Note sulla traduzione:
I seguenti frammenti di testo vengono tradotti mediante un algoritmo automatico che si adatta al linguaggio, la cultura e l’epoca in cui vive l’Utente del servizio. L’impostazione predefinita produce un testo che privilegia la preservazione del significato, conservando alcune particolarità della lingua originale, ma trascurando quelle che renderebbero il testo poco comprensibile per l’Utente. L’algoritmo si occupa di adattare la lingua esaminata, rendendola di facile lettura per l’Utente, tuttavia, essendo un processo automatico, potrebbero permanere delle parti di difficile comprensione. Suggeriamo all’Utente interessato a studi più specialistici dei testi, la scelta di una traduzione specifica, oppure di una diversa interfaccia d’accesso alla banca dati storica. Continua a leggere
Archivi tag: racconti
Dialogo dal futuro
Ma se ci sbagliassimo?
In cosa?
A fare una società collettiva, in cui tutto è collegato.
Noi non abbiamo mai scelto di creare una società così. Essa è nata grazie alle condizioni in cui ci siamo sviluppati. Solo in epoche recenti, abbiamo potuto constatare come funzioniamo ed in che relazione siamo con tutto ciò che è esterno all’individuo e, quindi, capire ciò che siamo.
Quindi, non c’è stata la volontà di fare una società come la nostra? Continua a leggere
Backup
La fine del terzo conflitto mondiale fu una svolta storica per la civiltà.
Terminò con il ritorno a casa di migliaia di soldati sotto shock, incapaci d’imbracciare qualsiasi arma.
Non si sa chi causò la fine. Probabilmente un gruppo di hacker o forse solo un ragazzino.
Già da molti decenni, grazie agli addestramenti che permettevano il necessario distacco emotivo, combattere era come giocare ad un videogame.
Negli ultimi due anni, tutte le nazioni si dotarono della tecnologia che traduce la coscienza in un flusso di dati, e viceversa.
Ogni militare aveva un apparecchio per il backup della coscienza collegato al proprio sistema nervoso. In caso di morte, la coscienza veniva inviata ai sistemi di memorizzazione del proprio esercito.
Empathy_s-ring, la botnet pirata, diffusasi sulla quasi totalità dei terminali, non venne scoperta fino all’attivazione. I flussi di backup dei soldati morenti, vennero deviati in modo inaspettato.
Fu così che tutte le guerre si fermarono. La coscienza di chi stava morendo, copiata in quella dell’uccisore, improvvisamente capivano di aver appena ammazzato… se stesso.
Parabola sul lavoro
Trovata in coda a questo articolo: Lavoro? No grazie! Ovvero: la vita è altrove (seconda parte di Lavorare non è un bene per il pianeta!).
A metà mattino, l’industriale tedesco in vacanza nell’isoletta greca trova l’amico pescatore seduto sulla veranda di casa che osserva il mare e le navi che vi passano lente e silenziose.
- Buon giorno Kiriakos. Non lavori oggi?
- Sì, ho già finito.
- Come, sono appena le nove e mezzo!
- Finito, ti ho detto. Oggi il mare è stato generoso. Ci ho messo poco a riempire la rete.
- Ma quanto pesce prendi?
- Quanto basta alla mia famiglia e per alcuni anziani che non escono più a mare.
- Dovresti pescarne di più.
- Per che farne?
- Per venderlo e guadagnare più soldi.
- E perché?
- Per comperare una barca più grossa, con la quale puoi pescare ancora di più.
- Ah. E perché?
- Così potresti recarti sul continente, vendere ai molti ristoranti e negozi della città. Fare più soldi e arredare la barca ancora meglio. Così guadagneresti ancora di più.
- Ah. E poi?
- Fra una decina d’anni potresti assumere alcuni marinai che lavorano al tuo posto.
- Ed io, che farei?
- Te ne staresti tranquillo in veranda ad ammirare il mare.
- Ah. Ma quello lo faccio già ora!
Un altro post divertente: Il lavoro è il padre dei vizi (da In coma è meglio)
Una favola sul potere e la politica
Nel villaggio, da qualche tempo, le cose andavano male. Le coltivazioni non crescevano più come una volta e, a causa di questo, la gente stava cominciando a morire di fame.
Quando le situazioni diventano disperate, si sa, è il momento in cui iniziano a verificarsi strani miracoli e comincia a fare capolino la magia. Correva infatti voce che sulla cima della montagna vicina, che era un altissimo pinnacolo di roccia, senza la minima vegetazione o vita animale, ci fosse una pianta magica, dalla capacità di donare un enorme potere al primo che ne avrebbe mangiato. Molta gente cercò di avventurarsi in solitaria sopra a questa montagna, ma senza successo. Alcuni capi famiglia decisero di organizzarsi meglio per portare a termine l’impresa, ma non riuscirono a trovare un accordo su come sarebbe poi stato usato il potere della pianta magica.
Alcuni rivendicavano il diritto di privilegiare la propria famiglia, se fossero stati loro a compiere la difficilissima impresa. Altri preferivano tenere segreto il proprio progetto, dicendo che era troppo complesso per essere spiegato, ma che avrebbe portato grandi benefici. Altri ancora affermavano che avrebbero lasciato quel potere ai più poveri ed ai più deboli, perché nessuno più di coloro che avevano conosciuto di persona il dolore e la miseria, sarebbe stato in grado di fare buon uso del potere. L’avrebbero certamente usato per aiutare tutti, senza più distinzioni e discriminazioni. Il protagonista di questa storia era uno di loro.
Così, ogni eroe partì separatamente, sostenuto ognuno dalla propria famiglia e da chi credeva il lui. Dato che l’impresa era molto dura e difficile, ogni fazione sosteneva il proprio eroe donandogli una parte delle proprie già scarseggianti risorse. Così, di volta in volta, a seguito dell’eroe, partivano delle spedizioni per portargli cibo, abiti nuovi e strumenti utili, in sostituzione a quelli che si danneggiavano durante il tragitto.