Pellegrini – Pilgrims

A volte ti senti così lontano,
tenuto a distanza dal cuore(1) della recita,
incapace di intuirne l’importanza,
mentre osservi la trama(2) con diffidente scoramento,
bloccato al centro del palco,
mentre cerchi a tentoni nel tuo diario una pagina perduta:
incerto del sogno.
Prendere a calci una pietra attraverso la spiaggia,
mentre ti logori(3) in cerca di un amore e di un sollievo irraggiungibili;
la via che si apre di fronte sembra così desolata,
non è rimasto nessuno con cui parlare che ti sia lontanamente amico
o che ti mostri una qualsiasi relazione
tra la tua situazione presente e quella futura…
insensibile al sogno.
Via, via, via – guarda al giorno futuro
in cerca di speranza, di una qualche forma di pace
nel mezzo della tempesta che si rafforza.
Mi arrampico attraverso la sera, vivo e fiducioso
che nel tempo tutti conosceremo i nostri scopi e quindi, infine, la nostra meta (4);
per ora, tutto è segreto – anche se (come faccio a dirlo?),
lasciate che io mantenga il sogno in vista!
Ho atteso così a lungo
soltanto per vedere(5) infine,
tutte le mani stringersi tra loro saldamente,
tutti noi pellegrini.
Mentre camminiamo in silenzio lungo la costa,
soltanto per viaggiare, qui la speranza è tutto,
anche solo sapere che c’è una fine;
tutti noi, amanti, fratelli, sorelle, amici
mano nella mano…
Impronte splendenti sulla sabbia umida
conducono al sogno.
Il tempo è giunto, la marea si è quasi alzata
ed ha prosciugato le profondità:
mi sveglio da un sonno lungo una vita.
Sembra che abbia sognato per così tanto tempo –
ora, da sveglio, riesco a vedere
che siamo pellegrini e per questo dobbiamo percorrere questa strada,
con un fine sconosciuto, soli, ma non senza valore,
e la meta che continua a chiamarci.
Abbiamo aspettato qui così a lungo,
con le mani di noi tutti unite nella speranza,
restando in equilibrio sulla fune(6) -
tutti noi pellegrini.
  1. Il termine “action” indica gli eventi che formano la trama di una storia, di un film o di una recita. Ho usato “cuore” per rendere una frase il cui senso è “…i punti cruciali della recita…”.
  2. Il termine “plot” ha un doppio senso: da un lato indica la trama della recita teatrale a cui il testo allude, dall’altro indica un grafico che si traccia prendendo come riferimento dei punti. “To mark the plot” ha come primo significato “tracciare i punti su un grafico”, ma ho pensato di mantenere il senso teatrale della frase, utilizzando il verbo “to mark” nella sua accezione di “osservare, prestare attenzione a qualcosa”.
  3. Il verbo “to ache” significa “soffrire”, ma in particolare si riferisce ad un dolore sordo e continuo. Credo che il verbo “logorarsi” possa rendere questa sfumatura.
  4. Ho scelto di tradurre “home” con “meta” piuttosto che con “casa” in quanto il termine si riferisce alla destinazione ultima del viaggio di cui si parla. Lo stesso vale per l’occorrenza successiva della parola, nell’ultima strofa.
  5. La traduzione esatta sarebbe “vederlo”, e si riferisce al sogno, che viene esplicitato nelle due righe successive. Ho preferito rimuovere il “lo” per questioni di scorrevolezza del periodo.
  6. L’espressione “on the rope” suggerisce anche un’altra lettura: nella boxe, “to be on the ropes” significa “essere alla corda”, ovvero in una posizione di grande svantaggio e probabilmente allo stremo delle forze. Quindi la frase potrebbe anche avere il senso di “reggere il peso nonostante la grande stanchezza”.

Traduzione da: VdGG Study Group

Lo Zen e i Franti

Di questo gruppo interessantissimo avevo già parlato qualche mese fa. Una delle cose che lo rende notevole, è che in ogni pezzo e dietro ad ogni testo o frase enigmatica, facendo delle ricerche, è possibile scovare cose interessantissime.

Due di queste, nemmeno troppo nascoste, sono i riferimenti allo Zen, nel titolo del loro secondo album e nel testo di un brano contenuto nel primo. È vero, non è che fosse necessaria chissà quale ricerca per trovarle, ma con questo post, almeno, ve le trovate già belle e pronte. ;-)

Il secondo album, “Il giardino delle quindici pietre”, come avevo accennato nel precedente post, si riferisce al giardino di Ryonan-ji situato a Kyoto.

In Giappone, nel periodo medioevale, un imperatore volle far progettare e costruire un giardino nella sua residenza, dall’architetto più famoso del paese. Dopo innumerevoli anni di lavoro l’architetto fece chiamare l’imperatore comunicandogli che il giardino era stato ultimato. L’imperatore rimase sconcertato: chiuso in un perimetro rettangolare in muratura, un piccolo giardino verdissimo era tutto il risultato di anni d’attesa. Sparsi però per il giardino vi erano dei massi enormi, conficcati nel terreno. L’architetto propose all’imperatore di contare le pietre. “Sono quattordici” egli rispose. Si spostarono poi in altri punti del giardino ed ogni volta l’architetto chiedeva al signore di contare le pietre. “Sono quattordici, ne sono sicuro”.
L’architetto prese allora un gesso ed iniziò a numerare i massi. Alla fine se ne contarono quindici. L’architetto spiegò al re che aveva posizionato i massi in modo tale che, da qualunque parte li si osservasse, se ne scorgevano solo e sempre quattordici, uno di meno di quelli realmente presenti

(testo preso dal blog: “dalla parte di spessotto” )

Il testo a cui ho accennato invece, è “Chiara realizzazione di Ryonen”, ed è una poesia tratta da una storia Zen. Continua a leggere

Musica libera

Da qualche settimana ho iniziato a cercare musica su un sito chiamato Jamendo. Si tratta di un enorme contenitore nel quale, chiunque non sia già iscritto ad una società di gestione dei diritti (tipo SIAE), può registrarsi e pubblicare la propria musica gratuitamente, rilasciandola sotto licenza Creative Commons.

Nelle licenze Creative Commons, ciascun artista può scegliere autonomamente come distribuire la propria musica, se usare o meno le varianti di: attribuzione (riconoscere la paternità dell’opera), uso a scopo non commerciale, possibilità di riutilizzare la musica ridistribuendola modificata e, nel caso, l’obbligo o meno di rilasciare l’opera modificata sotto la stessa licenza decisa.

L’uso da parte di utenti ed artisti di un sistema simile, può essere fatto anche come scelta etica, per non contribuire ad un mercato discografico regolamentatissimo ed in mano a pochissime entità che determinano da sole cosa promuovere e cosa no, basandosi esclusivamente sul proprio guadagno. Major e distributori che, grazie alle leggi degli stati (ma dalle major promosse) sul copyright, rallentano o impediscono la libera circolazione dell’arte e delle idee, criminalizzano e perseguitano gli stessi fan degli artisti che hanno sotto contratto, senza farsi alcun problema nel richiedere risarcimenti milionari per qualche album scaricato dalla rete.

Chi volesse utilizzare a scopi commerciali la musica pubblicata su Jamendo, ad esempio per un progetto teatrale o cinematografico, oppure per sonorizzare un locale, potrebbe sottoscrivere un abbonamento annuale alla versione pro, risparmiando così la “tassa” SIAE ed ottenendo un certificato che metta in regola legalmente ciò che viene utilizzato. Ciò è possibile perché le licenze creative commons sono legalmente riconosciute. Il costo degli abbonamenti viene poi diviso fra gli artisti, che possono guadagnare anche tramite le donazioni volontarie.

La quantità di artisti registrati è davvero enorme, ma non è difficile trovare musica di qualità.

Dalle pagine degli artisti e degli album, è possibile ascoltare la musica in streaming, oppure scaricarla in formato MP3 (VBR, 192kbit) o OGG Vorbis (qualità 7, circa 224kbit). Questo è un elenco (disordinato) di album e gruppi che ho apprezzato maggiormente, fino ad ora.

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