Anche dei film molto belli possono poggiare su idee fallaci rimanendo comunque degli ottimi lavori, molto godibili ed ispiranti.
Pi, o Il teorema del delirio, è un film psicologico e surreale di Darren Aronofsky, girato con uno stile molto personale ed una fotografia in bianco e nero con molto contrasto, tipica dell’espressionismo, poi ereditata da alcuni film di (meta)genere weird come Eraserhead, Tetsuo o Begotten.
The invention of lying, o Il primo dei bugiardi, è una commedia di Ricky Gervais che affronta il tema della religione e della necessità per l’uomo di inventare storie.
Pi – Il teorema del delirio
Secondo le teorie del protagonista del film, la matematica sarebbe l’essenza dell’universo: ciò che lo origina e lo muove.
Quest’idea è molto affascinante, stimola la fantasia e permette molte divertenti speculazioni.
La matematica, tuttavia, non è altro che un linguaggio simbolico, un sistema formale creato dall’uomo. Il modo in cui è strutturata, la rende particolarmente adatta a descrivere e prevedere i fenomeni fisici che avvengono nell’universo.
È possibile fare altrettanto, talvolta con più difficoltà, utilizzando altri linguaggi sufficientemente completi. Potremmo provarci con la lingua parlata, con il mimare, con una danza o con un algoritmo, ed affermare quindi che l’universo fu creato e sia costituito dal Verbo, che sia Shiva, con la sua danza, a creare e distruggere tutto ciò che esiste, o che sia un programma per computer.
Questo, significherebbe, però, confondere il simbolo con l’oggetto; sarebbe, cioè, una caratteristica di ciò che viene definito pensiero magico. Continua a leggere→
Questo cortometraggio di genere surreale mi è stato segnalato dall’autore stesso. L’ho trovato molto efficace, come impatto emotivo. L’impressione onirica tipica dei filmati di genere surreale viene resa grazie ai tagli, alla musica, la mancanza di dialoghi ed alle ossessive ripetizioni delle scene, che danno l’impressione di un incubo dal quale si fatica ad uscire.
Il titolo, Janara, in dialetto campano significa “strega” e quello infatti è il tema su cui è stato sviluppato il cortometraggio.
L’ambiente in cui si svolge è il palazzo ducale di Mondragone (provincia di Caserta). Per questo palazzo era prevista, nel 2005, una restaurazione, ma con tipico modus operandi italiano, “alcuni politicanti hanno fatto aprire un mutuo alla città (8 milioni di euro) per restaurare il palazzo, si sono intascati i soldi, hanno dato una mano di pittura alla facciata, hanno sparato i fuochi d’artificio una settimana prima delle elezioni provinciali, ed il giorno dopo hanno chiuso lo stabile perchè inagibile.”
In politica, specialmente quando supportata dai media, sembra che ci sia una certa credenza nell’onnipotenza della parola. Lo stesso politico tipo, sembra avere questa convinzione riguardo ad essa, come se fosse uno stregone al quale è sufficiente declamare l’esistenza di un fatto o di una cosa, perché essi diventino veri.
Nel corso di una rassegna, il corto è stato proiettato in una chiesa. Il pubblico rimase scandalizzato, non per i soldi rubati e per lo scempio, ma per il fatto che sia stato proiettato un video “profano” all’interno di una chiesa.
Il bel frammento musicale che si sente è dei Mascina, un gruppo musicale di Casoria, amici di Emiliano, autore del filmato, ora residente in Belgio, che spiega:
Fondamentale è il link tra la “credenza popolare” nelle streghe, sintomo di arretratezza e superstizione, e la credenza popolare di noi meridionali nel “piacere” concessoci da chi ha il potere.
Se questi potenti poi sono in grado di spacciare per “eseguiti” lavori pubblici che mai hanno avuto luogo, vedrai che tra la stregoneria e la politica dell’illusione c’è davvero poca distanza.
La strega del corto tratta una bambola inanimata come se fosse una bambina sua, ma questa è in realtà una cosa senza vita che si esprime solo tramite un dischetto preregistrato, e in effetti, la bambola non è altro che un simbolo per la società di Mondragone, attivata solo da uno stimolo esterno, inerme, incapace di aprire gli occhi e capire che altri si prendono gioco di lei.
La strega del corto è una bella donna, ma è solo illusoria, in quanto le streghe non esistono, cosi’ come non esistono politici realmente interessati alla promozione sociale del sud; forse qualcuno interessato a fare del bene c’è, ma è accerchiato in un meccanismo, è ipnotizzato da un gioco di potere che non gli permette di muoversi liberamente, non gli permette di sottrarsi ai giochi di forza e di scambi di favori che ormai fanno dell’Italia un paese in decadenza.
Lo sai che, su wikipedia, sulla pagina di Mondragone si dice che ultimamente è stato restaurato un palazzo ducale? Ho persino segnalato la notizia come falsa, ma c’è ancora!
L’informazione manipolata (come anche il montaggio manipola immagini realmente esistenti davanti alla macchina da presa al momento delle riprese) esiste, non rispetta il vero ma esiste.
Il cortometraggio è surreale, ermetico, come purtroppo anche le azioni politiche, che invece di fare riferimento al popolo, fanno riferimento a sé stesse.