Come migliorare (e liberare) il proprio lettore musicale, con Rockbox

Su Sansa Fuze, con tema cabbie-enhanced+ (clic per ingrandire)

Esistono sul mercato decine di diversi lettori audio, dai popolari iPod a quelli di marche più disparate. Ogni modello ha il proprio software proprietario con determinate caratteristiche decise e sviluppate dalla casa madre.

Questi apparecchi, spesso, vengono limitati via software nelle funzioni. Riproduzione di video, esecuzione di applicazioni e giochi, riproduzione delle tracce senza la pausa fra l’una e l’altra, nonostante l’hardware lo permetta, non vengono implementati, ma riservati ai modelli di fascia economica più alta. Frequentemente, i lettori sono in grado di leggere i formati proprietari della casa produttrice e lo standard de-facto mp3, ma non quelli dei modelli concorrenti e nemmeno quelli liberi, come OGG Vorbis e Flac, spesso di qualità audio maggiore a parità di compressione.

A questo si aggiunge l’introduzione esplicita di limitazioni, mediante DRM. Gli iPod Apple sono l’esempio più caratteristico di tutte queste peculiarità. Apparecchi ottimi, di buona qualità, con un interfaccia progettata ad arte, ma limitati di fabbrica.

Tema di default, menu

Grazie all’installazione del firmware free Rockbox (licenza GNU-GPL), è possibile eliminare tutte queste limitazioni ed aggiungere nuove funzionalità a tutti i lettori audio supportati dal progetto. Potrete trovarvi ad avere un vecchio iPod Mini con display in bianco e nero, capace di visualizzare le copertine degli album anche in stile CoverFlow, leggere file audio in OGG, giocare a Doom e poter emulare un GameBoy Advance… fra le varie cose! Anche lettori meno limitati di quelli Apple, come il Sansa Fuze che uso (di qualità superiore al suo concorrente iPod nano di terza generazione – tranne per i materiali usati per l’involucro – e già di fabbrica in grado di leggere OGG e Flac), ne possono trarre giovamento.

Sul sito ufficiale c’è una tabella comparativa fra Rockbox ed i firmware originali dei vari produttori: FeatureComparsion.

Ci sono molti vantaggi nell’installare Rockbox sul proprio lettore…
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Luci e ombre di Google

Ho appena finito di leggere questo libro pubblicato da ippolita.net, e reso disponibile sia in libreria (pubblicato da Feltrinelli), che direttamente dal loro sito, sotto forma di file PDF.

Il libro è pubblicato sotto licenza Creative Commons (by-nc-sa), ed è scaricabile e ridistribuibile liberamente. La donazione non è obbligatoria, ma ovviamente gradita.

E’ scritto molto bene e con grande competenza dei temi trattati. Non è complottistico come potrebbe sembrare, ma mette ben in evidenza il ruolo dell’azienda e la differenza che passa fra come essa si promuove (e gli utenti la percepiscono) e ciò invece che veramente offre e a cui veramente punta.

La tendenza ad intendere internet come il solo world wide web, prima, ed ora ad accentrarne la fruizione quasi esclusivamente tramite gli strumenti forniti da Google, è in sempre maggiore aumento. Nel tempo, anche Google ha aumentato la sua pervasività, aggiungendo poco alla volta, allo strumento di ricerca, altri servizi che vanno a coprire ogni possibile utilizzo della rete, partendo dalla posta elettronica, ad usenet (i newsgroup), ai blog, la gestione di servizi pubblicitari, le chat testuali e vocali/video, la traduzione online di testi, applicazioni per ufficio come word processor e foglio di calcolo, l’aggregazione di notiziari (feed reader), la pubblicazione di libri, mappe geografiche, raccolte di foto, applicazioni, per finire (per ora) rendendo disponibili dei propri server DNS. Attualmente, esiste la “versione Google” di quasi ogni servizio e strumento legato alla rete. I dati raccolti da ognuno di questi servizi vengono messi in relazione con gli altri, creando dei profili utente che facilitano il filtraggio delle informazioni allo scopo di fornire nelle ricerche i risultati più adatti, ma anche, soprattutto, le pubblicità più mirate tramite AdWords.

Solo fintanto che si conosce cosa si utilizza e si ha ben chiaro l’uso che una azienda privata fa dell’enorme quantità di dati che raccoglie dai suoi utenti ed il modo in cui li mette in relazione, si può dire di fare un uso consapevole e disilluso di ciò che apparentemente viene fornito gratuitamente.

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Musica libera

Da qualche settimana ho iniziato a cercare musica su un sito chiamato Jamendo. Si tratta di un enorme contenitore nel quale, chiunque non sia già iscritto ad una società di gestione dei diritti (tipo SIAE), può registrarsi e pubblicare la propria musica gratuitamente, rilasciandola sotto licenza Creative Commons.

Nelle licenze Creative Commons, ciascun artista può scegliere autonomamente come distribuire la propria musica, se usare o meno le varianti di: attribuzione (riconoscere la paternità dell’opera), uso a scopo non commerciale, possibilità di riutilizzare la musica ridistribuendola modificata e, nel caso, l’obbligo o meno di rilasciare l’opera modificata sotto la stessa licenza decisa.

L’uso da parte di utenti ed artisti di un sistema simile, può essere fatto anche come scelta etica, per non contribuire ad un mercato discografico regolamentatissimo ed in mano a pochissime entità che determinano da sole cosa promuovere e cosa no, basandosi esclusivamente sul proprio guadagno. Major e distributori che, grazie alle leggi degli stati (ma dalle major promosse) sul copyright, rallentano o impediscono la libera circolazione dell’arte e delle idee, criminalizzano e perseguitano gli stessi fan degli artisti che hanno sotto contratto, senza farsi alcun problema nel richiedere risarcimenti milionari per qualche album scaricato dalla rete.

Chi volesse utilizzare a scopi commerciali la musica pubblicata su Jamendo, ad esempio per un progetto teatrale o cinematografico, oppure per sonorizzare un locale, potrebbe sottoscrivere un abbonamento annuale alla versione pro, risparmiando così la “tassa” SIAE ed ottenendo un certificato che metta in regola legalmente ciò che viene utilizzato. Ciò è possibile perché le licenze creative commons sono legalmente riconosciute. Il costo degli abbonamenti viene poi diviso fra gli artisti, che possono guadagnare anche tramite le donazioni volontarie.

La quantità di artisti registrati è davvero enorme, ma non è difficile trovare musica di qualità.

Dalle pagine degli artisti e degli album, è possibile ascoltare la musica in streaming, oppure scaricarla in formato MP3 (VBR, 192kbit) o OGG Vorbis (qualità 7, circa 224kbit). Questo è un elenco (disordinato) di album e gruppi che ho apprezzato maggiormente, fino ad ora.

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Resistere alle future censure di stato

La rete è progettata appositamente per resistere agli attacchi, fra i tanti, quelli di tipo censorio.

Da quanto si è sentito nelle ultime ore, sembra che la tendenza alla censura ed al controllo dell’informazione, già abbondantemente presente in questo governo, si stia per elevare ulteriormente.

Censorship di Eric Drooker

Vi segnalo questa petizione, dal blog di Metilparaben, per difendere la libertà in internet: Aiutaci a difendere la libertà in internet: firma, personalizza e diffondi la petizione in Creative Commons promossa da Agorà Digitale

Esistono degli strumenti abbastanza popolari che danno la possibilità di aggirare eventuali censure. Si chiamano OpenDNS, Tor e Freenet. In generare, qualsiasi sistema che si basi su modelli decentrati i cui nodi sono in mano agli utenti stessi, può servire allo scopo.

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Non capire un cavolo a fin di bene

Di solito scrivono leggi mostruose perché non capiscono un cavolo di ciò su cui vanno a legiferare, specialmente se si tratta di diritto d’autore ed internet. Per una volta, questa ignoranza è stata sfruttata a fin di bene. Certo, questo ovviamente non risolleva i legiferatori in questione dalla propria impreparazione ed ignoranza sull’argomento.

E’ contenuto nelle norme che modificano il diritto d’autore
L’uso improprio dei termini tecnici ne sconvolge i paletti
Quel comma della legge italiana
che “libera” gli mp3 su internet

“Non si sono resi conto che il termine ‘degradati’
comprende a pieno titolo anche questo tipo di file”

di ALESSANDRO LONGO

ROMA – La nuova legge sul diritto d’autore autorizzerebbe gli utenti a pubblicare mp3 di musica protetta dal diritto d’autore. Ciò che finora è stato pirateria diventerebbe legale, quindi, a causa di una svista del legislatore. È quanto ha appreso Repubblica.it parlando con Andrea Monti, avvocato massimo esperto di diritto d’autore e internet, e che ha partecipato in prima persona allo studio della nuova legge. Ha fatto parte dei gruppi di lavoro, presso il Ministero dei Beni Culturali, per lo studio alle modifiche da apportare alla legge sul diritto d’autore. Il tutto è finito in un nuovo comma, che attende ora solo di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Non è più modificabile, essendo stato approvato da Camera e Senato.

Nel nuovo comma si legge “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”.
“Chi l’ha scritto non si è reso conto che il termine “degradate” è tecnico, ha un significato ben preciso, che comprende anche gli mp3, a pieno titolo”, dice Monti. Come sanno tutti gli appassionati di musica su internet, infatti, gli mp3 sono una versione degradata (perché compressa) della musica originale. Dipende poi dal livello di compressione mp3 se questa degradazione è più o meno udibile dall’orecchio umano.

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