Ho finito da un paio di giorni la lettura di G.E.B. e, mi rendo conto ora che gli schemi di ragionamento contenuti in quel libro, iniziano a venire usati dal mio pensiero, permettendomi di trovare nuove prospettive.
Un esempio è emerso proprio qualche minuto fa in una discussione sul progressive rock. Ci si chiedeva come mai, attualmente, non si trovino più gruppi definibili come “progressive“. Penso che questa sensazione derivi dall’ambigutà con cui si considera la sua definizione. Credo che quell’etichetta sia sempre stata usata erroneamente sia per identificare un genere, allo stesso modo di jazz, blues, techno, classica o quant’altro, sia un’attitudine innovativa. L’errore sta nel fatto che una caratteristica fondamentale del progressive, cioè l’innovazione, non appartiene all’insieme di caratteristiche che fanno parte del livello dei generi, ma fa parte invece di un livello superiore ad esso, che si potrebbe chiamare livello dei meta-generi (per aiutarmi, ho usato volontariamente una terminologia Hofstadteriana).


