Quello che state per leggere è un articolo che cercherò di mantenere il più possibile leggibile e semplice.
Dal mio punto di vista, non c’è alcuna ragione per la quale quello che andrò a spiegare debba essere complesso o fuori dalla portata di qualcuno. Come cercherò di mostrare, si tratta di ragionamenti che in moltissimi ambiti vengono fatti quotidianamente da tutti, quasi senza doverci pensare, ma che in altri ambiti particolari, non vengono invece applicati. In quei particolari ambiti, vigono infatti regole speciali che richiedono di sospendere il giudizio su di essi.
Questo articolo non ha alcuno scopo di convincere nessuno alle mie idee, non a caso nel titolo ho scritto “Perché penso”. Si tratta quindi del mio punto di vista, condivisibile o meno. Ovvio che personalmente, questo mio punto di vista, lo condivido appieno! ;-)
Il mio scopo, in questo articolo, è cercare di essere il più possibile razionale ed analitico. Per forza di cose non potrò toccare tutte le diramazioni del discorso: il mio tempo è quello che è, e non voglio di certo scriverci un libro! :-D
Sono consapevole che quello che scriverò potrebbe (ma anche no, spero) infastidire le persone credenti ed irritarle, che potrà portare come conseguenza: incazzature, insulti e – peggio di tutto – provocare in loro un netto rifiuto di voler comprendere ciò che leggeranno.
La religiosità è una caratteristica che è più legata ad i sentimenti, che non alla ragione (non a caso si usa spesso il termine “sentimento religioso”), ed è per questo motivo che quando la si va a stuzzicare, spesso, si provocano emozioni negative e reazioni di difesa talvolta estremamente dure. Spero che tutto questo non succeda, ma sono consapevole che la possibilità c’è. :-)
Leggendo il titolo, sarà certamente saltata all’occhio quella parola: “probabilità”. Inizio con un esempio che vi sembrerà banale, per sminuzzarlo in piccoli pezzi e quindi ricomporlo.
Immaginatevi su una spiaggia in agosto con quaranta gradi di temperatura. Osservare le persone. Secondo voi, ci sono più persone abbronzate, oppure persone abbronzate che desiderano un gelato fresco?
Dopo l’attimo iniziale di sbigottimento (ma che razza di domanda è?), vi chiederete dove stia il tranello. Dopo averci pensato un po’, mi darete la risposta, che corrisponde a ciò che ritenete più probabile. E la risposta è, ve lo dico subito: persone abbronzate.
Perché questo? Ciò che la vostra mente, ha ritenuto come la risposta più probabile, spinta dall’intuito o dal ragionamento, deriva da una serie di fattori.
Come faccio a sapere che ci sono persone abbronzate? È molto semplice: si osserva. L’esistenza delle persone abbronzate è una caratteristica che è sufficiente constatare, per verificarla.
Sapere invece che ci sono delle persone abbronzate che desiderano un gelato fresco è invece parecchio più complicato. Quelli che alla domanda optano per questa scelta, lo fanno in base ad uno scenario mentale che si sono autocostruiti: cioè che con quella temperatura è molto facile che una persona voglia raffreddarsi un po’ la gola con un buon gelato.
Al contrario dell’altra opzione, non ci è possibile constatare che le persone desiderino un gelato. Dovremmo poter leggere loro nella mente, ma questo non si può fare. :-) Per sostenere questa ipotesi, bisogna dimostrarla, e per dimostrarla è necessario che vi siano delle evidenze, cioè delle prove. Vi verrà chiesto perché pensate che le persone abbronzate desiderino un gelato fresco ed a voi toccherà darvi da fare per fornire le prove necessarie. Cercherete di seguire con lo sguardo tutte le persone abbronzate per vedere se andranno a comprarsi un gelato, oppure lo pescheranno dalle proprie borse frigo. Chi vi avrà fatto la domanda, allora potrà alzare delle obiezioni. Vi chiederà come fate ad essere sicuri che le persone che hanno appena comprato un gelato lo desiderassero veramente, oppure se non l’hanno comprato per qualcun altro, e così via. Come vi ho detto, il compito di dimostrare che le persone abbronzate desiderano un gelato fresco non è affatto semplice, anzi: è molto frustrante! Dopo un po’, quando sarete veramente spazientiti, ci sarà una piccolissima possibilità che siate tentati di dire all’altro: “Beh… allora dimostrami tu che quelle persone NON desiderano un gelato fresco!”. A quel punto, l’altro vi risponderà “Eh no! Sei tu per primo che hai detto che desiderano un gelato. Sei tu a doverlo dimostrare! È così che funziona. Se nei tribunali si facesse come dici tu, cioè che non sia l’accusa – chi afferma – a dover portare le prove riguardo a ciò di cui sta accusando l’imputato, sarebbe il caos! Chiunque potrebbe accusare chiunque di qualunque cosa gli salti per la testa! E sarebbero giudicati colpevoli una marea di innocenti. Ed al contrario, potrebbero venire dichiarati innocenti una marea di colpevoli!”.
Oltre ai ragionamenti sul constatare, il dimostrare e l’onere della prova, c’è una caratteristica del problema posto, che non ho ancora toccato.
L’insieme persone abbronzate che desiderano un gelato fresco, è incluso nell’insieme persone abbronzate, perché le persone abbronzate che desiderano un gelato fresco sono, dopotutto, persone abbronzate! :-)
Si tratta infatti di un caso di classe-inclusione. Da questo segue che, la probabilità che sulla spiaggia ci siano persone abbronzate, è sempre maggiore o uguale (nel caso i due insieme coincidano) alla probabilità che ci siano persone abbronzate che desiderano un gelato fresco!
La cosa interessante è che, chiunque sia arrivato a questa soluzione, ha applicato, senza nemmeno saperlo, il principio del Rasoio di Occam!
Rendiamo ora il discorso un po’ più interessante… Continua a leggere
