Quanto è difficile trovare gruppi prog, oggi!

Ho finito da un paio di giorni la lettura di G.E.B. e, mi rendo conto ora che gli schemi di ragionamento contenuti in quel libro, iniziano a venire usati dal mio pensiero, permettendomi di trovare nuove prospettive.

Un esempio è emerso proprio qualche minuto fa in una discussione sul progressive rock. Ci si chiedeva come mai, attualmente, non si trovino più gruppi definibili come “progressive“. Penso che questa sensazione derivi dall’ambigutà con cui si considera la sua definizione. Credo che quell’etichetta sia sempre stata usata erroneamente sia per identificare un genere, allo stesso modo di jazz, blues, techno, classica o quant’altro, sia un’attitudine innovativa. L’errore sta nel fatto che una caratteristica fondamentale del progressive, cioè l’innovazione, non appartiene all’insieme di caratteristiche che fanno parte del livello dei generi, ma fa parte invece di un livello superiore ad esso, che si potrebbe chiamare livello dei meta-generi (per aiutarmi, ho usato volontariamente una terminologia Hofstadteriana).

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Blind Blood

Quest’album che vi voglio segnalare è stata una bella sorpresa, scoperta per caso. Infatti i componenti di questo gruppo sono i volontari attivisti de La voce dei conigli, un gruppo di animalisti che si occupa di salvare, curare, ospitare e cercare casa a molti animali, specialmente conigli.

Il gruppo di chiama Blind Blood, e come si può intuire dalle foto che hanno pubblicato, la loro musica aleggia su atmosfere malinconiche e gotiche. L’album di esordio è autoprodotto e di buonissima qualità, potete ascoltare e scaricare tutte sei le tracce dell’album dalla loro pagina su Jamendo, dove le hanno pubblicate sotto licenza Creative Commons BY-NC-SA (per saperne di più, vedere: Musica libera), per un totale di trenta minuti di ottimo rock/metal gotico, che sembra spaziare dai primi Dead can dance, fino alle atmosfere cupe dei My dying bride più melodici. Tutti brani bellissimi, ben composti ed altrettanto ben suonati e nessun riempitivo, per un album d’esordio da far invidia! Se devo scegliere due brani, le mie preferenze vanno ai due pezzi più atmosferici, l’oscura In the darkness night e la leggera Fliyng.

Su youtube, potete anche guardare un videoclip appositamente girato per la canzone Blind Blood.

The age of adz

Sufjan Stevens è probabilmente un genio, un alieno, un pazzo o tutte le cose assieme. È difficile descrivere quest’album, da tanto è “pieno”. Sicuramente è uno degli album più geniali ed esaltanti che abbia ascoltato da un bel po’ di tempo ad oggi. Progressive fino al midollo. Complessissimo e godibile, anche se non sempre orecchiabile – almeno fino a quando non si riesce a “sincronizzarsi” con la logica complessa che vi sta dietro. Quella che muove la mente del musicista che ha composto questo album, che con l’eccentricità e la molteplicità degli stili usati, riesce ad essere intimista. Una specie di dialogo fra le varie parti dell’essere, le nostre “maschere”, che emerge particolarmente nell’ultimo brano, la lunga suite Impossible Soul.

Ascoltando quest’album, dovrete aspettarvi un insieme ben amalgamato di molti generi e stili. Accostamenti che mai vi sareste sognati di sentire. Elettronica e strumenti a fiato, folk, cori da musical, effetti sonori e distorsioni sotto a cantati tenui e limpidi. Una struttura che sembra caotica, ma nasconde schemi precisissimi e nonostante questo apparente cerebralismo, riesce ad eccitare anche i nostri circuiti emotivi. Un album che ad ogni ascolto rivela sempre nuove sorprese, nascoste sotto gli strati della complessità.

Alcuni spezzoni di video di concerti: Vesuvius, The age of adz, Too much, Impossible soul (un frammento. il brano intero dura ben venticinque minuti ed è diviso in varie parti), I want to be well (questa è da album). In questi, il richiamo alle coreografie dei Talking Heads e David Byrne è molto forte.

“Adz” si pronuncia come odds, che significa: dispari, strano, occasionale, inaspettato, spaiato, probabilità, “spiccioli”, intruso, eccentrico.