we are ultimately more concerned with government surveillance, any solution must grapple with the complex relationships between government and corporate watchers. Second, we must recognize that secret surveillance is illegitimate, and prohibit the creation of any domestic surveillance programs whose existence is secret. Third, we should recognize that total surveillance is illegitimate and reject the idea that it is acceptable for the government to record all Internet activity without authorization. Fourth, we must recognize that surveillance is harmful. Surveillance menaces intellectual privacy and increases the risk of blackmail, coercion, and discrimination; accordingly, we must recognize surveillance as a harm in constitutional standing doctrine.

Ho visto gli fnord

IMG: The people don't know their true powerÈ da qualche mese ormai che non seguo più ossessivamente quotidiani online e notiziari. Un esperimento per capire che effetto avrebbe avuto sul mio umore. Come risultato, la dose di ansia quotidiana e di frustrazione misto ad impotenza, che sale leggendo continuamente delle ingiustizie commesse dai potenti, è calata drasticamente.

Questo mi fa pensare ad un’ipotesi, cioè che la cronaca, occupandosi quasi esclusivamente dei fatti che riguardano le azioni di esponenti di governi, grandi aziende, finanza, personaggi dello spettacolo – cioè i pochi privilegiati che, come singoli, hanno sufficiente potere per influenzare delle masse – ci porta a dare per scontato che l’unico modo per influenzare la società sia o di rivolgerci a chi ha quei poteri, oppure di ottenerli noi stessi. Nel momento in cui ci rendiamo conto che queste persone privilegiate non agiscono come vorremmo, o ci deludono, oppure che la possibilità di poter scalare le gerarchie per ottenere quei poteri è, per la maggior parte di noi, solo un’illusione, proviamo frustrazione, ansia e senso d’impotenza. Ci sentiamo abbattuti. Tutti gli anni in cui siamo stati istruiti a dare per scontato che i cambiamenti e che la politica debbano per forza passare per un percorso che prevede l’ottenimento di poteri prima di poter fare qualunque cosa (ciò che differenzia i vari partiti è il modo in cui intendono ottenere i poteri e come amministrarli una volta ottenuti), ci rendono difficile escogitare alternative.

Da questo punto di vista, anche il più agguerrito giornale di sinistra, lavora implicitamente in favore del governo e del mantenimento dello status-quo.

Tuttavia, la cronaca delle azioni dei potenti torna utile per informarsi su fatti che in qualche modo influenzano le nostre vite, dato che esse sono profondamente legate a regole e sistemi che vengono amministrati dalla finanza e dai governi. Basta avere un lavoro regolare, una pensione, od utilizzare il denaro dello stato, per essere dipendenti da essi. Ne consegue che il momento in cui seguire la cronaca diventa del tutto inutile, è quello in cui le nostre vite non sono più legate a quelle entità dalle quali attualmente dipendiamo. Questo fa emergere la grossa mancanza che tutta la cronaca ufficiale condivide, cioè l’assenza d’informazione su fatti ed eventi che possono portare le persone ad imparare a rendersi indipendenti.

Vedi anche:

Cosa sono gli fnord? È un termine utilizzato nella satirica Trilogia degli Illuminati (edita dalla Shake edizioni e di difficile reperibilità, purtroppo) di Robert Shea e Robert Anton Wilson. Continua a leggere

Genova 2001 e la sentenza

Da www.wumingfoundation.org

Genova 2001 e la sentenza 10×100 | Orizzonti di gloria

img: Orizzonti di gloriadi Wu Ming 4

E’ chiaro che stanotte non c’è nessuna gloria. E domattina nessun orizzonte. Era antifrastico anche il titolo del film di Stanley Kubrick, uno dei più belli contro l’ottusità antiumana del militarismo. La trama è nota: durante la Prima Guerra mondiale, sul fronte occidentale, un inetto generale francese lancia un impossibile attacco contro una fortificazione tedesca. Le truppe francesi non riescono nemmeno a uscire dalle trincee, vengono falciate dalle mitragliatrici, ricacciate indietro. L’attacco è una catastrofe colossale. Per non passare da incapace, il generale addossa la colpa alla codardia dei suoi soldati e chiede che ne vengano fucilati cento, estratti a sorte. L’Alto Comando gliene concede tre. Tre capri espiatori, che pagheranno per tutti, anche se la colpa non è di nessuno, o meglio, è di chi stava in alto. Di chi ha voluto quella guerra.

La giustizia italiana, stasera, non è diversa da quella militare nel film di Kubrick (che si ispirava a un fatto realmente accaduto). Anche lì c’era un bravo avvocato difensore, che veniva sconfitto da una sentenza grottesca, quasi caricaturale per la sua assurdità.
La giustizia italiana ha deciso che cinque persone pagheranno per tutti. Altre cinque potrebbero aggiungersi. E così si ottiene il pari e patta politico con la sentenza sull’assalto alle scuole Diaz. Poco importa che le condanne dei poliziotti riguardino il pestaggio e il massacro preordinato di persone, per di più indifese, mentre quelle dei manifestanti siano motivate dalla distruzione di cose, di oggetti inanimati, in mezzo al caos generalizzato. Qualcuno di loro si becca dieci anni di galera. Continua a leggere

Black Block – Documentario

Ho aspettato un po’ prima di decidermi a segnalare questo documentario, trasmesso da RAI3. Dopo la visione ero rimasto talmente sconvolto che se ne avessi scritto, mi sarebbe uscito post incazzatissimo e retorico contro le forze dell’ordine. Il discorso non sarebbe stato molto diverso da quello già fatto in passato riguardo all’esercito.

Quello che viene raccontato dalle persone intervistate, sembra irreale. Si fa fatica a credere che delle persone, nel ruolo delle cosiddette “forze dell’ordine”, possano arrivare a tanto. Magari genitori di figli coetanei a quelli massacrati nella Diaz e torturati a Bolzaneto. Come può una persona sana di mente vivere dopo aver fatto quelle cose? Come fa a guardare proprio figlio, e non ricordarsi del ragazzo, figlio di qualcun altro, che ha pestato a sangue qualche tempo prima?

Riporto la recensione di TNTVillage e due link dai quali poterlo scaricare.

In concomitanza con la prossima uscita al cinema del film Diaz di Daniele Vicari, RAI3 trasmette in prima visione assoluta il documentario di Carlo Augusto Bachschmidt Black Block che ricostruisce, attraverso alcune interviste, i fatti del G8 di Genova del luglio 2001, culminati nel sanguinoso blitz alla scuola Diaz e nelle torture nella caserma di Bolzaneto. Lena e Niels arrivano da Amburgo, Chabi da Saragozza, Mina da Parigi, Dan da Londra, Michael da Nizza, Muli da Berlino. Sette storie diverse, accomunate dall’aver condiviso la protesta del G8 di Genova nel 2001 e dal trauma che quei giorni hanno impresso nell’intimo di ciascuno di loro.

Carlo A. Bachschmidt, responsabile della segreteria del Genoa Social Forum, in questo documentario racconta le loro vite, i motivi che li hanno spinti a impegnarsi in politica, la partecipazione alle giornate di luglio 2001, le violenze subita, il rientro a casa, la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi costituendosi parte civile e le valutazioni sulle sentenze emesse dopo lunghi anni di attesa.

La repressione è parte costitutiva della democrazia, sistema di potere che necessita di legittimità e consenso, ma anche di controllo e ridefinizione dei limiti entro i quali poter essere “cittadini liberi”. Spesso si rende necessario contrastare il nemico, sino a renderlo inoffensivo. Il G8 di Genova 2001 l’ha dimostrato nella maniera più feroce. Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto. Nel racconto corale dei protagonisti emerge la storia di Muli. Muli ripercorre i motivi per i quali ha deciso di impegnarsi nella politica, fino alla sua partecipazione alle giornate di Genova 2001, le violenze subite, e la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi. È tornato affrontando il trauma subito per trasformarlo in un’occasione con la quale trovare un riscatto morale. Attraverso la sua esperienza matura un nuovo percorso politico, riacquista la voglia di confrontarsi e lo stare insieme, e soprattutto riscopre un’altra Genova. “Dentro quella scuola non ce l’hanno fatta.” La sua vita è cambiata, ma i suoi ideali sono rimasti gli stessi di allora.

Scarica da TNTVillage

Scarica da nowdownload.eu

001010011020021

Segnalo anche questa serie di fumetti di Zerocalcare:

Google fornisce al governo Statunitense i dati di Gmail di un volontario di Wikileaks

Questa notizia, arriva da Anonymous Costa Rica su Diaspora*, che riprende da un articolo del Wall Street Journal.

Google ha passato al governo USA tutti i dati di Jacob Applebaum, un volontario di Wikileaks e sviluppatore del software Tor, senza che fosse stato emesso un mandato di perquisizione. Sembra che quel “evil” del motto “Don’t be evil” di Google debba venire definito in modo più chiaro, perché probabilmente loro non lo intendono allo stesso modo delle altre persone. Quando scegliete di affidare i vostri dati a terzi, vi chiedete mai “Quanta fiducia ho nei governi? Quanta fiducia ho nelle multinazionali?”. Spesso ci si fanno queste domande, solo riguardo a notizie e questioni lontane dal nostro interesse, come se non ci sfiorassero o facessero parte di una fiction.

Magari a qualcuno sarà sembrato esagerato il racconto di Cory Doctorow. Ebbene, ecco la realtà attuale:

Gmail users got a hefty dose of reality today when it was revealed that #Google handed over one user’s #privatedata to the U.S. government, who requested it without a search warrant.

The contacts list and IP address data of Jacob #Applebaum, a WikiLeaks volunteer and developer for Tor was given to the U.S. government after they requested it using a secret court order enabled by a controversial 1986 law called the Electronic Communications Privacy Act, according to the Wall Street Journal. The law allows the government to demand information from ISPs not only without a warrant, but without ever notifying the user.

The contacts list and IP address data of Jacob Applebaum, a WikiLeaks volunteer and developer for Tor was given to the U.S. government

Sonic.net, a smaller ISP who was also asked to hand over data related Applebaum, tried to challenge the order in court, but ultimately lost and was to give up the information. It’s not known if Google resisted the request, but both companies did try to ensure that Applebaum could at least be made aware of the data retrieval. Continua a leggere