La possibilità di creare un nuovo progetto, partendo da uno già esistente, è un argomento che causa, spesso, molte discussioni all’interno dei sostenitori del software libero. Si leggono frequentemente opinioni negative riguardo a questa pratica, chiamata forking, sostenendo che causi una dispersione di risorse ed uno spreco di tempo e che, al contrario, sarebbe preferibile che quelle energie venissero usate per contribuire al progetto principale, piuttosto che dividerle per sviluppare dei lavori derivati.
La pratica del fork è una possibilità garantita dalla natura stessa del software libero, cioè dai programmi che adottano licenze che permettano, ripetendo le parole della Free Software Foundation, queste libertà:
- Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo. (Libertà 0)
- Libertà di studiare il programma e modificarlo. (Libertà 1)
- Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo. (Libertà 2)
- Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. (Libertà 3)
Non vedo nulla di male nella possibilità di creare dei fork. Da una parte, è inevitabile che vi sia uno “sparpagliamento” di energie. Al tempo stesso, permettono una varietà che, in un approccio monolitico allo sviluppo, sarebbe impossibile. Ad esempio, dando la possibilità di creare varianti che nel ramo principale non vengono accettate, e che in futuro potrebbero rivelarsi migliori della principale, oppure, reintegrate in essa. Continua a leggere→
Mi piace:
Mi piace Caricamento...