Rom e Sinti in Italia – Tra stereotipi e diritti negati

Bel libro, scritto a più mani, che tratta di un argomento sul quale c’è molta ignoranza e poco desiderio di conoscere. Pochissimi conoscono la storia dei popoli Rom e Sinti, quello che hanno passato e che sono costretti a passare anche ora. Nonostante questo, chiunque ha un’opinione su di loro. È un libro importante, anche perché attuale, scritto nel 2009, dopo le varie leggi sull’immigrazione, i “pacchetti sicurezza”, e varie campagne elettoarli che facevano leva sulla paura delle persone per gli stranieri (per quanto i rom ed i sinti, in buona parte, abbiano la cittadinanza italiana, nonostante non vengano trattati allo stesso modo degli altri cittadini italiani).

Il libro riporta ciò che si è potuto risalire sulla storia di questi popoli, nei documenti degli stati con cui sono entrati in contatto (la tradizione rom e sinta è sostanzialmente orale, quindi, molta della loro storia passata viene persa fra le generazioni). In un paio di capitoli, che purtoppo, non essendo pratico di diritto, ho trovato abbastanza pesanti, si esaminano le varie leggi che coinvolgono stranieri. Nei capitoli successivi viene raccontato e spiegato lo sterminio scientifico, operato dal regime nazista e da quello fascista italiano, nei confronti dei popoli rom e sinti. Un genocidio che si svolse in parallelo a quello ben più noto degli ebrei, ma meno conosciuto… forse perché, come si afferma, “degli zingari, dopotutto, non importa nulla a nessuno”. Questo argomento viene trattato anche in un documentario su due DVD, intitolato “A forza di essere vento” e pubblicato dalla Editrice A.

Si prosegue riportando testimonianze di successo di integrazioni fra le culture in alcuni comuni e città italiane e continua con un bel capitolo, scritto da Djana Pavlovic, attrice, attivista rom e mediatrice culturale, per concludersi con il racconto dell’esperienza estremamente positiva della scuola elementare di Monserrato.

Penso che la lettura di un libro simile sia fondamentale per avere almeno una minima idea di ciò di cui si parla, quando si tratta di rom e sinti.

Il libro è pubblicato dall’editrice Ediesse.

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A forza di essere vento

Ho appena finito di vedere un doppio DVD documentario sullo sterminio nazista degli zingari, e di leggere il libretto annesso.

Il documentario è stato prodotto dalla Editrice A, ed è ordinabile dal loro sito, dov’è presente anche una scheda descrittiva.

Si possono ascoltare interviste ad alcuni anziani, sopravvissuti ad Auschwitz, e agli esperimenti di Josef Mengele, le spiegazioni dei dati raccolti fino ad ora, da parte di un esperto del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, ed altre raccolte dall’Opera Nomadi. C’è un concerto con Moni Ovadia assieme a musicisti rom, ed uno spettacolo di lettura e musica anch’esso realizzato da musicisti ed attori rom, sempre in collaborazione con l’Opera Nomadi.

Si sa così poco di quello che era accaduto agli zingari… Che io sappia, questo documentario dovrebbe essere il primo, su questo argomento specifico, ad essere stato realizzato e diffuso.

Solitamente viene diffusa l’idea che essi venivano mandati nei campi di sterminio perché, secondo i nazisti, antisociali, truffatori e ladri. Mentre la motivazione era la stessa degli ebrei, cioè razziale, ma in direzione inversa.

Semplificando la questione, sappiamo che per la teoria della razza, adottata e promossa dai nazisti, la razza ariana era quella perfetta. In questa loro teoria, non avevano tenuto conto del fatto che i rom ed i sinti sono proprio indoeuropei e quindi ariani. Per conciliare questo fatto, con il loro disprezzo per gli zingari, gli scienziati sostenitori della pseudoscientifica teoria della razza, decisero che le caratteristiche che rendevano gli zingari così disprezzabili, erano causate da una degenerazione. Ovvero, nel loro contatto con gli altri popoli, la loro purezza era stata contaminata e quindi, la maggior parte di loro aveva perso le caratteristiche pure originarie. I nazisti ritenevano che la presenza degli zingari, potesse contaminare anche la società tedesca. Continua a leggere

Popolo = territorio?

Torno sull’argomento dopo averne scritto sull’idea di lavoro. Ho letto un altro articolo riguardo ai rom, ed un’altra serie di commenti che mi sono piaciuti davvero poco. Moltissime persone, anche fra quelle che si ritengono “di sinistra” (come se ciò fosse necessario e sufficiente) e non razziste, hanno grosse difficoltà con questo argomento. Faticano a notare le proprie contraddizioni e le negano. Mentre proprio dalla contraddizione stessa, se riconosciuta, potrebbero trarre ulteriore conoscenza e comprensione.

Penso che la difficoltà di moltissima gente sia nel comprendere l’idea di un popolo che non possiede territorio. Siamo tradizionalmente e culturalmente abituati all’idea di un rapporto indivisibile fra popolazione e territorio delimitato da confine. Continua a leggere

Il lavoro

Due giorni fa, mi era capitato di rispondere ad un commento su un articolo de Il Fatto Quotidiano, nel quale l’autore del commento affermava che gli zingari fossero dei parassiti, perché non ne aveva mai visto uno cercare lavoro.

Ma ci chiediamo mai in cosa traduciamo “lavoro”? Fin da quando siamo piccoli, veniamo inconsapevolmente indottrinati con delle idee sullo scopo dell’imparare, sul lavoro, sul guadagno. Le diamo per scontate. Diventa difficile, poi riuscire a distaccarsi da esse per osservarle con occhio disincantato.

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