Fino a poco fa, grossa parte dell’attività di politici avversari e stampa era impegnata a commentare ciò che diceva Berlusconi. Lui dettava l’argomento delle chiacchiere, e gli altri a chiacchierare, commentare, far vedere di essere in disaccordo o d’accordo… Ora accade la stessa cosa con Grillo. Ogni giorno ascolto gente dire: “Ma hai sentito cos’ha detto Grillo?”. Molto irritante. Soprattutto, ti fa notare come un’autorità riesca ad estendere la propria influenza, non solo sui suoi seguaci, ma anche sui suoi avversari. Nel momento stesso in cui gli do importanza, passando il mio tempo a commentarlo, a discutere di ciò che dice quotidianamente, gli sto dando anche potere. Mentre sono impegnato a fare questo, la mia mente è distolta da altre attività che potrebbero essere più utili, le mie opinioni vengono influenzate dalle sue, ed in definitiva, sono soggetto a lui.
Penso che sia importante sbugiardare i poteri. Tuttavia, mi sono accorto di questo “fenomeno” per il quale un’autorità, se gli di si dà troppa importanza, gli si permette di diventare un pensiero ossessivo, finisce con l’avere potere anche su chi le è avversa. Il caso di Grillo è particolarmente interessante, perché molti degli argomenti che usa come propaganda, sono condivisi sia da me, che da chi si definisce “di sinistra” (nonostante i metodi suoi e di molti dei suoi seguaci siano tipici della destra: “cerca dei nemici ed attaccali”, ad esempio). Potrebbe capitare, per qualche attimo, di mettere in dubbio qualche mia idea nel momento in cui viene espressa anche da una persona che sono abituato a disprezzare. È già capitato, ed è sbagliato, perché significa che ho permesso ad una persona, per via di ciò che è, d’influenzarmi. Ho fatto lo stesso errore di qualunque seguace perché, facendo così, l’ho resa un’autorità, seppur avversa, anche per me. Ho perso la mia individualità e sono diventato strumento.
Sarebbe più corretto sbugiardare il “metodo”, senza accanirsi sulla persona, che è solo colui che rende manifesto il metodo.
Mi ricordo che molti giustizialisti vendicativi pensano che mettendo Berlusconi in galera, si risolverebbero molti problemi del paese. Ma a cosa serve farlo, se la gente, all’occasione successiva, voterà una nuova-e-migliorata versione dello stesso soggetto? Se lo fa, è perché ha rivolto verso la persona, e non verso il metodo, le proprie ire, credendo che, rimuovendo la persona, tutti i problemi sarebbero stati risolti.
È come dire di voler eliminare il 4 dell’operazione 2+2=4 per togliere di mezzo la somma. Il quattro è solo un risultato particolare di quel tipo d’operazione, ma se lo “togli”, rimane ancora ciò che permette di ottenerlo nuovamente in altri modi (1+3, 3+1). Quindi, eliminare Berlusconi, Grillo o chiunque altro, nel lungo periodo, non serve a molto. Sono i metodi Grillo, Casaleggio o Berlusconi, che bisogna imparare a riconoscere. Cioè il livello superiore di ciò che viene esplicitamente manifestato.
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